FORUM PA Sanità 2022, perché impresa e ricerca dovrebbero unire gli sforzi per realizzare il principio One Health

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Basata sul principio che esiste un unico ecosistema integrato e comunicante (salute umana, animale e ambientale) la One Health è un approccio olistico verso cui tendono organizzazioni sanitarie nazionali e mondiali. Ruolo chiave in questa prospettiva è l’adozione di tecnologie digitali che favoriscano un accesso interoperabile ai data base rafforzando il ruolo delle Regioni e di una governance sistemica partecipata e responsabile. Ecco cosa è emerso a FORUM PA Sanità 2022, nello scenario organizzato in collaborazione con DXC Technology

3 Novembre 2022

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Redazione FPA

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Il modello della One Health raccoglie in sé un approccio sanitario multidisciplinare in cui pratiche per la salute e governance si coordinano a favore di uno sviluppo sostenibile ed equo che tuteli biodiversità di esseri umani, ambiente e animali. In questa direzione già con il varo dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, si definisce (nell’obiettivo 3) la necessità di assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età, come scopo prioritario di ciascun Paese.

Lo stato dell’arte e le prospettive legate al nuovo paradigma sono state al centro del dibattito dell’incontro di scenario di FORUM PA Sanità 2022, dal titolo Quale Governance per una One Health, digital?, realizzato in collaborazione con DXC Technology.

“Quando parliamo di One Health dobbiamo pensare alla creazione di un ‘ecosistema’ dove forze organizzative e tecnologie si interfaccino attraverso framework e interazione in tutti i contesti”, è l’analisi di Nicola Mangia, Italy Public Sector General Manager DXC Technology, tra i protagonisti dell’evento.

La salute globale diventa la sfida verso cui tendere e, in particolare, stakeholder e cittadini devono poter partecipare attivamente al processo di integrazione delle conoscenze, networking e formazione. “Il modello della One Health deve essere permeato sul cittadino – continua Mangia -, bisogna porre al centro dell’attenzione impresa e ricerca e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è la scusa migliore per accelerare il processo di interazione di tutti i contesti”.

Mangia (DXC): "Il passo verso la One Health deve essere di natura culturale"

A dare impulso a tale sfida complessa e multidisciplinare l’Istituto Superiore di Sanità che, nella giornata europea All for One Health, ha ribadito il proprio impegno preso nel Piano Strategico 2021-2023 nel promuovere azioni nazionali e internazionali mirate a colmare le lacune nella ricerca e formazione e velocizzando l’applicazione di un quadro normativo ad hoc.

PNRR, One-Health e cosa prevede la Missione 6 per le Regioni

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nella Missione 6 approccia alla prospettiva One Health e traccia due direzioni da perseguire nel Sistema Sanitario Nazionale per unificare cure e servizi sanitari in tutte le aree geografiche del Paese indipendentemente dalle tendenze epidemiologiche, demografiche e sociali per le quali lo scenario spesso non è allineato rispetto a erogazioni e bisogno di cura.

Una è il rinnovamento delle dotazioni digitali e tecnologiche che devono avere come conseguenza la diffusione omogenea del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) a livello territoriale e un monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) più efficaci. L’altra componente è rappresentata dalle reti di prossimità, telemedicina, intelligenza artificiale e strutture intermedie quali Ospedali e Case di Comunità che offrono servizi più personali e pervasivi soprattutto per i malati cronici. La ricaduta positiva si avrà soprattutto in termini di raccolta dati e aggiornamento delle cartelle che faranno riferimento a un archivio centrale favorendo incentivi finanziari destinati alle Regioni e che renderanno centrali le piattaforme FSE.

In questo scenario emerge la necessità di ridurre il divario nella distribuzione dei servizi sanitari che non devono più seguire la logica territoriale.

“Non possiamo fare il copia-incolla di modelli generali per tutte le regioni” – precisa Francesco Gabrielli, Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali Istituto Superiore di Sanità. “Dobbiamo costruire un environment dove la tecnologia ci può fornire una quantità di dati tale da consentire una personalizzazione dei servizi”. Gabrielli insiste inoltre su due gap da colmare in Italia ovvero la cablatura digitale territoriale e la necessità di un uso coordinato nella modalità di accesso ai dati che renda l’esperienza del cittadino unica e personalizzata.

Le criticità e le soluzioni per abilitare in Italia l’ottica One Health

Da un punto di vista normativo quali sono i nodi principali da sciogliere? La cornice istituzionale italiana è troppo orientata al versante sanitario. Sebbene lo stesso art. 9 della Costituzione Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, siamo lontani da un uso collegato dei vari piani di interesse. L’approccio verso la One Health deve perciò partire dall’alto ma in maniera transdisciplinare coinvolgendo i diversi attori. “Bisognerebbe puntare l’accento anche su ambiente e sicurezza alimentare altamente impattanti sulla perdita di biodiversità”, commenta Umberto Agrimi, Direttore Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria Istituto Superiore di Sanità. “Dobbiamo tener presente che le componenti da considerare sono tre: uomo, animali e ambiente. E partendo proprio dai modelli virtuosi che ci possono assicurare una raccolta e una condivisione dati importante come i dipartimenti di prevenzione e di veterinaria, possiamo ispirare una governance evidence based”.

Tra le soluzioni proposte la dotazione di piattaforme capaci di analizzare informazioni e dati ad alta complessità rendendoli facilmente fruibili e abbattendo silos e gerarchie autoreferenziali. “Il principio guida deve essere uscire dallo schema delle black blocks – prosegue Agrimi – e iniziare a pensare in termini di interazione”.

A fronte della creazione di database comuni e interoperabili, del miglioramento degli osservatori epidemiologici e della formazione degli attori coinvolti, lo scoglio da superare resta la diffidenza dei cittadini nei confronti della diffusione dei propri dati sensibili in rete. “Il passo più importante da compiere verso l’approccio One Health è di natura culturale – ci tiene a precisare Nicola Mangia – le persone non si fidano a mettere nel sistema certe informazioni per paura della privacy”. E in questo senso la cybersecurity può essere garantita dalla convergenza tra piattaforme periferiche e centrali che convivano in un ecosistema misurabile e abilitante.

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