La tua idea per una PA migliore

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In occasione del lancio del nostro “concorso di idee” per una PA migliore, questo editoriale vuole essere insieme un appello e un invito. Un appello a non arrenderci, ma a combattere coraggiosamente il pensiero semplicistico, ma pericoloso e diffuso, che vede qualsiasi spesa pubblica, quindi in primis la PA nel suo complesso, come il grande imputato della crisi: basta tagliar lì, ridurre i numeri e le funzioni, bloccare stipendi e turnover, abbassare il livello dei servizi o limitarli solo ai “poveri” e tutto va a posto…E non si venga poi a parlare di innovazione: ne riparleremo quando la crisi sarà passata! Ma il mio intervento è anche e soprattutto un invito a dire la vostra per essere protagonisti e rispondere a questo messaggio rozzo e spesso in malafede con la forza delle idee: prendendo onestamente atto che sprechi da combattere ci sono eccome, ma che sono il più delle volte là dove non li cerchiamo, che la conservazione tout court dell’esistente è impossibile e perniciosa, che per uscire dalla crisi ci vogliono innovazione e nuovi paradigmi e le forbici non bastano.

20 Settembre 2011

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

In occasione del lancio del nostro “concorso di idee” per una PA migliore, questo editoriale vuole essere insieme un appello e un invito.

Un appello a non arrenderci, ma a combattere coraggiosamente il pensiero semplicistico, ma pericoloso e diffuso, che vede qualsiasi spesa pubblica, quindi in primis la PA nel suo complesso, come il grande imputato della crisi: basta tagliar lì, ridurre i numeri e le funzioni, bloccare stipendi e turnover, abbassare il livello dei servizi o limitarli solo ai “poveri” e tutto va a posto…E non si venga poi a parlare di innovazione: ne riparleremo quando la crisi sarà passata!

Ma il mio intervento è anche e soprattutto un invito a dire la vostra per essere protagonisti e rispondere a questo messaggio rozzo e spesso in malafede con la forza delle idee: prendendo onestamente atto che sprechi da combattere ci sono eccome, ma che sono il più delle volte là dove non li cerchiamo, che la conservazione tout court dell’esistente è impossibile e perniciosa, che per uscire dalla crisi ci vogliono innovazione e nuovi paradigmi e le forbici non bastano.

In questo contesto vedo una pericolosa e oggettiva alleanza contro l’innovazione tra chi vuol buttare il bambino assieme all’acqua sporca (certo non per distrazione, ma per calcolo) tagliando non gli sprechi, ma la carne viva dell’amministrazione e chi non vuole cambiare nulla, si oppone a qualsiasi innovazione organizzativa o tecnologica e anzi, sognando l’età dell’oro della PA forte, vuole tornare a tempi che nessuno rimpiange: ai piccoli o grandi poteri della burocrazia, alla dittatura del documento (rigorosamente di carta), a un’amministrazione dirigistica, centralizzata e autoreferenziale sorretta da un diritto amministrativo sempre dalla sua parte, a una divisione netta tra amministrazione e cittadini, al massimo fruitori muti dei servizi, ma non certo “cittadini attivi”[1] . Ma non è questo il mondo che vogliamo. 

Vigili a che non sia solo una scusa per tagli selvaggi ai servizi, è al nuovo paradigma di “big society” che guardiamo: una società che si arricchisce del contributo di tutti, in cui ciascuno assume le proprie responsabilità e persegue i propri disegni di vita, anche con autonome iniziative (sussidiarietà orizzontale) di gestione dei beni comuni, al cospetto (e non sulle spalle) della comunità. Ma per una “big society” serve una PA competente, indipendente ed efficiente, altrimenti le deleghe diventano abbandoni e le riforme diventano solo amputazioni.

Sulla base di queste riflessioni apriamo quindi oggi un concorso di idee e aspettiamo i contributi di tutti quelli che credono che l’amministrazione pubblica sia un “bene comune” del Paese, un fattore di crescita e di sviluppo e una garanzia di diritti e di democrazia.

Sul modello delle grandi democrazie anglosassoni e del nord Europa, anche noi quindi abbiamo creato un luogo fisico, una pagina sul web, dove è possibile far sentire la propria voce e condividere la propria idea per una PA che funzioni meglio e costi meno, che sappia quindi risparmiare innovando e sappia farlo senza buttare a mare la sua stessa identità democratica e i suoi valori basati sulla Costituzione: indipendenza, garanzia di pari opportunità per i più deboli, servizi pubblici universali, promozione e manutenzione del capitale sociale e dei “beni relazionali”, quelli che fanno della nostra vita una vita in cui possiamo riconoscerci. 

Anche quando si parte con tutto il nostro entusiasmo è difficile oggi in Italia essere ottimisti, quindi, per non deprimerci ulteriormente, concludo questo breve editoriale, che vuole essere di proposta e di coinvolgimento, con due citazioni non nuove, ma quanto mai pertinenti. La prima l’ ho trovata in un libro americano di management pubblico e la dice lunga sui nostri tagli:

La tradizionale soluzione per una situazione di crisi finanziaria è quella di prendere il budget dell’anno precedente e tagliare. È come prendere la macchina dell’anno scorso e ridurre il suo peso con una fiamma ossidrica e un paio di cesoie.  Ma tagliare un’autovettura non la farà diventare un’utilitaria: la farà diventare un rottame. Ci vogliono progetti e idee nuove.

La seconda citazione ve la proposi qualche anno fa parlando della riforma e del rischio di identificare il rispetto delle regole con i tornelli, scordandosi le motivazioni. Le sono particolarmente affezionato perché è quella che mi dà ora la speranza che dal basso, dagli stessi dipendenti pubblici così maltrattati da cattiva stampa e da cattiva politica (e a volte da dirigenti inetti e da un sindacato conservatore), possa nascere un moto d’orgoglio[2] e una reazione positiva e propositiva. Taijchi Ohno, il grande inventore del metodo Toyota[3], ha lasciato questo detto:

Le risorse umane sono qualcosa al di sopra di ogni misurazione. Le capacità di queste risorse possono estendersi illimitatamente quando ogni persona comincia a pensare. 

 


[1] Se non lo avete ancora letto, per capire, sia teoricamente sia nella pratica, cosa vuol dire essere cittadini attivi vi suggerisco il Libro di Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri “Valore aggiunto”. Ed. Carocci, 2010.
[2] L’avevo già detto qualche tempo fa come una battuta, ma ora lo ribadisco, sorretto dalla concordanza di idee con tanti amici: abbiamo bisogno di un “PA pride”, magari ci proviamo davvero a costruirlo!
[3] La definizione del metodo Toyota che potete leggere su Wikipedia è corretta e semplice, ma se volete una definizione ancora più breve direi che il metodo si basa sull’idea di “fare più con meno”, considerando però come fattore chiave di successo la capacità dei lavoratori e degli operatori in genere di trovare, condividere e sperimentare idee innovative, tese a rendere più snella e leggera l’organizzazione (la cosiddetta “lean organization”). Lungi dall’essere desueto, come qualche superficiale osservatore va dicendo, il metodo, pur con i suoi necessari adattamenti (ha circa 50 anni di vita!), ha permesso alla Toyota, ma anche alle aziende che ne hanno adottato la filosofia, successi sorprendenti. L’ultimo è di qualche giorno fa: la produzione è tornata ai livelli ante terremoto di Fukushima.