Roberto Scano: “il digitale deve semplificare l’accessibilità”

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Roberto Scano, dell’Associazione IWA Italy , intervistato da Gianni Dominici, presenta una panoramica sull’accessibilità, mostrando come l’evoluzione di alcuni servizi digitali non sono altro che una trasposizione dell’analogico, occorre in prospettiva “pensare in digitale”

24 Settembre 2020

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Redazione FPA

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Il covid-19 è stato sicuramente un potente fattore di accelerazione di processi digitali, ma è pur vero che osservando alcuni accadimenti che si sono ripetuti negli anni e come le persone si sono avvicinate al digitale si comprende che il tutto è avvenuto semplicemente per soddisfare dei bisogni. Il bisogno di informarsi, di relazionarsi, di comunicare, di apprendere è stato soddisfatto mediante l’utilizzo delle piattaforme e-learning Google Meet, Microsoft Teams e Zoom, tecnologie che esistevano da anni e che il covid ha spinto ad usare.
Il vero problema è che siamo il paese che pensa all’innovazione per decreto, siamo bravi a scrivere le regole – “la scuola deve usare il digitale, “dobbiamo lavorare in smart working” – ma non a dare indicazioni tecniche su come lavorare correttamente.

È con la carenza di competenze digitali che si confronta continuamente la rete internazionale per le professionalità nel web IWA (International Web Association). In questa intervista, a cura di Gianni Dominici, ce ne parla Roberto Scano, Presidente dell’associazione IWA Italy, in prima linea per diffondere la conoscenza e il corretto utilizzo del digitale e aumentare la qualità del web incrementando le competenze di chi vi opera.

L’intervista

Si inventano nuovi profili professionali in ambito digitale, si parla addirittura del covid manager, profili spesso presenti nelle organizzazioni pubbliche, ma che non trovano riconoscimento.

“Si è creato – afferma Scano – in alcune amministrazioni la famosa figura del responsabile della transazione digitale, una figura limitata a una nomina di tipo politico-rappresentativo, perché non si è ancora capito che quel dettame normativo, l’articolo 17 del CAD, è voluto perché venga creata effettivamente una contaminazione digitale, quindi quella figura dovrebbe crearsi uno staff e identificare internamente figure dell’amministrazione che lo aiutino ad affrontare il digitale, in sicurezza e accessibilità su varie tematiche.

La rete IWA lavora sul campo nel definire i profili professionali del digitale, partecipando allo sviluppo di raccomandazioni e alla definizione delle normative di interesse per i professionisti negli enti di normazione.

Alcuni lavori li ha recepiti l’AgID con la catalogazione delle professioni ICT. Spesso però ci troviamo dinanzi a indicazioni su quali devono essere le conoscenze, le abilità, le competenze, i ruoli e le responsabilità; su quale deve essere l’autonomia gestionale dell’organizzazione per avere al suo interno dei data scientist, persone in grado di implementare la sicurezza.

In molti si sono improvvisati, in questo periodo di emergenza, nel lancio di piattaforme non totalmente accessibili. L’accessibilità è un tema caro a Roberto Scano, “in un momento come questo, che il digitale è diventato essenziale per erogare informazioni e servizi, avere un digitale che non è accessibile significa lasciar fuori una buona fetta della popolazione dai diritti digitali e dalla possibilità di essere formata e anche di lavorare”.

C’è improvvisazione nella PA, come nelle aziende, “ma – evidenzia Scano – in molti casi la norma primaria c’è, il problema è il passaggio da questa alla sua applicazione. Molti dei decreti attuativi del CAD, il Codice dell’amministrazione digitale, sono usciti 4-5 anni dopo dalla sua approvazione. Il CAD ultimamente è migliorato con l’articolo 71 che ha trasformato i vecchi decreti attuativi con linee guida emanate da AgID e ha così velocizzato la modalità applicativa per fare delle regole tecniche”.

Secondo l’indice DESI – Digital Economy and Society Index -, l’Italia complessivamente è ancora poco digitale. “Gli indici – afferma Scano – sono delle fotografie di misurazione fatte su informazioni fornite dagli Stati membri. Non siamo classificati o siamo classificati poco in alcuni settori perché non è stata fatta una corretta comunicazione. Anche in questi casi in Italia abbiamo una sovrapposizione di competenze, chi è che deve comunicare questi dati alla Commissione europea?

Il tema del garante, dell’accessibilità, del digital device, delle competenze, sono temi che il covid ha messo in evidenza, ma il grande passo avanti da fare in Italia non è aggiungere digitale, è pensare in digitale.

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