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#sipuòfarese

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Proponiamo un emendamento alla dichiarazione coraggiosa che accomuna tanti innovatori di questo tempo tumultuoso e insieme contraddittorio. Noi di FORUM PA vi chiediamo di aggiungere un piccolo “se” all’affermazione “Si può fare!” che tanto successo sta avendo nella nostra community, ma che sembra risuonare spesso anche in tanti ambienti di Governo. Questo “se”, che vuole dare fondamenta solide alla nostra fiducia e al nostro entusiasmo, sottolinea la necessità di porre un’azione tra noi e una meta che è sì possibile, ma non è scontata e che nessuno ci regalerà senza il nostro fattivo impegno. Il prossimo hashtag di FORUM PA 2015 sarà quindi #sipuòfarese.

4 Marzo 2015

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Carlo Mochi Sismondi

Proponiamo un emendamento alla dichiarazione coraggiosa che accomuna tanti innovatori di questo tempo tumultuoso e insieme contraddittorio. Noi di FORUM PA vi chiediamo di aggiungere un piccolo “se” all’affermazione “Si può fare!” che tanto successo sta avendo nella nostra community, ma che sembra risuonare spesso anche in tanti ambienti di Governo.

Questo “se”, che vuole dare fondamenta solide alla nostra fiducia e al nostro entusiasmo, mi piace perché odio l’espressione ipocrita delle prese di posizione “senza se e senza ma”, perché come direbbe Brecht credo alla “Lode del dubbio”, infine soprattutto perché questo “se” sottolinea la necessità di porre un’azione tra noi e una meta che è sì possibile, ma non è scontata e che nessuno ci regalerà senza il nostro fattivo impegno.

Il prossimo hashtag di FORUM PA 2015 sarà quindi #sipuòfarese.

Un nuovo Paese dove ci sia l’opportunità  di un benessere equo e sostenibile per tutti “si può fare se…” .

Una nuova PA (digitale) utile a questo Paese che vogliamo e che produca valore per i cittadini e le imprese “si può fare se…”

Si può fare se: se avremo l’accortezza di preparare bene l’attrezzatura per scalare la montagna, perché il ghiaccio è scivoloso e senza ramponi si va giù nei crepacci; fuor di metafora se avremo l’umiltà e la pazienza di dotarci degli strumenti organizzativi e dei saperi tecnici necessari perché essi sono condizione non sufficiente, ma assolutamente  necessaria per qualsiasi riforma che voglia essere credibile e duratura.

Si può fare se: se studieremo bene tattica e strategia dell’innovazione, perché essa ha tanti e insospettabili nemici e spesso la volontà non basta; serve tanto studio e per essere campioni d’innovazione non basta volerlo essere.

Si può fare se: se l’impegno di ciascuno di noi e del Governo sarà coerente e costante e non sarà presuntuoso, ma accoglierà come utili guide le tante esperienze positive che sono nate sul territorio.

Si può fare se: se faremo della partecipazione dei cittadini, della loro possibilità di capire e di decidere, della trasparenza e della collaborazione un obiettivo quotidiano e convinto, senza scorciatoie né furbizie.

Si può fare se: se avremo il massimo rispetto di chi lavora e lo dimostreremo attraverso l’equità, il rispetto delle regole, il riconoscimento dei talenti, la promozione del merito, l’attenzione alla crescita dei lavoratori come “persone”.

Si può fare se: se sceglieremo la via difficile del rischio, di chi è convinto che tutto quello che non è proibito è permesso, di chi accetta le responsabilità come normale accompagnamento alla propria giusta autonomia, di chi non si accontenta di ripercorrere strade consuete.

Si può fare se: se sceglieremo con cura la strada da percorrere mettendo in ordine di priorità gli obiettivi e dotandoci di adeguati strumenti di misurazione e di valutazione.

Si può fare se: se lavoreremo in squadra o, come si diceva una volta, saremo capaci di “fare sistema”; perché le forze attive che si stanno muovendo verso l’innovazione sono tante e multiformi, ma se si muovono senza uno schema disperdono forze in movimenti senza direzione.

Si può fare se: se considereremo il tempo come una variabile fondamentale e non lo perderemo, ma lo utilizzeremo bene e senza circuiti viziosi; se sapremo però anche valutare il tempo dell’innovazione non dai giorni che ci vuole per fare una legge, ma dal periodo che ci vuole finché essa diventi prassi quotidiana e sapremo quindi attrezzarci per seguirla e assisterla con cura perché non sia seme che cade sulla strada.

Si può fare se: se non avremo dubbi di alcun genere sulla legalità; perché non c’è fine che giustifichi certi mezzi e l’innovazione che vogliamo è un pesce che nuota solo in acque limpide.

Questi “se” non sono rinunciatari né attendisti, anzi sono un invito all’azione: sono “se” rivoluzionari, ma di una rivoluzione con gli occhi aperti e la mente sveglia. L’elenco, provvisorio e incompleto, chiede la vostra collaborazione: non abbiate paura di aggiungere il vostro “se”, li aspettiamo e li aggiungeremo alla lista. 

Permettetemi di finire con un verso della “Lode del dubbio” di Bertolt Brecht  che vale per tutti gli innovatori che si trovino a guidare persone e processi d’innovazione: Tu, tu che sei una guida, non dimenticare che tale sei, perché hai dubitato delle guide! E dunque a chi è guidato permetti il dubbio!”

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