Piattaforme abilitanti: uno sguardo ai numeri, per capire quanta strada abbiamo fatto

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Quali piattaforme abilitanti esistevano già nel 2017 e come sono cambiate in questi anni? Proviamo a capirlo a partire dai dati di diffusione e adozione

20 Gennaio 2023

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Andrea Tironi

Project manager Digital Transformation, Consorzio.IT

Foto di Sandro Katalina su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/k1bO_VTiZSs

Spesso, ed è umano, non abbiamo la percezione dei cambiamenti e dei miglioramenti avvenuti nel tempo, essendo presi dai problemi puntuali. Lavoriamo sul presente e progettiamo il futuro, ma a volte è interessante anche guardare al passato e, quando capita di pensare che la vetta sia lontana, non dobbiamo dimenticare quanta strada è stata fatta. Adottando questa visione, lo scopo di questo articolo è valutare quali piattaforme abilitanti esistevano nel 2017 e coglierne i cambiamenti avvenuti in questi anni.

SPID

Questo grafico mostra l’incremento degli SPID erogati.

fonte: https://avanzamentodigitale.italia.it/it/progetto/spid

Nel dicembre 2017 SPID aveva una diffusione pari a 2 milioni di rilasci, oggi siamo a 33 milioni. Considerato che SPID viene rilasciato su richiesta, una crescita molto importante. Nel frattempo sono stati valutati anche lo SPID per i minori, la delega SPID, SPID per i privati. Insomma, SPID è diventato grande. Nel 2022 SPID ha realizzato 1 miliardo (non milione) di accessi ed è in rapporto almeno 10 a 1 con gli accessi CIE. E di spazio di crescita ce n’è ancora molto, grazie agli avvisi 1.4.4 presenti su padigitale2026.gov.it, e agli onboarding che faranno le PA nei prossimi mesi e anni.

CIE

A luglio 2016 solo 199 città per 300.000 cittadini avevano la CIE (la 2.0). Ora la CIE (3.0) è disponibile per tutti i cittadini che vogliano passare dalla CIC (la carta di identità cartacea) alla CIE (carta di identità digitale). E, automaticamente, alla scadenza CIC viene rilasciata la CIE.

L’utilizzo reale è ancora piuttosto basso per due motivi: molti pensano che la CIE sia semplicemente una CIC di plastica, in verità pur rimanendo un documento di riconoscimento fisico mette a disposizione un’identità digitale e una firma FEA. Secondariamente, fino a qualche settimana fa, non prevedeva il livello 1 e 2 di riconoscimento (che ora è previsto) e quindi la necessità di avere uno smartphone NFC o un lettore NFC per il funzionamento rendevano ostico il suo utilizzo.

La sua diffusione è pari a oltre 30 milioni e l’obiettivo è di renderla disponibile a tutti i cittadini per il 2026.

PagoPA

fonte: https://www.pagopa.gov.it/it/dashboard/

Nel dicembre 2016 pagoPA aveva una diffusione pari a 711.000 transazioni, nel 2022 siamo passati a 331 milioni. Ricordo ancora quando, a sperimentazione in corso, andavamo sia dai cittadini che dai tabaccai a spiegare cosa fosse pagoPA e verificavamo sulle macchine di Sisal e Lottomatica se fosse presente l’icona per i pagamenti pagoPA di nuovo rilascio. Ne è passata di acqua sotto i ponti: ora effettuare transazioni con pagoPA è normale per la maggior parte dei cittadini e delle imprese.

Nel 2022 più di 41 milioni di persone singole e imprese hanno utilizzato pagoPA e vi hanno aderito 7.884 comuni.

E anche qui, come per SPID, di spazio di crescita ce n’è ancora molto, grazie agli avvisi 1.4.3 presenti su padigitale2026.gov.it, e agli onboarding che faranno le PA nei prossimi mesi/anni.

App IO

L’app IO nel 2017 ancora non esisteva. Ebbene si, l’app che ormai conosciamo (quasi) tutti è stata lanciata nel 2020 (solo 3 anni fa), ed è cresciuta esponenzialmente grazie al cashback (il primo grande esperimento di interoperabilità tra mondo bancario e PA) e con l’introduzione del green pass (un enorme esperimento di integrazione tra sistema sanitario e tecnologia di ultima generazione).

fonte: https://io.italia.it/dashboard/

A fine 2022 quasi 32 milioni di persone hanno scaricato IO per un totale di 70.000 PA pronte a inviare messaggi. E, anche in questo caso, di spazio di crescita ce n’è ancora molto, grazie agli avvisi 1.4.3 presenti su padigitale2026.gov.it, e agli onboarding che faranno le PA nei prossimi mesi/anni.

ANPR

Il 24 ottobre 2016 il primo comune entrava in ANPR, l’ormai leggendario Comune di Bagnacavallo. Il secondo era Lavagna a marzo 2017. Poi sono arrivati tutti gli altri. Un percorso quello di ANPR che sembrava quasi impossibile, dato che il progetto era rimasto fermo per anni.

Ora tutti i comuni d’Italia sono in ANPR, che è diventata una base dati di semplificazione. In primis, perché permette grazie al portale https://www.anagrafenazionale.interno.it/ e alle modifiche normative di fare certificati online (tra l’altro uno dei primi scaricato dal Presidente Mattarella il 14.11.2021).

Sono disponibili 14 tipologie di certificati:

  • anagrafico di nascita;
  • anagrafico di matrimonio;
  • di cittadinanza;
  • di esistenza in vita;
  • di residenza;
  • di residenza AIRE;
  • di stato civile;
  • di stato di famiglia;
  • di residenza in convivenza;
  • di stato di famiglia AIRE;
  • di stato di famiglia con rapporti di parentela;
  • di stato libero;
  • anagrafico di unione civile;
  • di contratto di convivenza.

In secundis perché grazie a PDND si apre alle interrogazioni dei soggetti autorizzati. È il primo esempio di una base dati nazionale costruita dai molti (i comuni) resa disponibile ai molti (tutti gli enti della PA che ne necessitano) e che mostrerà il suo potenziale di fruizione dei prossimi mesi/anni.

Tra l’altro ora sta crescendo, grazie alle integrazioni di stato civile ed elettorale, promosse da ottobre da uno specifico DM.

Piano Triennale

Nel 2017 usciva il primo Piano Triennale per l’Informatica per la Pubblica Amministrazione, come linea guida dei temi, azioni, argomenti da tenere ben presente nella trasformazione digitale della PA che andasse oltre la norma. Ora siamo al PT 2022-2024 in attesa dell’uscita (la speranza è a giorni) del PT 2023-2025. Il PT è ormai un documento di riferimento per la PA, atteso come “le tavole del cosa fare” da tutti i Responsabili per la Trasformazione Digitale (RTD).

RTD

Nel 2017 l’RTD era una sigla poco nota, oggi è un tentativo di portare davvero digitalizzazione negli enti pubblici, con tutte le difficoltà che comunque comporta.

Con la Circolare n. 3 del 1 ottobre 2018, adottata dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, si sollecitarono tutte le amministrazioni pubbliche a individuare al loro interno un RTD.

Quindi nel 2017 gli RTD probabilmente si contavano sulle dita di una mano, ora sono oltre 10.000. (fonte: https://avanzamentodigitale.italia.it/it/progetto/responsabili-la-transizione-al-digitale)

CAD

Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) è un testo unico che riunisce e organizza le norme riguardanti l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione nei rapporti con i cittadini e le imprese. Istituito con il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è stato successivamente modificato e integrato prima con il decreto legislativo 22 agosto 2016 n. 179 e poi con il decreto legislativo 13 dicembre 2017 n. 217 per promuovere e rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale.

Il CAD è stato modificato più volte tra il 2020 e il 2021, in ottica PNRR. Questo a dimostrazione del fatto che (al di là delle opinioni sulle modifiche) il tema della trasformazione digitale è diventato sempre più centrale.

La domanda di “digitale”

È cambiato l’approccio al digitale. Come ConsorzioIT abbiamo realizzato una formazione sulle piattaforme abilitanti nel dicembre 2022. Su una platea di circa 500 persone abbiamo avuto un’adesione di 100, pari al 20%. Diversi ci hanno chiesto la registrazione e alcuni si sono “arrabbiati” perché non potevano esserci. Ve la immaginate una situazione del genere nel 2017? Probabilmente nemmeno ci avrebbero considerato! Certo non dimentichiamo la spinta della pandemia, il fatto che 5 anni di innovazione corrispondono a 2 ere geologiche e che le persone hanno cambiato mindset negli ultimi anni. In particolare, le nuove generazioni portano una più ampia e diversa richiesta di digitale. Per la Generazione Alpha è impossibile pensare di dover inviare un fax o andare a piedi in un ufficio per compilare un modulo di carta.

Le nuove piattaforme e i cambiamenti in arrivo

Alcune piattaforma nel 2017 erano presenti forse solo nei pensieri di alcuni visionari. Ora invece stanno arrivando: pensiamo alla piattaforma digitale notifiche e alla piattaforma nazionale digitale dati. La prima sul modello di pagoPA standardizzerà e semplificherà il processo di notifica a valore legale, digitalizzandolo. La seconda diventerà, almeno è la speranza dei molti, l’hub di scambio dati della PA, permettendo poi di accedere a logiche di interscambio, once only, once only pa, e applicando logiche di big data e intelligenza artificiale.

Per non parlare poi di cloud e servizi digitali, che sempre grazie agli avvisi 1.2 e 1.4.1, dovrebbero generare un enorme cambiamento (riduzione degli 11.000 datacenter e attivazione di servizi digitali di nuova generazione).

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