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Il Compact inglese: obiettivi e principi dell’Accordo tra PA e terzo settore

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Il Compact è un accordo che regola i rapporti tra pubbliche amministrazioni e organizzazioni del terzo settore (OTS) inglesi in tema di politiche sociali. Negli ultimi quindici anni, grazie alla sua natura flessibile e al pragmatismo degli attori coinvolti, ha contribuito ad un sostanziale miglioramento delle relazioni tra PA e OTS, favorendone la collaborazione in diversi ambiti e condizioni. Vediamo quali sono i principi stabiliti in questo documento e quali gli strumenti operativi predisposti per implementarli e farli rispettare.

30 Aprile 2013

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Lorenzo Bandera

Il Compact è un accordo che regola i rapporti tra pubbliche amministrazioni e organizzazioni del terzo settore (OTS) inglesi in tema di politiche sociali. Negli ultimi  quindici anni, grazie alla sua natura flessibile e al pragmatismo degli attori coinvolti, ha contribuito ad un sostanziale miglioramento delle relazioni tra PA e OTS, favorendone la collaborazione in diversi ambiti e condizioni. Vediamo quali sono i principi stabiliti in questo documento e quali gli strumenti operativi predisposti per implementarli e farli rispettare.

Il Compact inglese si rivolge ai dipartimenti del governo centrale, inclusi uffici regionali e agenzie decentrate, e alle varie organizzazioni facenti parte del “Voluntary and Community Sector”, stabilendo alcuni principi che queste realtà si impegnano a rispettare nello sviluppo delle proprie relazioni ed attività. Il documento si presenta come concordat, una tipologia di accordo molto utilizzata in Gran Bretagna nel corso degli anni Novanta per sviluppare relazioni informali tra diversi livelli amministrativi e codificare processi consolidati nella prassi ma privi di una cornice formale di riferimento.

Il testo non prevede vincoli legali o sanzioni derivanti da un eventuale mancato rispetto dei principi da parte di OTS o PA: nessuna legge o regolamento costringe la pubblica amministrazione o le organizzazioni del terzo settore ad osservare i contenuti del Compact. Gli ideatori del documento originale del 1998 assunsero consapevolmente questa scelta particolare, ritenendo che la forza del Compact fosse in primo luogo assicurata dal forte sostegno bipartisan al progetto piuttosto che da potenziali sanzioni o cavilli legali, che avrebbero rischiato fin da subito di limitarne l’appeal e, conseguentemente, l’efficacia dell’iniziativa. Il documento originale era infatti frutto dell’accurato lavoro svolto dal Working Group on Government Relation (WGGR), realtà costituita dal primo esecutivo Blair, composta dalle 65 maggiori organizzazioni del terzo settore, esponenti di governo e di numerose pubbliche amministrazioni del Paese che insieme svilupparono un testo molto apprezzato e condiviso tanto dal sistema istituzionale che dal mondo non profit.

Questa natura non vincolante è rimasta sostanzialmente inalterata nelle revisioni del documento operate nel 2009 e nel 2010 e costituisce tutt’ora uno degli aspetti peculiari del progetto Compact. Il documento, in tutte le sue versioni, illustra l’importanza del terzo settore per il sistema britannico, ponendo l’accento sul suo contributo allo sviluppo sociale, culturale, economico e politico del Paese. Le OTS sono riconosciute pubblicamente come soggetti capaci di agire in ambiti in cui il settore pubblico si muove con difficoltà o in cui l’azione dello Stato risulta meno incisiva rispetto ad operatori del privato sociale. Indipendenti, ben radicate sul territorio, caratterizzate da importanti know how acquisiti sul campo, le OTS sono quindi identificate come realtà che possono affiancare con successo le attività del public sector in moltissimi ambiti di intervento. Per queste ragioni, attraverso diverse modalità correlate alle proprie caratteristiche e capacità, governo e terzo settore attraverso il documento si impegnano ad aumentare il grado di reciproca collaborazione e la trasparenza del proprio operato sulla base di alcuni principi fondanti:

  • L’azione volontaria è elemento essenziale nella società democratica e l’attività svolta dal mondo del volontariato è fondamentale per lo sviluppo positivo della società nel suo insieme.
  • Nello sviluppo e nell’implementazione delle politiche pubbliche e dei servizi dedicati ai cittadini pubblica amministrazione e il terzo settore hanno ruoli distinti ma complementari che devono essere rispettati.
  • Lavorare in funzione di obiettivi chiari e condivisi conferisce un valore aggiunto alle azioni intraprese e, per questa ragione, momenti formali di consultazione possono condurre a positive forme di cooperazione e collaborazione tra governo e terzo settore.
  • Nonostante pubblica amminsitrazione e terzo settore presentino forme diverse di accountability e debbano rispondere a stakeholders differenti, entrambi debbono garantire allo stesso modo oggettività, trasparenza, onestà e responsabilità delle proprie azioni.
  • Il governo può svolgere, in forza della sua posizione, un ruolo importante nel sostegno delle attività del terzo settore, ed è quindi auspicabile il supporto economico-finanziario delle stesse da parte pubblica qualora le condizioni lo consiglino.
  • Pubblica amministrazione e terzo settore riconoscono l’importanza della promozione di pari opportunità per tutte le persone, senza distinzione di razza, età, disabilità, genere, orientamento sessuale o credo religioso, e per tale ragione agiscono in simbiosi al fine di tutelarle.

Questi concetti nel 2009 sono stati sintetizzati in sette shared principles, che possono facilitare la comprensione dei punti fondamentali su cui si fonda il documento: Respect, Honesty, Indipendence, Diversity, Equality, Citizen empowerment e Volunteering.

L’assenza di vincoli legali per l’applicazione dei principi sopra elencati non deve far pensare che fin da principio non vi fosse interesse, sia da parte della pubblica amministrazione che delle organizzazioni non profit, ad applicarli nella maniera più ampia possibile. La genericità delle posizioni espresse all’interno del testo del 1998 portò alla stesura di una serie di documenti integrativi, denominati Codes of Good Practice, che potessero delineare più precisamente cosa comportassero gli impegni assunti attraverso l’adesione al Compact. I cinque codici, pubblicati nel periodo compreso tra il 2000 e il 2005, definivano dunque specifiche modalità e procedure che apparato pubblico e OTS avrebbero dovuto seguire per perseguire correttamente i principi del Compact. Questi codici hanno indicato con maggiore chiarezza i criteri di assegnazione dei finanziamenti (Funding and Procurement Code), le forme di consultazione e cooperazione attivabili (Consultation and Policy Appraisal Code), la tutela delle realtà associative promosse dalle minoranze (Black and Minority Ethnic Voluntary and Community Sector Code), il ruolo del mondo del volontariato (Volunteering Code) e lo sviluppo dei rapporti a livello di comunità locali (Community Groups Code).

Le indicazioni contenute nei codici, è giusto sottolinearlo nuovamente, non comportano obblighi o divieti per chi decidesse di farvi riferimento ma forniscono una serie di indicazioni che, se seguite, possono favorire lo sviluppo delle relazioni e delle politiche pubbliche attuate all’interno del Paese.

Il Compact, dunque, non è una bacchetta magica che dall’oggi al domani ha cambiato le relazioni, spesso non facili, tra terzo settore e pubbliche amministrazioni, ma è sicuramente uno strumento flessibile e polivalente che si è dimostrato capace di rispondere progressivamente alle numerose questioni emergenti nei rapporti tra OTS e PA, entrambe sinceramente impegnate per migliorare i propri rapporti.
Lo sviluppo di un quadro unitario di riferimento condiviso tanto dalle pubbliche amministrazioni che dalle diverse realtà sociali presenti nel Paese ha permesso l’avvio di un processo di confronto serrato, che è poi sfociato nello sviluppo di modalità operative sempre più chiare e precise attraverso cui sviluppare forme di cooperazione.

L’esperienza britannica del Compact e la sua “trasferibilità” al contesto italiano sono i temi che approfondiamo con Lorenzo Bandera in questo dossier, verso FORUM PA 2013. Nella "prossima puntata" approfondiremo le modalità operative  attraverso cui si sono sviluppate nuove forme di cooperazione nell’ambito del Compact.
Lorenzo Bandera è  junior researcher presso Percorsi di secondo welfare e autore del working paper  "Il progetto Compact. Un laboratorio di secondo welfare nel Regno Unito"
 

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