World Economic Forum: il digital divide tra i maggiori rischi globali

World Economic Forum: la “disuguaglianza digitale” tra i maggiori rischi globali

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Se in questo momento appare quasi scontato che, tra i rischi globali maggiormente percepiti, ci siano il diffondersi di malattie infettive e la crisi sociale, meno prevedibile è invece l’allerta lanciata sul divario digitale e sulle conseguenze che l’attuale situazione avrà sulle giovani generazioni. A mettere in evidenza questi aspetti è la sedicesima edizione del “Global Risks Report” del World Economic Forum

21 Gennaio 2021

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Michela Stentella

Content Manager FPA

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La pandemia da Covid-19, oltre a causare milioni di vittime, ha ampliato in maniera esponenziale i divari, esacerbando e mettendo sotto i riflettori disparità e disuguaglianze che già esistevano e accentuando la frammentazione sociale. Ma se appare quasi scontato che, tra i rischi globali maggiormente percepiti, ci siano il diffondersi di malattie infettive e la crisi sociale, meno prevedibile è invece l’allerta lanciata sul divario digitale e sulle conseguenze che l’attuale situazione avrà sulle giovani generazioni. A mettere in evidenza questi aspetti è la sedicesima edizione del “Global Risks Report” del World Economic Forum, presentata pochi giorni fa, il 19 gennaio.

Il report annuale del WEF analizza i principali rischi percepiti a livello globale – sia per impatto che per probabilità – basandosi sulla Global Risks Perception Survey, un’indagine condotta tra circa 1000 membri della community del WEF. Negli ultimi 15 anni il report aveva messo in guardia più volte sui pericoli pandemici a livello globale e sulle possibili conseguenze. Quest’anno il pericolo si è concretizzato e il Global Risks Report 2021, condividendo i risultati dell’ultima survey, analizza le crescenti divisioni sociali, economiche e industriali portate dalla pandemia, e le loro implicazioni sulla capacità di risolvere i principali rischi globali. Vengono infine fatte delle proposte per migliorare la resilienza, attingendo dagli insegnamenti della pandemia e dall’analisi storica del rischio.

Il Report e gli approfondimenti sono disponibili sul sito del WEF. In estrema sintesi, nella percezione dei rischi globali per i prossimi dieci anni, mantengono un posto di primo piano (sia per probabilità che per impatto) i temi ambientali, che erano in testa anche negli anni passati: condizioni meteorologiche estreme, fallimento dell’azione climatica, danni ambientali causati dall’uomo, perdita di biodiversità. Si conferma molto forte anche la percezione rispetto alle armi di distruzione di massa. Il Global Risks Report 2021 descrive questi temi come “una minaccia esistenziale per l’umanità”. Come era prevedibile dato il contesto attuale, sale ai primi posti la percezione di rischio per le malattie infettive, al quarto posto per impatto e al primo posto per probabilità. Se si guarda poi solo alle minacce considerate più imminenti – quelle che si pensa possano diventare più critiche nei prossimi due anni – troviamo ancora una volta al primo posto le malattie infettive, e a seguire crisi occupazionale, eventi climatici estremi, minacce informatiche, disuguaglianza digitale. 

Eccolo il tema della “disuguaglianza digitale”, di cui parlavamo all’inizio, che si trova anche al settimo posto tra i rischi considerati più probabili per i prossimi dieci anni. Ma, al di là delle classifiche, è l’analisi presente nel Report a evidenziare le preoccupazioni sollevate dai crescenti divari digitali, intesi come disparità nell’accesso alle risorse (materiali, culturali e cognitive) necessarie per fare un buon uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).

La pandemia, si sottolinea nel Report, ha accelerato la quarta rivoluzione industriale, ampliando la digitalizzazione nell’ambito dell’interazione umana, del commercio elettronico, dell’istruzione e del lavoro a distanza. Questi cambiamenti nei prossimi anni avranno grandi impatti sulla società e promettono enormi benefici, ma rischiano anche di esacerbare le disuguaglianze.

Il digital gap “si allarga sempre di più” sottolinea il Report e “rischia di peggiorare le fratture sociali e minare le prospettive di una ripresa inclusiva”. “Il progresso verso l’inclusività digitale è minacciato dalla crescente dipendenza digitale, dalla rapida diffusione dell’automazione, dalla soppressione e manipolazione delle informazioni, dalle falle nella regolamentazione tecnologica e dai gap nelle capacità e competenze tecnologiche“. Insomma, nei prossimi anni il divario tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso rischia di ampliarsi, mettendo in pericolo la coesione sociale. Come ci ricorda il WEF, quasi metà della popolazione mondiale non ha ancora accesso a internet, mentre ormai sappiamo che, per essere resilienti, non si può più prescindere dalla digitalizzazione e da tutto ciò che la sostiene, quindi infrastrutture, disponibilità di device, connettività adeguata e competenze digitali.

Se proviamo poi a collegare il divario digitale alla “disillusione giovanile”, un altro rischio considerato tra i più critici nel breve periodo dal Report WEF, viene subito in mente un settore particolarmente delicato: quello della scuola e dell’istruzione. Nello stesso “Global Risks Report” si parla del 2020 come di un anno che ha aperto una sfida senza precedenti per l’educazione globale e si ricorda come durante la prima ondata di pandemia, l’80% degli studenti a livello globale sia rimasto fuori dalla scuola e come ad almeno il 30% della popolazione studentesca mondiale mancasse la tecnologia adatta per partecipare alla didattica a distanza. La chiusura delle scuole ha quindi aggravato le disuguaglianze tra le società e all’interno delle stesse, rendendo ulteriormente fragili i giovani a cui mancavano connettività e device, ma anche spazi o supporto familiare adeguato per studiare a casa.

Il problema non esiste solo nei Paesi più poveri, e può avere conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale, come l’aumento della dispersione scolastica. Ce lo ha ricordato di recente Save the Children, con un’indagine che ha riguardato un campione di adolescenti italiani tra i 14 e i 18 anni, da cui emerge come nel 28% delle classi si sarebbe verificato almeno un abbandono scolastico, da quando la pandemia ha compromesso le attività didattiche in presenza. Questo anno difficile impatta su una situazione già problematica: l’Italia era, già prima della pandemia, uno dei Paesi europei con il più alto tasso di abbandono scolastico (14,5% nel 2018 rispetto alla media UE del 10,6%) e i dati Eurostat parlano di oltre due milioni e mezzo di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano.

Ora la la bozza del Piano di Ripresa e Resilienza “Next Generation Italia da poco approvata dal Governo, prevede interventi per la riduzione del digital divide (all’interno della Missione 1 Componente 2) e interventi per il potenziamento delle competenze e il diritto allo studio (Missione 4 – Componente 1 del PNRR). Senza dimenticare che gli obiettivi di innovazione e digitalizzazione della Missione 1 riguardano anche le altre missioni e impattano ad esempio sulla scuola nei suoi programmi didattici, nelle competenze di docenti e studenti, nelle sue funzioni amministrative, nei suoi edifici.

Queste misure, insieme ad altre azioni come quelle inserite nella Strategia nazionale per le competenze digitali e nel relativo Piano operativo da poco pubblicato, aprono nuove prospettive, augurandoci ancora una volta che non si perda questa occasione irripetibile per intervenire in maniera finalmente strutturale su ambiti così strategici per il nostro futuro.

Nel frattempo la Commissione europea ha approvato un sostegno pubblico di 325 milioni di euro per dotare 12mila scuole italiane di una connessione Internet ultraveloce. Il sostegno pubblico proposto dall’Italia servirà a fornire una connessione internet ultraveloce a scuole che si trovano in zone dove gli investimenti privati non sono stati sufficienti a garantire una connettività adeguata. Si vuole quindi realizzare una rete in grado di consentire alle scuole di connettersi al web con una velocità di download pari a 1 Gigabit per secondo. La commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager ha sottolineato che “la misura sosterrà le attività di studenti ed educatori, anche nel contesto della pandemia, garantendo loro accesso a strumenti didattici online”.