FORUM PA 2023: ascoltare i bisogni emergenti, per una PA al centro delle nuove sfide

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Il percorso di attuazione del PNRR e del nuovo ciclo dei Fondi Europei 2021-2027 rappresenta non solo un’occasione per il paese intero, ma anche un’opportunità di crescita delle amministrazioni chiamate ad attuare i diversi interventi. Tuttavia, l’attuale scenario internazionale ci pone di fronte a una nuova fase emergenziale, che ha profondamente cambiato il contesto in cui le strategie di ripresa erano state formulate, portando all’emersione di nuove sfide e di nuovi bisogni. Un quadro in cui la PA assume quindi un ruolo ancora più centrale: non solo motore della ripresa, ma anche e soprattutto soggetto garante dei diritti di tutti, soprattutto dei più deboli. Ecco perché l’ascolto delle nuove istanze provenienti dal paese rappresenterà il filo rosso del prossimo FORUM PA, che si svolgerà dal 16 al 18 maggio 2023, presso il Palazzo dei Congressi di Roma. Tre giorni per fare il punto su investimenti e riforme del PNRR e della programmazione europea, mettendo però al centro del confronto la capacità delle nostre istituzioni di orientare le iniziative in atto alle nuove sfide

11 Novembre 2022

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Andrea Baldassarre

Responsabile Area Content Development FPA

Photo by Ben Wicks on Unsplash - https://unsplash.com/photos/iDCtsz-INHI

L’anno che va a concludersi ci restituisce la fotografia di una pubblica amministrazione che, seppur nel consueto alternarsi di luci e ombre, sta vivendo da protagonista un passaggio cruciale per la vita del Paese. Un passaggio caratterizzato dall’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), entrata pienamente nel vivo in questo 2022, e dal contestuale avvio del nuovo ciclo dei Fondi Europei 2021-2027. Anche in un frangente delicato come quello appena concluso, connesso alla conclusione anticipata della legislatura e alla formazione di un nuovo Governo, le amministrazioni titolari dei diversi interventi previsti dal PNRR hanno dimostrato capacità di resilienza, rispettando sostanzialmente le scadenze previste in questa fase.

Eppure, questo 2022 sarà anche ricordato per una nuova crisi che ha sconvolto il mondo, ancora alle prese con le code lunghe della pandemia. Una crisi – quella della guerra in Ucraina – di natura completamente diversa dal Covid, ma altrettanto drammatica e dai risvolti imprevedibili, che ha contribuito a ridefinire i confini di sfide già note, facendone emergere al contempo di nuove. Pensiamo alle crescenti diseguaglianze sociali ed economiche, esacerbate dalle dinamiche inflazionistiche. Pensiamo alle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e all’affermazione, soprattutto da parte delle nuove generazioni, di un approccio diverso alla vita professionale, sfociato nel fenomeno della great resignation e della c.d. YOLO economy (you only live once). Pensiamo, ancora, alla crisi climatica, resa oggi ancor più complessa dal difficile equilibrio tra raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo e necessità di far fronte all’attuale crisi energetica. Una crisi che grava pesantemente soprattutto sul sistema produttivo, contestualmente alle prese con la fragilità delle catene globali di approvvigionamento delle materie prime, trend che sembrano prospettare un’economia mondiale sempre più frammentata e che hanno riportato in auge il dibattito sul fenomeno della deglobalizzazione (o della slowbalisation, come evidenziato da autorevoli commentatori[1]).

Ci troviamo, in sintesi, in una nuova fase emergenziale, che ha drasticamente modificato il contesto di partenza in cui le strategie di ripresa sono state sviluppate. Un mutamento di scenario che richiede quindi un profondo ripensamento delle politiche pubbliche – e con esse del ruolo della PA – seppur nel solco della strada tracciata negli ultimi due anni.

Non si può infatti non evidenziare come il percorso di attuazione del PNRR, di cui cominciamo a vedere i primi risultati concreti, costituisca un patrimonio fondamentale da cui partire. L’implementazione degli interventi previsti dal Piano – che non abbiamo esitato a definire “una sfida condivisa” – ha spinto sempre più politica, amministrazioni, mercato e organizzazioni del terzo settore a impegnarsi nel raggiungimento di obiettivi comuni, rappresentati dalle grandi “missioni-paese” individuate dal Piano.

Non solo. L’attuazione del PNRR ha rappresentato una palestra formidabile per le nostre amministrazioni per sperimentare – quanto meno in maniera più diffusa rispetto al passato – un diverso modo di operare. La natura di “contratto di performance” del PNRR ha spinto enti titolari e soggetti attuatori a lavorare per obiettivi – chiari e misurabili – con scadenze precise e con un controllo capillare sul loro rispetto da parte delle istituzioni europee. Un passaggio essenziale per la crescita organizzativa e culturale delle amministrazioni, ma che porta con sé un rischio tutt’altro che nuovo per la nostra PA.

In un percorso come quello delineato dal PNRR, costellato di tappe obbligate e scadenze serrate, potremmo essere spinti a guardare all’attuazione esclusivamente sotto il profilo procedurale, perdendo di vista la reale capacità degli interventi di rispondere alle esigenze del paese, in primis quelle derivanti dal nuovo contesto emergenziale. Occorre essere chiari: il PNRR pone grande attenzione al tema degli impatti, e numerosi studi sono stati dedicati ai potenziali effetti benefici sul nostro paese derivanti da una corretta implementazione delle diverse misure. Tuttavia, il rischio concreto è che, nelle morse dei tempi ristretti imposti dal Piano, i soggetti attuatori finiscano per focalizzarsi sul mero adempimento – l’ennesimo – rappresentato dal rispetto formale di milestone e target, perdendo di vista il fine ultimo delle strategie di ripresa: rispondere ai bisogni concreti di cittadini, famiglie, imprese.

In questo contesto, la PA assume quindi un ruolo ancora più centrale: non solo motore della ripresa, ma anche e soprattutto soggetto garante dei diritti di tutti, e in particolare dei soggetti maggiormente a rischio esclusione, in grado di recepire le istanze emergentie di orientare (o ri-orientare, a seconda dei casi) le politiche pubbliche al mutato contesto.L’innovazione rappresenta in quest’ottica il principale strumento di cui la PA dispone perripensare sé stessa e abilitare quella trasformazione necessaria ad affrontare le nuove sfide, e al tempo stessoassicurare uno sviluppo quanto più possibile inclusivo, sostenibile e intelligente.

È per questo motivo che il tema dell’ascolto delle nuove istanze provenienti dal paese rappresenterà il filo conduttore del prossimo FORUM PA, che si svolgerà dal 16 al 18 maggio 2023, pressoil Palazzo dei Congressi di Roma. Tre giorni di lavoro collaborativo, in cui fare il punto sull’attuazione degli investimenti e delle riforme del PNRR e della programmazione europea, mettendo però al centro del confronto la capacità delle nostre istituzioni di orientare le iniziative in atto ai bisogni emergenti nei territori.

In particolare, ci focalizzeremo sulle tre grandi trasformazioni che interessano oggi la PA italiana, nella duplice veste di soggetto attuatore e destinatario di investimenti e riforme:

  • il cambiamento organizzativo di una PA che sappia motivare le sue persone e attrarre i migliori talenti, sviluppando così le sue potenzialità e la sua capacità di attuazione delle politiche;
  • l’innovazione tecnologica di una PA che ripensa sé stessa in chiave digitale, e al tempo stesso abilità la competitività del sistema-paese, sostenendo la diffusione dei nuovi paradigmi tecnologici e le competenze necessarie a tale scopo;
  • la transizione verde che, come evidenziato precedenza, non può prescindere da una forte focalizzazione sul tema della sicurezza energetica, e rispetto al quale la PA deve necessariamente affermarsi come principale promotore di pratiche individuali e organizzative orientate all’efficientamento, all’uso razionale delle risorse e alla sostenibilità.

La Manifestazione, confermando la sua naturale vocazione di luogo e momento di incontro e di confronto tra tutti gli attori pubblici e privati dell’innovazione, sarà caratterizzata da un forte ritorno al fisico, ma saprà al tempo stesso valorizzare il patrimonio sviluppato negli ultimi tre anni da FPA in termini di sperimentazione di nuovi linguaggi, format dinamici, soluzioni tecnologiche e capacità di sfruttare le potenzialità del digitale per “allungare le reti”.  

Nelle prossime settimane inizieremo a fornire i dettagli relativi al format e al programma congressuale. State sintonizzati, il viaggio verso FORUM PA 2023 è appena cominciato!


[1] Slowbalisation: The future of global commerce, The Economist, gennaio 2019. https://www.economist.com/leaders/2019/01/24/the-steam-has-gone-out-of-globalisation

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