Gli asini-spazzini di Cuccaro Vetere: bella trovata, ma non scateniamoci con la fantasia…

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Fra le recenti idee innovative adottate dalla PA e rivolte alla sostenibilità ambientale di particolare interesse è quella adottata dal comune di Cuccaro Vetere, in provincia di Salerno: “assumere” una squadra di somari per la raccolta differenziata dei rifiuti. Un compito svolto dagli animali impiegati nell’occasione con grande impegno, in cambio di un trattamento attento in termini di accudimento e cura. Rispetto al possibile allargamento del loro impiego, però, meglio non pensare ad altre soluzioni: il quadrupede in questione è già considerato nell’immaginario un fannullone per eccellenza.

2 Novembre 2011

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Tiziano Marelli

Articolo FPA

immagine passepartoutA proposito di idee innovative che possono interessare la pubblica amministrazione, ho deciso di fare una piccola ricerca mirata rispetto a quanto recentemente realizzato già in questo senso, con particolare attenzione all’ambito della sostenibilità ambientale. Ho così scoperto che la “creatività” del settore è parecchio vivace, un bisogno e un dovere da unire alla necessità di risparmiare: guarda caso, temi che noi di FORUM PA stiamo perseguendo tenacemente, e non solo da qualche tempo a questa parte.

L’idea che senz’altro mi è parsa più originale è quella perseguita dall’amministrazione comunale di Cuccaro Vetere, piccolo centro di circa 900 abitanti in provincia di Salerno, dove pochi giorni fa è iniziata – grazie anche ad un contributo stanziato ad hoc dall’amministrazione provinciale – la raccolta differenziata dei rifiuti in una maniera del tutto straordinaria: grazie all’utilizzo dì asini.

In verità, si tratta di qualcosa che aveva già visto una prima applicazione quasi quattro anni fa: pioniere allora era stato il Comune di Castelbuono, in provincia di Palermo, e proprio FORUM PA lo aveva adeguatamente segnalato, riconoscendo la bontà dell’iniziativa “Asino: antico ‘strumento’ per un moderno progetto” nell’ambito del Premio Regionando ’07. A seguire, stessa modalità ecologico-ambientale era stata poi adottata da Santa Maria a Monte, vicino a Pisa. L’uso di questi animali, quindi, sta prendendo pian piano piede – anzi: zoccolo – a dimostrazione che talvolta le belle idee non devono contare su tecnologie particolari e costi esorbitanti. Un sano e semplice ritorno alla natura, con l’impiego di quadrupedi un tempo “macchine” insostituibili per l’uomo e invece da decenni ormai quasi ripudiati dall’avvento della modernità – si potrebbe dire “rifiutati” – che invece proprio per risolvere il problema dei rifiuti vengono di nuovo “modernamente” in nostro aiuto: mi immagino un potente raglio asinino di soddisfazione corale che sale soddisfatto verso il cielo. 

Nella storia che stiamo raccontando succede che ogni martedì, mercoledì e venerdì i somari “in carico” alla PA di Cuccaro Vetere del posto faranno il giro delle strade paese raccogliendo ogni giorno un diverso tipo di rifiuti: vetro, carta, plastica, indifferenziati non riciclabili (quelli organici invece non vengono raccolti: saranno trattati attraverso il compostaggio domestico).

Gli animali lavoreranno al posto dei furgoncini, mezzi meccanici che indubbiamente costano molto di più e la cui manutenzione stava progressivamente diventando impossibile da sostenere. Inoltre, è opportuno sottolineare che un asino non inquina, e non comporta (né crea) problemi quando cammina nelle viuzze e nei vicoli dei centri storici. Naturalmente, gli animali in questione devono essere trattati nel migliore dei modi, ben nutriti e accuditi, i carichi e gli orari di lavoro non devono risultare eccessivi, e le cure in caso di infortunio o malattia all’altezza. In fondo, gli stessi diritti che dovrebbero riguardare ogni lavoratore “umano” e che invece sono sempre più difficili da far valere, con l’aggiunta che essendo i protagonisti in questione – novelli “professionisti” del pulito cittadino – dei semplici somari, non possono nemmeno protestare in caso di trattenuta per malattia in un busta paga, un “corollario cartaceo” che per i quadrupedi non è assolutamente previsto.

È indubbia, quindi, la creatività mostrata in questo caso nell’affrontare le difficoltà in un periodo perdurante di crisi come quello attuale, ma viene però di conseguenza spontanea una domanda: non è che magari c’è già qualcuno che sta pensando a come allargare questo tipo di “collaborazione a quattro zampe”? Viste le positività acclarate derivanti dall’uso degli asini-spazzini per diverse ragioni – prima fra tutte quella di essersi rivelati lavoratori indefessi, silenziosi e non rivendicativi – magari qualche altra idea sul loro “uso”, direttamente a danno di umani ritenuti meno complessivamente affidabili, è già in fase avanzata di studio. Il consiglio è quello, però, che è molto meglio fermarsi lì: non si deve dimenticare che l’asino è anche storicamente considerato (guarda un po’!) animale fannullone per eccellenza nell’immaginario popolare, e non sia mai che a tirar troppo la (sua) corda vada poi a finire che il relativo complimento, da qualche tempo esclusivamente riservato ai “colleghi” uomini e donne del settore, se lo becca anche lui che in fondo ne vanta già l’andazzo…