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Tutti i dati sulla Legge 104. La rilevazione del Ministro Brunetta sui permessi mensili.

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Presentato questa mattina dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta il rapporto sull’utilizzo dei benefici relativi alla legge 104 nelle amministrazioni pubbliche realizzato dal FORMEZ.

La nuova norma, voluta proprio dal Ministro Brunetta ed ancora in discussione, pone, infatti, a carico delle pubbliche amministrazioni l’obbligo di comunicare per via telematica al Dipartimento della Funzione Pubblica una serie di informazioni attinenti alla concessione di permessi mensili.

20 Ottobre 2009

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Tommaso Del Lungo

Articolo FPA

Presentato questa mattina dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta il rapporto sull’utilizzo dei benefici relativi alla legge 104 nelle amministrazioni pubbliche realizzato dal FORMEZ.

La nuova norma, voluta proprio dal Ministro Brunetta ed ancora in discussione, pone, infatti, a carico delle pubbliche amministrazioni l’obbligo di comunicare per via telematica al Dipartimento della Funzione Pubblica una serie di informazioni attinenti alla concessione di permessi mensili.

Il rapporto del Formez mira, dunque, a dare informazioni sulle reali capacità delle amministrazioni pubbliche di fornire questi dati, e sulla tempestività, in modo da programmare in maniera più accurata l’organizzazione e il funzionamento della banca dati prevista.

I dati

  • Su quasi 20.000 (19.717) amministrazioni invitate a partecipare hanno risposto in meno della metà (9.404 tra cui 15 regioni e 122 aziende sanitarie per un totale di 1.700.000 dipendenti)
  • 1.151 amministrazioni (8% delle rispondenti) hanno dichiarato di non avere dipendenti che usufruiscono dei benefici previsti dalla legge 104.
  • In media il 9% dei dipendenti delle amministrazioni partecipanti alla rilevazione usufruisce dei benefici della legge 104
  • L’82% di chi ne fa uso lo fa per assistere un familiare.
  • Il 67% di chi ne fa uso è donna (nelle scuole la percentuale sale al 76%).
  • Suddividendo le amministrazioni per aree territoriali di appartenenza si vede che: 8 regioni hanno percentuali di utilizzo superiori alla media (la regione con il tasso più alto è l’Umbria con il 16% dei dipendenti delle amministrazioni del territorio) mentre le amministrazioni del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta contribuiscono ad abbassare notevolmente la media con il loro 4%.*
  • Vi è una tendenza ad un progressivo aumento nell’utilizzo dei permessi mensili.

Commenti e proposte

Di seguito riportiamo parte del testo del documento

"…Si può sostenere che i benefici previsti a favore dei familiari disabili solo in parte (per i figli e/o parenti conviventi) continuano ancora oggi a svolgere le funzioni per la quale erano stati concepiti, ovvero favorire l’inclusione sociale delle categorie più svantaggiate.

Nel corso del tempo, infatti sembra essersi prodotto uno spostamento di focus e presumibilmente alcuni benefici concessi ai lavoratori più che finalizzati all’inclusione sociale sono diventati – dando per scontato che siano utilizzati sempre ed esclusivamente a favore dei familiari per i quali vengono richiesti – veri e propri sostegni alle famiglie tesi a integrare servizi e prestazioni non sufficienti o, addirittura non garantiti (è il caso, ad esempio, dell’assistenza domiciliare integrata in alcune aree quasi del tutto assente).

La modifica prevista nel disegno di legge in discussione al Parlamento inciderà sui potenziali destinatari in maniera non molto significativa per quanto riguarda i rapporti di parentela (i parenti e affini assistiti risultano mediamente pari a circa l’11% e si può supporre che per una parte di essi potranno essere ancora assistiti). Molto più significativo potrebbe essere l’impatto se si intervenisse in maniera incisiva su altri requisiti d’accesso, ad esempio la convivenza (è ragionevole, ad esempio che solo una parte dei lavoratori condivida il proprio domicilio con i genitori), eventualmente ridefinendo le modalità di utilizzo per i familiari non conviventi.

Un’ulteriore razionalizzazione nell’utilizzo dei permessi potrebbe derivare, per quanto riguarda in particolare le pubbliche amministrazioni, dall’istituzione della banca dati presso il Dipartimento della Funzione Pubblica.
Sarà possibile, in tal modo effettuare un monitoraggio costante dell’utilizzo dei benefici di legge e anche incrociare le informazioni raccolte con altre banche dati per verificare se e come vi è rispondenza tra l’utilizzo di questi benefici e la presenza e diffusione di servizi per anziani e disabili.

[…]

Inoltre va considerato che la progressiva distorsione del fenomeno – i fruitori di permessi tendono a concentrarsi sempre di più tra coloro che assistono i genitori anziani – ha comunque un effetto iniquo ponendo sullo stesso piano chi ha in casa un figlio o il coniuge disabile, spesso impossibilitato per tutta la vita a produrre reddito, con chi deve assistere genitori che possono avere situazioni economico–patrimoniali agiate,o redditi indotti e/o pensione anche consistenti.

Se con l’entrata in vigore di nuove norme si riuscisse ad ottenere una riduzione del 10% dei fruitori si potrebbe stimare, in termini di giornate di lavoro un risparmio di almeno mezzo milione di giornate/anno, pari a circa 50.000.000 €. Le somme risparmiate potrebbero essere, almeno parzialmente utilizzate direttamente per assistenza domiciliare a favore dei disabili e degli anziani non autosufficienti con redditi medio bassi."

  

*NB – La relativa casualità delle risposte non consente, come già sottolineato in precedenza, di considerare tali differenze correlate a specifiche variabili di contesto. Tuttavia si può ragionevolmente sostenere che in contesti nei quali vi è una maggiore presenza di ultrasessantacinquenni (è il caso delle regioni Liguria ed Umbria) o una minor spesa sociale per anziani e disabili ( è il caso delle regioni del Mezzogiorno) vi sia una maggiore propensione a utilizzare i benefici concessi dalla legge n. 104 del 1992.

Per scaricare la relazione completa clicca qui  

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