'O sole mio. Intervista a Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico. - FPA

‘O sole mio. Intervista a Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico.

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Il giorno dopo l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge che riapre le porte al nucleare abbiamo intervistato, a margine del convegno sulle politiche energetiche, Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico.

13 Maggio 2009

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Letizia Pica

Articolo FPA

Il giorno dopo l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge che riapre le porte al nucleare abbiamo intervistato, a margine del convegno sulle politiche energetiche, Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico.

Sottosegretario, è di ieri la notizia che entro 6 mesi verranno scelti i siti per l’insediamento delle centrali nucleari.
Nel 1987 l’Italia ha votato, con un referendum, la fine del nucleare.

Da allora sono passati 22 anni e ancora non sappiamo dove e come smaltire le scorie…

Io sono convinto che, perché il ritorno del nucleare sia un processo credibile è necessario costituire un’Agenzia per la sicurezza nucleare. Quest’agenzia accorperà in sé tutte le competenze che attualmente sono all’Enea e all’Ispra, i più grandi esperti italiani in materia, che potranno dare tutte le garanzie necessarie.
Lo smaltimento delle scorie deve essere contenuto all’interno del piano industriale di una centrale. Noi stiamo parlando di centrali che hanno quarant’anni di vita. Nel piano industriale che ogni investitore deve presentare, c’è un quota parte del bilancio dedicata, in maniera vincolante, al decommissioning (lo smantellamento n.d.r).
Per le scorie del passato dobbiamo accelerare con Sogin il decomissiong, tutto questo legato all’individuazione di un sito per un deposito unico nazionale in cui faremo affluire le scorie che ora sono giacenti in Italia e che per ora vengono, in parte, trasferite in Francia riprocessate e restituite dopo un po’ di anni.

Quelle che lei descrive sono operazioni complesse, costose con un rischio ambientale elevatissimo e durevole nel tempo. L’Enea che lei citava ha fatto sì che Carlo Rubbia, premio Nobel della Fisica, andasse in Spagna a fare quello che in Italia non gli hanno consentito di realizzare. Un nuovo impianto per sfruttare quella che lui definisce “la fonte energetica del futuro: il solare termodinamico”
Ho avuto modo di conoscere Rubbia e ovviamente lo stimo. Credo che alla base di questa questione ci sia soprattutto il progetto sul solare termodinamico. In Sicilia sta avanzando un’iniziativa dell’Enel proprio sul termodinamico.
Qual è il problema? Noi non abbiamo delle estensioni territoriali adeguate per riuscire a sviluppare in maniera significativa questa tecnologia. Questo non vuol dire che non bisogna farlo. Noi, per esempio, abbiamo gli incentivi più generosi di Europa sul solare fotovoltaico e il nostro obiettivo è arrivare a 2.220 Mega Watt di installazione entro il 2011. Se potrò fare qualcosa tenterò di convincere Rubbia a tornare da noi.

Secondo lei è più semplice realizzare adeguate estensioni territoriali per il termodinamico o un sito unico in Italia disposto ad accogliere le scorie?
È ovvio che la popolazione preferisce il solare ma il problema è che il rendimento energetico di questo tipo di impianti, rispetto a quelli di una centrale a gas o nucleare, è molto più basso.