Il Paese riparte se riparte la PA - FPA

EDITORIALE

Il Paese riparte se riparte la PA

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Da FPA e dal Forum Disuguaglianze e Diversità un documento di proposte operative, ora all’attenzione della Commissione Colao, per una Pubblica amministrazione che sia in grado di sostenere la ripresa nel post-pandemia e orientare da subito uno sviluppo possibile

5 Giugno 2020

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

La pandemia ha portato con sé, oltre alla tragedia delle vittime e all’impatto sull’economia, una nuova centralità dell’azione pubblica assieme ad una sua rilegittimazione, seppure forse solo temporanea. È alla sanità pubblica che si è affidata la risposta al Covid-19; è all’azione dello Stato, ma anche delle amministrazioni regionali e comunali, a volte anche con maggiori aspettative, che si guarda ora per un’attuazione tempestiva delle misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, cominciando dai soggetti maggiormente in difficoltà.

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Sono le pubbliche amministrazioni che dovranno gestire, con procedure trasparenti e veloci, l’enorme mole di denaro stanziato: tra i 172 miliardi per Recovery Fund, i 36 del MES, i 20 miliardi del Sure, i 40 della Bei e infine i 75 miliardi di fondi italiani stanziati con i Decreti Cura Italia e Rilancio saranno disponibili quasi 350 miliardi di euro nei prossimi due/tre anni. Si tratta di un’occasione unica e irripetibile che non può essere sprecata, anche perché scarica sulle nuove generazioni un incremento eccezionale del debito, che si giustifica solo se servirà ad aumentare la produttività, da troppo tempo al palo, ma anche e soprattutto uno sviluppo equo e sostenibile che non lasci indietro nessuno.

Ma tutto questo richiede un potente salto nella qualità e nella competenza delle amministrazioni pubbliche. L’amministrazione pubblica è pronta a sopportare questa prova? In effetti la PA è arrivata a questa sfida in una situazione di fragilità e di grave debolezza.

FPA, nell’ambito del suo percorso #road2forumpa2020 e il Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD), sulla base delle loro diverse e complementari esperienze e sensibilità, hanno elaborato un documento di proposte operative che è ora all’attenzione della Commissione Colao e che oggi presentiamo nei nostri siti e alla stampa. Obiettivo di questo documento non è certo promuovere un’altra “grande riforma” della pubblica amministrazione. Già troppe ne sono passate e con risultati sempre largamente al di sotto delle aspettative. Utilizzando alcune leve strategiche a nostra disposizione, vogliamo invece proporre alcune azioni operative che possano godere di un sano strabismo. Se un occhio deve essere infatti sull’oggi per impedire che il disagio diventi miseria e le difficoltà delle imprese diventino deserto produttivo, l’altro deve puntare al domani. All’Italia che uscirà dalla crisi nei prossimi mesi, ma anche e soprattutto a quella che vogliamo da qui a dieci anni.

Da una parte quindi è necessario un salto di qualità nella semplificazione che porti ad una radicale diminuzione dei tempi e degli oneri burocratici: la lentezza della burocrazia nel rendere disponibili per i cittadini e le imprese le risorse stanziate dai tre decreti-legge del Governo è sotto gli occhi di tutti. Così come la difficoltà di moltissime amministrazioni pubbliche di dialogare con cittadinanza, lavoro e imprese per raccoglierne i saperi. La pandemia non ha fatto altro, tuttavia, che mettere in evidenza quel predominio delle procedure sui risultati, quella stratificazione di norme, regolamenti e standard, che nessuna riforma sino ad ora è riuscita a ridurre.

Dall’altro lato però è necessario rafforzare le amministrazioni pubbliche attraverso alcune ineludibili azioni di sistema: il rinnovamento qualitativo e quantitativo del pubblico impiego riconfigurando gli organici in relazione alle missioni assegnate e ai nuovi compiti, con assunzioni mirate agli obiettivi strategici; la lotta alla “burocrazia difensiva”, e la promozione della discrezionalità e dell’autonomia della dirigenza, predisponendo anche una riforma dei controlli che sia funzionale agli obiettivi di policy e permetta ai dirigenti di decidere minimizzando i rischi che non siano connessi a dolo; la riforma, il rilancio e il rafforzamento della formazione che ha visto ridurre alla metà l’investimento rispetto a dieci anni fa; la promozione della sussidiarietà orizzontale e della partecipazione per coinvolgere, co-progettare e mettere a frutto le conoscenze e i saperi della cittadinanza attiva; infine ultimo, ma sottostante a tutte le azioni precedenti perché abilitante, perseguire una più completa trasformazione digitale delle amministrazioni che permetta di ripensare i processi e i modelli organizzativi e favorisca una vera interoperabilità e una nuova governance dei dati insieme ad un loro uso pubblico come “bene comune”.

FPA inserisce questo documento congiunto nel suo percorso #road2forumpa2020 di confronto, di riflessione e di co-design per una vera innovazione nel Paese, nelle amministrazioni, nei sistemi territoriali. L’obiettivo di questo percorso è infatti di accompagnare il Paese verso una maggiore consapevolezza, affinché dopo questo passaggio difficile non si torni indietro, ma le lezioni apprese diventino patrimonio dell’intera società. Un post-emergenza in cui l’innovazione (tecnologica, culturale e di processo) vada di pari passo con uno sviluppo equo e sostenibile della società e in cui PA e imprese possano lavorare insieme per il rilancio del Paese.
Il “FORUM PA 2020 online” in programma dal 6 all’11 luglio sarà l’occasione per un primo resoconto del percorso fatto, per una riflessione comune sulle lezioni apprese, per progettare insieme il futuro.

Ecco il documento integrale redatto da FPA e Forum Disuguaglianze Diversità