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Ricette elettroniche, vantaggi e problemi: l’analisi di Federfarma

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La ricetta elettronica è ormai mediamente diffusa al 68 per cento a livello nazionale, con qualche differenza da regione a regione: si va dal quasi 90% di Veneto, Campania e Sicilia, al 35% della Liguria, ma ormai il processo è pienamente avviato, nonostante la connessione, in alcune zone del Paese, costituisca un problema

17 Marzo 2016

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Annarosa Racca, presidente Federfarma

L’utilizzo della ricetta elettronica su tutto il territorio nazionale costituisce un grande passo in avanti del processo di informatizzazione in atto nel Paese e semplifica la vita al cittadino e contemporaneamente aiuta lo Stato nella razionalizzazione delle risorse. Si risparmiano i costi della carta e della stampa delle ricette tradizionali. Si modernizza il sistema di registrazione delle ricette e di controllo della spesa farmaceutica. E grazie alla circolarità nazionale della ricetta elettronica, il cittadino che si muove per ragioni di studio, lavoro o turismo, potrà prelevare i farmaci in qualsiasi farmacia del territorio nazionale, con il ticket e le esenzioni previste nella regione in cui risiede. Per ottenere il farmaco basterà infatti consegnare in farmacia il promemoria rilasciato dal medico.

Federfarma si sta impegnando da tempo, con un continuo lavoro di confronto e collaborazione con la Sogei e le Regioni, per l’attuazione di questa “rivoluzione digitale”, che rende la farmacia ancor più moderna e vicina alle esigenze dei cittadini e delle istituzioni. E i risultati si vedono: la ricetta elettronica è ormai mediamente diffusa al 68 per cento a livello nazionale. Certo, esiste ancora qualche differenza regionale, si va dal quasi 90% di Veneto, Campania, Sicilia, al 35% della Liguria, ma ormai il processo è pienamente avviato e confidiamo che presto raggiungerà il pieno regime. La lentezza della connessione a internet, in alcune zone del Paese, costituisce un problema in alcune realtà.

Tra le Regioni nelle quali si registrano alcune difficoltà, da segnalare il caso della Calabria, dove le farmacie sono pronte da tempo, con tutti i software aggiornati, ma la Regione non ha ancora compiuto tutti i passi necessari. Quindi, un cittadino di un’altra regione può entrare nelle farmacie calabresi con la ricetta elettronica e ottenere tutti i farmaci di cui ha bisogno, mentre il cittadino calabrese non può fare altrettanto, perché non può munirsi di ricetta elettronica.

La ricetta tradizionale, comunque, non scompare del tutto. Il medico potrà ancora prescrivere sul solito ricettario, rilasciando la ricetta cartacea (quella di colore rosso) e il cittadino potrà ovviamente continuare a utilizzarla per prelevare i farmaci, ma solo nella regione nelle cui liste è iscritto. Inoltre le ricette cartacee potranno ancora essere utilizzate in particolari circostanze, come le visite domiciliari.

In parallelo alla diffusione della ricetta elettronica, la farmacia è fortemente impegnata nell’ambito di un più generale fenomeno di “dematerializzazione” dei documenti e informatizzazione della professione e dell’azienda, anche con il 730 precompilato – grazie al quale alcune categorie di contribuenti faranno a meno di commercialisti e Caf, con una grande facilitazione per i cittadini – e con la fatturazione elettronica in tutte le farmacie italiane.

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