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Finanziaria e disabilità: ecco cosa cambia

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L’art. 10 del decreto 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” riguardante la “Riduzione della spesa in materia di invalidità” contiene gli interventi mirati a ridurre le false invalidità e riportare le spese relative all’invalidità civile entro limiti accettabili.

17 Giugno 2010

Articolo FPA

L’art. 10 del decreto 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” riguardante la “Riduzione della spesa in materia di invalidità” contiene gli interventi mirati a ridurre le false invalidità e riportare le spese relative all’invalidità civile entro limiti accettabili.

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Lo scorso 26 maggio si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione della manovra finanziaria, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha espresso alcune considerazioni in merito all’invalidità civile e all’ingente costo che da essa deriverebbe a danno della crescita economica italiana. Proprio per sollevare la finanza Pubblica da questo "peso" di circa 16 milioni di euro l’articolo 10 del decreto 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” mira a ridurre la spesa in materia di invalidità.

Ecco cosa cambia:

Invalidità parziale
Fino al 31 maggio 2010, i cittadini riconosciuti con una percentuale di invalidità civile compresa tra il 74% e il 99% venivano considerati «invalidi parziali». La manovra interviene sulla percentuale minima di invalidità richiesta per la concessione dell’assegno (256,67euro): sarà elevata all’85% a partire dal 1° giugno 2010. Il limite varrà solo per le nuove domande.

Revisioni
Altro punto che è stato modificato riguarda le «rettifiche per errore» delle prestazioni economiche erogate. Il secondo comma dell’articolo 10 prevede l’istituto della "rettifica per errore": in caso di errore commesso in sede di attribuzione, concessione o erogazione, l’INPS potrà operare una rettifica.

Responsabilità dei medici accertatori
Un altro punto importante del Decreto riguarda la responsabilità di tutti i medici che attestino falsamente una condizione di salute. Nello specifico per i medici vengono previsti da 1 a 5 anni di reclusione e multa da euro 400 ad euro 1.600 oltre al risarcimento del danno patrimoniale e di immagine, licenziamento e radiazione dall’albo.

Verifiche
Il Decreto ha previsto che l’INPS effettuerà 500.000 verifiche straordinarie totali entro la fine del 2012, così distribuite: 100.000 nel 2010, 200.000 per il 2011 e 2012.

La manovra, però, non è stato bene accolta dalle associazioni di rappresentanza dei disabili i “veri” che hanno reagito con una serie di lettere aperte, comunicati e annunciato una manifestazione in piazza.

Dando per scontato che la lotta alla “truffa dei falsi invalidi” sia qualcosa con cui non si può non concordare proviamo a vedere quali sono le motivazioni alla base di queste proteste.

In un comunicato dell’Associazione Italiana Persone Down (APID) si legge: “Condividiamo gli interventi previsti nei confronti dei medici che attestano le false invalidità, dei quali, finalmente, viene riconosciuta la responsabilità penale; condividiamo gli interventi di controllo. Non possiamo invece condividere quanto previsto dal comma 1 con il quale la percentuale minima per presentare la domanda sale dal 74% all’85%”.
Grazie a questa nuova norma da oggi una persona maggiorenne disoccupata che viene riconosciuta invalida, potrà accedere all’assegno mensile solo se con una percentuale di invalidità compresa tra l’85% e il 99% (per il 100% esistono altri interventi).
L’osservazione (più che legittima) dell’APID è: “cosa c’entrano i falsi invalidi con questo provvedimento?”

Dando uno sguardo alle statistiche, infatti si nota che quasi tutti i casi di false invalidità scoperte nel nostro paese riguardano riconoscimenti di stati di cecità totale.
Sempre stando ai numeri, invece, le tabelle del Ministero della Salute attribuiscono alle persone affette da sindrome di Down (trisomia 21) una percentuale di invalidità civile che parte dal 75%.
Se non sappiamo quanti “falsi invalidi” colpirà questo provvedimento, l’AIPD ci spiega che moltissimi “veri invalidi” saranno, invece, penalizzati.

Una contestazione di tipo diverso arriva, invece, dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap): “Dichiarare che esiste una correlazione tra il numero di pensioni di invalidità e la bassa competitività di un paese – si legge in un comunicato – è un grave stigma. L’invalido viene visto come un "parassita" che blocca la competitività”.

Secondo la Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese – 2009, in Italia il costo per l’invalidità (comprese le pensioni di reversibilità) incide per l’1,5% del PIL contro il 2% della Germania, l’1,8% della Francia, il 2,3% del Portogallo, l’1,7% della Polonia, il 2,4% del Regno Unito. Spendono meno dell’Italia: la Grecia, la Bulgaria, l’Estonia e la Romania.
Per concludere sempre nella Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese – 2009, si legge che in Italia l’evasione fiscale incide per ben il 22% del PIL. 

Un’ultima critica arriva poi dal sistema dei controlli e della troppa facilità con cui chi risulta soggetto ad una revisione può presentare ricorso, aggiungendo la propria causa alle altre 400mila cause pendenti in materia di invalidità civile, e avendo come massimo disincentivo il pagamento delle spese del ricorso. Per Carlo Giacobini, direttore del Sito Handylex.org e della rivista HandylexPress “Un giro di affari di 2 miliardi e 800 milioni di euro”.

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