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Il PON Metro occasione di collaborazione e razionalizzazione delle risorse per le città

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Il PON Metro può essere una importante leva nell’attivazione di processi di sinergia e collaborazione fra città, con modelli di intervento comuni e di riuso, soprattutto nel settore Agenda Digitale

27 Febbraio 2019

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Alessandra Poggiani

Direttore Generale, Venis

Photo by matthaeus on Unsplash - https://unsplash.com/photos/hew8vAvvvz4

Il PON Metro (Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane 2014-2020) è un programma dedicato allo sviluppo urbano sostenibile che, in linea con le strategie dell’Agenda urbana europea e con gli obiettivi di Europa 2020, affronta le principali sfide territoriali e organizzative che interessano i contesti metropolitani. È un programma unico nel panorama europeo dei fondi strutturali con un modello di governance che assegna – ed è la prima volta che accade – ad ogni città metropolitana ampia autonomia nella gestione dei fondi. A differenza degli altri programmi PON, infatti, oltre all’autorità di gestione, espressa dall’Agenzia, esistono 14 organismi intermedi, uno per ogni città.

Infatti, il PON Metro ha voluto raccogliere la sfida di investire almeno il 5% delle risorse comunitarie provenienti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per programmi di sviluppo urbano affidandone la gestione alle autorità cittadine, valorizzando la progettualità delle singole città metropolitane su 4 principali temi: agenda digitale, sostenibilità dei servizi pubblici e mobilità urbana, innovazione ed inclusione sociale.

Proprio per questa sua specificità, il PON Metro può essere una importante leva nell’attivazione di processi di sinergia e collaborazione fra città, con modelli di intervento comuni e di riuso, soprattutto nel settore Agenda Digitale. Fra le priorità del Programma, l’Asse 1 – Agenda Digitale – punta alla qualità degli investimenti per rendere interoperabili

e favorire il riuso delle soluzioni informatiche fra diverse amministrazioni, per ottimizzare modelli di intervento innovativi grazie alla costituzione di partnership e progetti a scala intercomunale, per sperimentare ipotesi innovative sulla gestione dei servizi da parte degli utilizzatori finali, e infine, ma non per questo meno importante, per migliorare l’integrazione degli interventi e dei processi.

Nello spirito del Programma e per facilitarne il conseguimento degli obiettivi, nell’asse Agenda Digitale, una leva importante e quella delle Linee Guida su acquisizione e riuso di software per le Pubbliche Amministrazioni adottate in attuazione dagli articoli 68 e 69 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD).

Infatti, rispetto allo sviluppo applicativo, il quadro normativo e regolatorio si è oramai consolidato nel richiedere che le pubbliche amministrazioni titolari di “soluzioni e programmi informatici realizzati su specifiche indicazioni del committente pubblico” rendano disponibile il relativo codice sorgente, gratuitamente e completo della documentazione, ad altre amministrazioni.

Sebbene il software in riuso sia esclusivamente quello rilasciato sotto licenza aperta da una pubblica amministrazione, è importante sottolineare che il termine software non dovrebbe identificare solo il mero codice sorgente ma anche tutti i prodotti realizzati all’interno del processo di sviluppo e utilizzo del software, cioè documentazione, elementi di UX e grafica, manuali, ecc.

Si tratta di un processo culturale che deve accompagnare le pubbliche amministrazioni a una maggiore collaborazione, concreta e pratica, nello sviluppo di soluzioni. Tuttavia, c’è bisogno di due ulteriori passaggi.

Un passaggio è appannaggio del regolatore. Bisogna superare le attuali regole e rendere il riuso fra amministrazioni molto più semplice e fluido, sen- za bisogno dei numerosi passaggi amministrativi oggi necessari. Gli strumenti, dalle piattaforme github a quelle collaborative, lo consentono.

L’altro passaggio è invece un salto di attitudine e approccio che tutti coloro che operano nei sistemi informativi delle PA devono riuscire a fare. La a logica del riuso, in un’ottica di sinergia e concreta collaborazione, non si può esaurire con la messa a disposizione di codice, ma deve favorire economie di scala e razionalizzazione delle soluzioni utilizzate nei servizi comuni alle pubbliche amministrazioni, incluse quelle di analisi, progettazione e integrazione.

Collaborare, riusare, progettare insieme, almeno fra città di simili dimensioni (e quindi con simili esigenze strutturali) non è solo un passo importante per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, ma porta benefici estensivi molto significativi:

  • migliora la domanda e quindi anche l’offerta del settore privato. Una domanda aggregata di più soggetti ha una capacità di definizione dei requisiti, monitoraggio, controllo molto più solida;
  • rende l’interoperabilità fra diverse città più semplice e immediata e di conseguenza l’esperienza utente verso i servizi pubblici più integrata e seamless;
  • migliora la capacità di pianificazione delle città. Nel confronto fra amministrazioni diverse ma con esigenze comparabili si individuano più facilmente e tempestivamente le aree di intervento a medio e lungo termine;
  • valorizza le competenze, perché ogni soggetto può portare nella collaborazione il meglio della sua esperienza.

L’occasione del PON Metro non va sprecata. Una più stretta collaborazione fra le città, una progettazione condivisa sugli interventi compatibili, una gestione sinergica e intelligente del procurement e uno scambio di pratiche e soluzioni in un’ottica di utilizzo razionale e focalizzato delle risorse, è un’opportunità che può consentire una concreta valorizzazione e moltiplicazione della capacità di investimento, a vantaggio di tutti.

L’esperienza di Venezia

La Città di Venezia, nell’ambito della progettualità legata alle opportunità offerte dal programma PON Metro, ha adottato un approccio multilivello, immaginando la città come piattaforma e perseguendo obiettivi specifici, in un quadro di insieme integrato. La scommessa è quella di raggiungere i risultati indicati dalle singole linee di finanziamento (da quelle europee, a quelle nazionali, a quelle comunali) in un quadro più ampio, mettendo al centro il miglioramento significativo della fruizione della città. In questo quadro, Venis – società in house per l’informatica e le telecomunicazioni – è il soggetto attuatore per tutti i progetti dell’Asse Agenda Digitale e per parte dell’Asse Mobilità Sostenibile.

La necessità di un a maggiore sinergia con le altre città del Programma, almeno per gli interventi a maggior tasso di innovazione come quelli attuati da Venis, è emersa come esigenza fortissima e il confronto con le altre città metropolitane, in tutti i tavoli, formali e informali, è stato proficuo e costante.

In particolare, due esperienze di diversa natura hanno già dato frutti concreti di questa collaborazione.

La prima è stata squisitamente tecnologica ed operativa e riguarda la Piattaforma metropolitana dei servizi, un sistema di gestione delle relazioni con gli utenti/cittadini (CzRM – Citizen Relationship Management) multicanale e multipiattaforma per l’erogazione di servizi informativi, dispositivi e transattivi per i cittadini/imprese, che integri tutti i canali dei servizi pubblici esistenti, inclusi quelli delle società controllate/partecipate (es. TPL, utilities, servizi idrici, ecc.), in un’ottica metropolitana, e che abiliti, inoltre, una effettiva interattività città-cittadini, in termini di utilizzo di dati. L’obiettivo per Venezia è quello di realizzare un’architettura multilivello che consenta la fruizione dei servizi pubblici in multicanalità, in una logica di semplificazione della relazione tra utenza e pubblica amministrazione, ma anche di maggiore comprensione delle esigenze e dei comportamenti dell’utenza da parte delle strutture cittadine.

I dati e i servizi – oggi su sistemi eterogenei e frammentati – dovranno essere interoperanti e accessibili da un unico punto di accesso, utilizzabile in modalità multicanale, attraverso il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Le ricadute attese non riguardano solo il miglioramento delle condizioni di accesso ai servizi pubblici digitali e una interazione più efficiente e user-friendly tra utenza e PA, ma anche la raccolta e l’analisi di dati in modo integrato e su macroscala per consentire alle strutture di governo della città di migliorare la propria conoscenza del territorio e dei comportamenti dell’utenza e, dunque, di poter progettare meglio, prospetticamente, i servizi e i touchpoint necessari.

Per realizzare il progetto il primo mattone era la progettazione e lo sviluppo della piattaforma di orchestrazione.

La Città di Milano aveva già adottato e sviluppato una piattaforma, che dopo verifiche funzionali e tecniche, è emersa come la soluzione più adatta anche alle esigenze del progetto di Venezia.

Lo scambio e gli approfondimenti con la Città di Milano hanno generato un riuso concreto e agile della soluzione. La collaborazione e la disponibilità della Città di Milano ha reso possibile l’installazione della soluzione di BUS Enterprise a Venezia in meno di 4 mesi, senza oneri. I futuri sviluppi potranno essere sinergici facendo risparmiare risorse e mettendo a fattore comune le competenze, anche nel medio e lungo periodo.

La seconda esperienza è quella con il Comune di Reggio Calabria, che si è focalizzata, per il momento, all’ambito organizzativo e progettuale. Venis ha collaborato con il Comune di Reggio nella definizione del perimetro amministrativo di ricorso al loro soggetto in house Ermes e fornito informazioni di background su specifiche modalità organizzative del Programma e sulla definizione dei progetti.

Sono in corso, tuttora, scambi e approfondimenti, in particolare con Ermes, per verificare ambiti di collaborazione e riuso, anche tecnologico su alcuni specifici interventi.

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