Equità ed E-Health: ecco la strada per evitare l'aumento delle disuguaglianze - FPA

Equità ed E-Health: ecco la strada per evitare l’aumento delle disuguaglianze

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Definire Livelli Essenziali di Assistenza Digitale (LEAD), finalizzare risorse ad hoc e inserire indicatori di monitoraggio specifico nel Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia dei LEA. Questi i nodi centrali su cui lavorare per evitare che la sanità digitale, invece di garantire equità di accesso alle cure, finisca per incrementare le disuguaglianze

21 Ottobre 2021

A

Tonino Aceti

Presidente di Salutequità

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L’e-health è la grande opportunità per rispondere al meglio alle sfide più importanti che il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha davanti a sé, a partire dall’equità di accesso alle cure tra aree territoriali del Paese, con particolare riguardo a quelle interne, più disagiate e nelle quali il servizio pubblico negli anni ha subito una forte erosione in termini di “copertura”.

E ancora. I servizi di sanità digitale possono contribuire certamente all’innovazione dei modelli organizzativi dell’assistenza, all’evoluzione delle politiche professionali, alla riforma e al rafforzamento dell’assistenza sociosanitaria territoriale, ad aumentare la qualità della vita dei pazienti e dei caregiver, ma anche a garantire maggiore sostenibilità dei redditi delle famiglie e delle casse del Servizio Sanitario Nazionale.

In altre parole, è l’ingrediente indispensabile per l’ammodernamento del SSN.

Un valore aggiunto, emerso con forza nel corso dell’emergenza Covid-19, ma chiaro già da tempo alle Istituzioni e che negli anni ha trovato conferma in diversi provvedimenti nazionali: Linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina (2014); Patto per la Salute 2014-2016; Patto per la Sanità digitale (2016); Piano Nazionale della Cronicità (2016); Piano Nazionale di Governo delle liste di attesa 2019-2021; Patto per la Salute 2019-2021; Decreto-legge n.34/2020 (Decreto Rilancio); Indicazioni Nazionali per l’erogazione delle prestazioni in Telemedicina (2020); Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Praticamente, almeno 9 provvedimenti nazionali sulla sanità digitale negli ultimi 8 anni: più di 1 all’anno.

Quasi tutti i provvedimenti si sono dovuti confrontare con due grandi problemi: risorse/investimenti (ad accezione del PNRR) e diversa capacità di governance da parte delle Regioni.

Sulle risorse, merita di essere segnalato come nel 2016 il Patto per la Sanità Digitale stimasse in 3,5‐4 miliardi, nell’arco di un triennio, gli investimenti necessari per l’attuazione di un piano strategico di sanità elettronica. Invece, le prime significative risorse a livello nazionale su questa partita sono arrivate praticamente solo con il PNRR (ma per l’arco temporale 2021-2026), che stanzia oltre 2,6 MLD di euro tra telemedicina e rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione (FSE, STS, NSIS,…). A queste vanno aggiunte anche le risorse per la digitalizzazione dei DEA.

Risorse fondamentali per far decollare la sanità digitale, visto che per quanto riguarda ad esempio la telemedicina questa non era stata esplicitamente inclusa nel DPCM sui Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza-LEA (2017), e che le “Linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina” del 2014 e le “Indicazioni Nazionali per l’erogazione delle prestazioni in Telemedicina” del 2020 sono entrambi atti senza alcun tipo di stanziamento ad hoc.

Peraltro, quest’ultime, se da una parte hanno il merito di aver riconosciuto la telemedicina all’interno del SSN attraverso la previsione di una vera e propria tariffazione (in particolare per quanto riguarda la televisita, il teleconsulto medico, la teleconsulenza medico-sanitaria, la teleassistenza da parte  delle professioni sanitarie e la telerefertazione), ma anche di aver individuato con precisione gli “elementi minimi e sufficienti per realizzare un servizio dotato delle funzionalità che consentano di erogare una prestazione a distanza”, tra i quali anche gli standard di servizio per l’erogazione di prestazioni di telemedicina, dall’altra lasciano ancora aperte tutta una serie di questioni molto rilevanti.

In particolare, le “Indicazioni Nazionali per l’erogazione delle prestazioni in Telemedicina” (2020), ma anche gli altri provvedimenti sul tema, non introducono chiaramente un “livello di accessibilità al servizio di telemedicina e di esigibilità dello stesso da parte dei cittadini” che le Regioni devono garantire, sempre, in tutte le loro strutture nazionali, per una serie di condizioni patologiche e non solo per quelle dove c’è una sperimentazione in atto, e ovviamente nella stessa intensità su tutto il territorio nazionale. Lo stesso vale per altri servizi di e-health.

Inoltre, le stesse “Indicazioni Nazionali”, prevedendo la necessità di un’infrastruttura che per esser costituita necessita di un finanziamento ad hoc, il quale non è previsto nelle indicazioni nazionali del 2020 e neanche nella quantificazione del fabbisogno sanitario nazionale, visto il non inserimento della telemedicina nel DPCM del 2017 sui Nuovi LEA, il rischio è che un servizio di sanità digitale come questo o come diversi altri, che nascono per garantire equità di accesso alle cure (oltre che altri obiettivi) rischiano, in assenza di correttivi, di incrementare le disuguaglianze in sanità.

Infatti, le Regioni che già oggi sono in grado di erogare adeguatamente telemedicina potrebbero/dovrebbero rafforzarsi e correre sempre più veloci, attraverso il combinato disposto delle “Indicazioni nazionali “del 2020 e delle risorse del PNRR, che verranno però erogate a fronte di “progetti di telemedicina proposti dalle Regioni sulla base delle priorità̀ e delle linee guida definite dal Ministero della Salute”.

In questo modo le velocità delle Regioni continueranno ad essere differenti…o forse più differenti?

Ci sarebbe invece bisogno di introdurre una “livella digitale” per garantire ai cittadini equità di accesso alla sanità digitale nelle Regioni.

Ciò che manca, e ciò su cui bisognerebbe lavorare, è la definizione di un vero e proprio “Livello Essenziale di Assistenza Digitale (LEAD)”, da garantire in tutte le Regioni, attraverso lo stanziamento e la finalizzazione di specifiche risorse del Fondo Sanitario.

Questi passaggi sono indispensabili per procedere con l’ultimo tassello e cioè con l’inserimento di specifici indicatori di misurazione della capacità delle Regioni di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza Digitale all’interno del Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA.

Peraltro, ad oggi, sia il vecchio monitoraggio LEA che il Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia LEA (NSG) non prevedono alcun indicatore di monitoraggio dell’erogazione dei servizi di telemedicina o altri servizi e-health.

Questa credo sia la strada per superare la frammentazione e le disuguaglianze che i dati sull’utilizzo del fascicolo Sanitario Elettronico e quelli sulla diffusione regionale dei servizi di telemedicina ci restituiscono.

L’equità di accesso va agita e non solo auspicata.

Ora la palla ai Ministeri di Salute ed Economia e alle Regioni.

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