Digital divide, l’accesso a internet al Sud non per tutti. Il ruolo degli operatori di mercato

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A inizio anno l’Istat ha pubblicato il dossier “I divari territoriali nel Pnrr: dieci obiettivi nel Mezzogiorno”. Dai dati emerge che il 60% dei residenti del Mezzogiorno ha difficoltà ad accedere ad una connessione Internet veloce, e in generale si registra una quota di accessi inferiore alla media nazionale. Il PNRR ha l’obiettivo di completare la rete nazionale ultraveloce e di telecomunicazione 5G su tutto il territorio nazionale, in modo che possa contribuire a colmare il divario digitale in Italia. In questo contesto, qual è il ruolo degli operatori di mercato nel contribuire alla realizzazione dell’uguaglianza sostanziale dei cittadini?

25 Luglio 2023

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Redazione FPA

Foto di Tom Öhlin su Unsplash https://unsplash.com/it/foto/xpet_iq9d_I

L’Unione Europea ha più volte ribadito che Internet è essenziale per l’istruzione, per l’esercizio pratico della libertà di espressione e per l’accesso all’informazione (es. nel Considerando n.4 della dir. n. 2009/140/CE – “Better Regulation”). Tra le tappe più recenti ricordiamo la firma, il 15 dicembre 2022, della dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, del presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e del primo ministro ceco Petr Fiala per la presidenza di turno del Consiglio. La dichiarazione mette nero su bianco che “ogni persona, ovunque nell’UE, dovrebbe avere accesso alla connettività digitale ad alta velocità a prezzi accessibili” e ricorda come gli Stati membri si impegnino a:

  1. garantire l’accesso a una connettività di elevata qualità, con la disponibilità di un accesso a internet, per tutte le persone, ovunque nell’UE, comprese le persone a basso reddito;
  2. proteggere e promuovere un’internet neutra e aperta in cui le applicazioni, i servizi e i contenuti non siano bloccati o degradati in modo ingiustificato.

La libertà condizionata dai limiti di accesso, pertanto, può essere considerata un vero “apartheid tecnologico”, che richiede interventi decisi e rapidi da parte dello Stato oppure alternative valide, proposte dagli operatori di mercato.

Gli obiettivi europei per la connettività

Nel lontano 2010, l’Agenda digitale europea aveva definito gli obiettivi per diffondere l’accesso alla banda larga. In breve:

  • banda larga di base (fino a 30 Mbps) per tutti entro il 2013;
  • banda larga veloce (almeno 30 Mbps o più) per tutti entro il 2020;
  • banda larga ultraveloce (oltre 100 Mbps) per almeno il 50% degli utenti domestici europei entro il 2020.

Il primo obiettivo è stato raggiunto da tutti i paesi dell’unione, compresa l’’Italia. Sugli altri target si sta ancora lavorando. Oggi, il 70% delle abitazioni europee è raggiunto dalla banda larga veloce e solo Malta vanta una copertura pari al 100% delle famiglie. Per il 2025, la Commissione europea aspira alla copertura universale con velocità di almeno 100 Mbps; successivamente, a una connettività a velocità superiore a 1 Gigabite, entro la fine del 2030.

I dati sul digital divide in Italia

Il report “Broadband coverage europe 2021” della Commissione Europea ha scandagliato le capacità di connessione a Internet in tutti i paesi dell’unione. Emerge che l’Italia (pagg. 120-124), presenta una disparità tra i livelli di copertura di alcune regioni e quelli delle aree rurali.

In termini di banda larga NGA (Next generation access), secondo il documento, i servizi a banda larga ad alta velocità basati su tecnologie NGA erano disponibili per il 97,0% delle famiglie italiane e per l’88,4% delle famiglie rurali italiane. L’anno precedente i dati, rispettivamente, erano inferiori (92.7% e 76.2%, nel 2020, e 88,9% e 68,4%, nel 2019).

Considerando l’Italia divisa nelle due macro-ripartizioni Centro-Nord e Mezzogiorno, invece, l’Istat evidenzia un gap nel 2021 di circa il 6%. Nel 2021, infatti, il grado di diffusione di Internet nelle famiglie (attraverso tutte le tecnologie a disposizione) era dell’83,3% nel Centro-Nord contro il 77,6% nel Mezzogiorno.

Nonostante la digitalizzazione del territorio italiano stia avanzando abbastanza speditamente, con progressive implementazioni di infrastrutture a “banda ultra-larga”, i divari territoriali sono ancora rilevanti. In Italia, ad oggi, vi sono ampie aree in cui gli abitanti non hanno a disposizione una connessione a internet e ai quali, dunque, sono negati i diritti fondamentali del servizio universale e le libertà civili e politiche connesse al principio di cittadinanza digitale.

PNRR, accesso a Internet come diritto universale

A partire dalla legge Stanca del 2004, che mirava a garantire l’accesso a Internet anche ai soggetti disabili (con specifico richiamo all’art.3 Cost. sull’eguaglianza sostanziale dei cittadini), il tema di Internet come “servizio universale” è stato trattato nelle sue varie accezioni.

Il CAD, sia nella prima stesura del 2005 sia con la Riforma Madìa del 2015, ha inteso contribuire alla realizzazione dell’uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini, basandosi sul loro diritto di pretendere dalla PA interazioni in modalità digitale. Tra gli obiettivi nazionali, oggi supportati anche dal PNRR, vi è sia la creazione di infrastrutture per la connessione a banda larga ultraveloce sia di una rete 5G, che consentano a tutti i cittadini italiani di esercitare i propri diritti.

L’avanzare degli investimenti e delle attuazioni dei progetti contenuti nella Missione 1 Componente 2, Investimento 3 “Reti ultraveloci” del PNRR, può essere costantemente monitorato attraverso la nuova piattaforma Connetti Italia – Reti Ultraveloci, online dal 20 giugno 2023.
Gli accessi alla banda larga e ultralarga sono in aumento mentre sono in diminuzione gli accessi Dsl, cioè attraverso cavi telefonici di rame. Sono in aumento anche gli accessi con tecnologie alternative, che al trimestre giugno-agosto 2022 risultano pari a 15,16 milioni.

Il digital divide delle aree rurali e del Mezzogiorno

Abbiamo detto che non tutti i paesi sono raggiunti dalla fibra e soprattutto molti soffrono della mancanza di infrastrutture adeguate a garantire la connettività ad alta velocità a qualsiasi cittadino e a qualsiasi organizzazione. Per far fronte a questi problemi e per dare maggiori opportunità in termini di “connettività” a tutte le aree periferiche del Paese, alcuni operatori di mercato stanno contribuendo a raggiungere gli obiettivi del PNRR, secondo i quali, entro il 2026, dovrebbero essere connesse, a velocità di 1 Gigabite, circa 8,5 milioni di famiglie, imprese e PA.

“Rispettando il principio di neutralità tecnologica, come da indicazioni dell’Unione Europea, l’obiettivo di velocità di 1 Gbps può essere raggiunto attraverso qualsiasi modalità o tecnologia”, ha spiegato Alessandro Favole, Business Unit Director di EOLO in una recente intervista rilasciata a FPA. “A questo proposito, l’UE auspica un’integrazione di tecnologie, fibra ottica e onde radio, per il raggiungimento del target di velocità”.

L’offerta dell’operatore per le aziende e la PA, attraverso la tecnologia FWA a onde radio, fornisce già connessione a velocità di 1 Gigabite al secondo”. EOLO copre già 476 comuni dislocati nelle comunità montane di tutta Italia, tra le varie province e regioni. In questi comuni vanta:

  • 32.389 clienti privati
  • 4.297 clienti business di cui 106 TOP
  • 111 sedi comunali

Le offerte EOLO Azienda dedicate agli Enti Pubblici sono presenti anche sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA), con un valore inferiore alla soglia comunitaria.

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