Generazioni in dialogo: il futuro della PA si costruisce insieme

Home Riforma PA Generazioni in dialogo: il futuro della PA si costruisce insieme

La sfida del ricambio generazionale è anche culturale. Significa costruire una narrazione positiva della PA, capace di trasmettere ai giovani l’orgoglio di servire lo Stato. Significa mostrare che dietro ogni pratica gestita, ogni cittadino aiutato, ogni progetto realizzato c’è un tassello che costruisce il futuro del Paese

4 Marzo 2026

N

Antonio Naddeo

Presidente ARAN

Foto di Benjamin Ranger su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/due-uomini-che-camminano-accanto-a-un-edificio-in-cemento-bianco-F2TdtctaxdQ

Questo articolo è tratto dal capitolo “Persone e PA: nuove sfide e opportunità” dell’Annual Report 2025 di FPA (la pubblicazione, chiusa nel dicembre scorso e presentata il 21 gennaio 2026, è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)


La Pubblica Amministrazione italiana vive oggi una condizione inedita: per la prima volta convivono nei luoghi di lavoro fino a quattro generazioni diverse. I baby boomers vicini alla pensione, la Generazione X che occupa gran parte della dirigenza, i millennials ormai stabilizzati e i giovanissimi della Generazione Z che entrano grazie ai concorsi Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai nuovi strumenti digitali di selezione.

Questo mosaico può diventare una straordinaria risorsa, ma anche un potenziale conflitto. Dipende da come le amministrazioni sapranno gestire le differenze di linguaggi, aspettative e stili di lavoro. Il rischio è creare barriere; l’opportunità è costruire un ecosistema di arricchimento reciproco.

Dalla sicurezza allo scopo: cosa cercano i giovani

Per lungo tempo il “posto fisso” è stato sinonimo di sicurezza. Oggi i giovani chiedono altro: crescita professionale, riconoscimento del merito, flessibilità, equilibrio vita-lavoro e, soprattutto, uno scopo. Non basta dire: “Lavorerai per lo Stato” o “per un Comune”, bisogna mostrare concretamente come il lavoro pubblico incide sulla vita delle persone e sul futuro del Paese.

Per raggiungere i giovani talenti serve costruire connessioni sinergiche e durature con il mondo universitario e formativo. Le amministrazioni devono farsi conoscere attivamente, attraverso seminari nelle università, partecipazione ai career day, organizzazione di open day presso gli uffici pubblici e collaborazioni strutturate per stage e tirocini. Questi strumenti non sono solo vetrine promozionali, ma occasioni concrete per permettere ai giovani di comprendere dal vivo le dinamiche lavorative, sviluppare competenze specifiche e costruire relazioni professionali ancora prima del diploma o della laurea.

In questo scenario, la valorizzazione dei percorsi formativi professionalizzanti assume un ruolo centrale. Gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy) rappresentano oggi una delle novità più significative nel panorama del reclutamento pubblico. Questi istituti, che formano tecnici superiori in aree strategiche come digitale, sostenibilità, manifattura avanzata e servizi alle imprese, offrono competenze immediatamente spendibili e già allineate alle esigenze della trasformazione digitale e green della PA.

La recente riforma degli ITS ha rafforzato il legame tra questi percorsi e il mondo del lavoro, prevedendo una maggiore integrazione con le imprese e, sempre più, con le Pubbliche Amministrazioni. Diversi bandi di concorso iniziano a riconoscere i diplomi ITS come titoli preferenziali o equipollenti, superando la tradizionale dicotomia tra laurea e diploma. Questo approccio risponde a un’esigenza concreta: la PA ha bisogno non solo di teorici, ma anche di professionisti con competenze tecniche certificate e aggiornate.

Strumenti come i dottorati dedicati alla PA, i tirocini su “InPA” e proprio l’apertura verso gli ITS Academy possono portare frutti solo se non restano episodi isolati, ma diventano il primo passo di un percorso strutturato di crescita e responsabilizzazione.

Il valore dello scambio tra generazioni

La vera sfida non è soltanto assumere giovani, ma creare dialogo tra generazioni. Il mentoring tradizionale è un canale prezioso per trasmettere esperienza e cultura organizzativa; il reverse mentoring lo è altrettanto per portare nelle amministrazioni le competenze digitali e i nuovi linguaggi valoriali delle generazioni più giovani.

I diplomati ITS, in particolare, possono giocare un ruolo chiave in questo scambio: portano competenze tecniche fresche, apprese in contesti laboratoriali e aziendali, e un approccio problem-solving tipico di chi è stato formato per rispondere a sfide concrete. La loro presenza può accelerare l’alfabetizzazione digitale dei colleghi senior e favorire l’adozione di nuovi strumenti e metodologie di lavoro.

Questa contaminazione è reciprocamente vantaggiosa: da un lato le università e gli ITS arricchiscono i percorsi formativi con esperienze pratiche e relazioni professionali concrete, aumentando le prospettive di impiego; dall’altro le amministrazioni acquisiscono accesso a giovani che portano nuove prospettive, idee innovative e soluzioni creative per affrontare le sfide della modernizzazione. L’incontro tra questi due mondi infonde vitalità e dinamismo nell’ambiente di lavoro pubblico.

Oggi queste pratiche esistono, ma sono ancora di nicchia. Perché diventino una consuetudine, servono investimenti nella formazione manageriale e la loro integrazione nei sistemi di valutazione e sviluppo del personale. Un dirigente capace non è solo colui che amministra risorse, ma chi costruisce ponti tra generazioni, trasformando il potenziale conflitto in innovazione condivisa.

Attrattività e carriera: leve indispensabili

Se vogliamo che i giovani scelgano la PA, non possiamo contare solo sull’argomento etico del “servizio al Paese”. Occorrono strumenti tangibili:

  • percorsi di carriera chiari e non opachi, che valorizzino anche i titoli professionalizzanti come quelli ITS;
  • progressioni che premino competenze e responsabilità, non solo l’anzianità di servizio;
  • valorizzazione delle elevate professionalità già introdotte nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), estendendole anche ai profili tecnici;
  • sistemi di welfare e conciliazione vita-lavoro, incluso il lavoro agile strutturale;
  • strumenti di age management per gestire in modo equilibrato il lavoro degli over 60 e degli under 30;
  • riconoscimento economico adeguato alle competenze specialistiche acquisite.

Queste innovazioni hanno iniziato a trovare spazio nella contrattazione collettiva e nei recenti rinnovi contrattuali, ma serve un salto di qualità. Attrattività significa offrire ai giovani prospettive di crescita professionale e condizioni di lavoro moderne, senza rinunciare alle tutele che tradizionalmente hanno reso il pubblico impiego un approdo sicuro.

Reclutamento: oltre il concorso tradizionale

Il tema del reclutamento resta decisivo. Il concorso pubblico è presidio costituzionale di trasparenza ed equità, ma non può ridursi a test di memoria. È tempo di valutare anche le competenze pratiche, le esperienze pregresse, il merito maturato “sul campo”.

Un concorso che integra prove situazionali, project work, valutazioni di competenze digitali e riconoscimento delle certificazioni professionali ITS non svilisce la garanzia di imparzialità, ma la rafforza. L’esperienza formativa degli ITS Academy, che prevede almeno il 35% di ore in stage presso aziende o enti, rappresenta un bagaglio concreto che può essere valorizzato nelle procedure selettive.

Non possiamo chiedere ai giovani di affrontare processi di selezione anacronistici e poi stupirci se faticano a sentirsi parte di un progetto di modernizzazione. Né possiamo ignorare percorsi formativi d’eccellenza che il Paese ha costruito proprio per colmare il gap tra scuola e lavoro.

Una comunità professionale orgogliosa

La sfida del ricambio generazionale è anche culturale. Significa costruire una narrazione positiva della PA, capace di trasmettere ai giovani l’orgoglio di servire lo Stato. Significa mostrare che dietro ogni pratica gestita, ogni cittadino aiutato, ogni progetto realizzato c’è un tassello che costruisce il futuro del Paese.

Per questo occorre un impegno corale: dirigenti che accolgono e motivano, colleghi che condividono competenze, amministrazioni che comunicano in modo trasparente il valore pubblico generato. La contaminazione tra chi arriva da percorsi universitari tradizionali e chi proviene da percorsi professionalizzanti come gli ITS arricchisce la PA di linguaggi e approcci complementari.

Solo così la Pubblica Amministrazione potrà scrollarsi di dosso lo stereotipo del “posto fisso” come ripiego, per diventare un luogo dove crescere, innovare e contribuire con passione.

Conclusione

La convivenza di più generazioni nella PA non è un problema da risolvere, ma una risorsa da coltivare. Richiede tre cose:

  • visioni chiare – concorsi e percorsi di carriera allineati alle competenze del futuro, che valorizzino tutti i percorsi formativi di qualità, dalla laurea agli ITS Academy;
  • pratiche quotidiane – mentoring e reverse mentoring diffusi, non confinati a esperienze di nicchia; integrazione reale tra competenze accademiche e competenze tecniche professionalizzanti;
  • orgoglio professionale – la consapevolezza che servire lo Stato è un compito che unisce, non divide, le generazioni, e che richiede il contributo di tutte le intelligenze e di tutte le competenze disponibili.

Se sapremo costruire questo ecosistema plurale e inclusivo, i giovani non vedranno più la Pubblica Amministrazione come un “ripiego”, ma come il luogo in cui contribuire con entusiasmo e competenza al futuro del Paese.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Su questo argomento

Sfide e scommesse della PA di oggi e di domani: attrattività, intelligenza artificiale, formazione