PNRR e trasformazione digitale: esperienze di innovazione dalle aggregazioni territoriali

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La trasformazione digitale è l’obiettivo verso cui tendono le realtà territoriali grazie agli incentivi offerti dal PNRR. In questo scenario, però, esistono criticità che rendono complesso l’accesso alle risorse messe a disposizione. Frammentazione del Paese in piccoli comuni e divario tra competenze sono i principali gap da superare. Tra le soluzioni la Partnership Pubblico Privato e il ruolo aggregante dei Centri Servizi Territoriali. Ecco cosa è emerso dal tavolo di confronto realizzato da FPA in collaborazione con 3PItalia

14 Novembre 2022

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Redazione FPA

Rispondere ai bisogni dei cittadini e degli Enti pubblici attraverso una transizione digitale aggregativa e rispettosa delle diversità geografiche. Lo stato dell’arte dell’ecosistema territoriale alla luce della spinta propulsiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato oggetto del tavolo di confronto “PNRR trasformazione digitale: esperienze di innovazione dalle aggregazioni territoriali” organizzato da FPA in collaborazione con 3PItalia, azienda leader nell’innovazione tecnologica dei servizi pubblici e dei territori, che si è tenuto presso Talent Garden Ostiense – Roma.

Il digitale, come sottolineato da Gianni Dominici Direttore Generale FPA, è uno strumento e non un obiettivo, accelerato dagli anni della pandemia. Ma per evitare che da virtuoso diventi causa di divisione tra le regioni è necessaria una riflessione su come allocare le risorse del PNRR rafforzando la connessione tra piccole e grandi realtà territoriali. Proprio la Missione 1 del PNRR ha dettato la roadmap sugli investimenti relativi al digitale da parte degli Enti locali. In particolare, cloud, infrastrutture digitali, servizi ICT e digitalizzazione delle amministrazioni centrali sono alcuni tra i pillars definiti dalla Missione e che sono stati illustrati da Giovanna Stagno, Responsabile Advisory FPA.

Ruolo determinante in quest’ottica è rappresentato inoltre dai CST (Centri Servizi Territoriali), strumenti di raccordo e comunicazione tra i vari attori (Comuni, Province, Regioni) che si pongono l’obiettivo di garantire l’interoperabilità applicativa dei servizi erogati.

I CST, esempi di integrazione tra servizi e territorio l’esempio di Lecco

La Provincia di Lecco è uno dei case history analizzati durante il tavolo di confronto come paradigma del riassetto strutturale degli enti territoriali rispetto al processo di digital transition. I CST, gestiti da 3PItalia, forniscono agli enti aderenti servizi come posta elettronica, firewalling ed antivirus, applicativi gestionali, consulenza IT, siti internet, formazione del personale e help desk di primo livello.

Sul solco dell’importante realtà rappresentata da 3PItalia, Carlo Mattia Ghezzi, CEO della Società, ha inquadrato le leve del project financing come risolutive rispetto alle esigenze di velocità nella comunicazione tra enti e e-governance, testimoniando come l’aggregazione possa diventare fattore comune sul piano delle competenze e delle risorse. Dario Strambini, dirigente ICT e CST della provincia di Lecco, ha poi illustrato i dati ad oggi del suo territorio. In particolare, si è evidenziato come, sebbene su 86 comuni (6 hanno più di 10mila abitanti) solo 41 hanno aderito alla convenzione, i soggetti beneficiari godano di una interoperabilità applicativa attraverso la sottoscrizione di una convenzione. All’interno di questa il concessionario può anche proporre servizi aggiuntivi che gli enti aderenti possono decidere se implementare o meno nel pacchetto.

Carlo Mattia Ghezzi: "Qualità, velocità ed efficienza: i vantaggi del Partenariato Pubblico Privato"

Project financing e Partenariato Pubblico Privato, la logica di gestione associata

Il rischio oggi è che i fondi del PNRR rappresentino un veicolo che acuisce la divergenza tra Nord e Sud e tra le stesse città e distretti e, nell’alveo delle possibilità per ridurre questa forbice, il project financing sicuramente è uno degli strumenti cruciali per il Paese. Giuliano Noci, professore ordinario presso il Politecnico di Milano e Presidente del comitato scientifico 3PItalia, ha sottolineato come esista un problema sistemico degli enti locali che sono frammentati, per cui è fondamentale agire avendo chiare le dinamiche di governance differenti e puntando a rafforzare comuni limitrofi e interni. In quest’ottica la Partnership Pubblico Privato, come anche dai primi annunci del nuovo Governo, è tra le soluzioni individuate per dare continuità agli investimenti in corso. Maurizio Mastrolembo, project manager EasyGov Solution ha suggerito come opzione per massimizzare l’efficacia degli interventi per la trasformazione digitale proprio il consolidamento e diffusione di una gestione associata. Poiché il perimetro di competenza è variabile in base alla domanda di bisogni ICT si deve ipotizzare l’aggregazione in Centri servizi per il digitale ad hoc che coordino province, comuni capofila e unioni di comuni avvalendosi di un approccio bottom up modellato in base alle esigenze, valorizzazione delle esperienze pregresse e approccio top-down, il tutto in un’ottica di sostenibilità economica per l’ente.

Il commento dei partecipanti

Pierluigi Carugno, Direttore Generale del Comune di Pescara, ci racconta come il Partenariato Pubblico Privato possa sostenere attivamente l’inclusione sociale.

Pierluigi Carugno: "Il nostro obiettivo è quello della massima partecipazione della cittadinanza"

Maurizio Consoli, Dirigente responsabile Sistemi Informativi, eGovernment e Smart City del Comune di Catania, racconta alle telecamere di FPA gli obiettivi e i benefici dell’aggregazione territoriale.

Maurizio Consoli: "Solo con un'amministrazione efficiente si possono gestire i servizi offerti"

Conclusioni

Incentivare una cultura della collaborazione e del dialogo tra i vari attori aggregatori promuovendo la vocazione gestionale dei servizi per le imprese è la risposta per un riassetto efficace degli enti rispetto alla transizione digitale.

L’architettura organizzativa deve tener conto che realtà rurali rappresentano spesso la principale fucina delle attività economiche e che, nello stesso tempo, sono ancora i comuni il principale interfaccia per il cittadino. Quindi, partendo dall’assunto che non è il digitale che crea divisione ma la politica di gestione, bisogna fare pressing proprio sulla politica territoriale puntando su cooperazione e adattamento alle specificità, migrazione cloud, investimento di competenze e sostenibilità per l’ente.

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