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Formazione del Pnsd, partenza col turbo con tante perplessità

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Si è avviata la formazione del PNSD, in un modo che può definirsi tumultuoso. Alla valutazione positiva sulla “ripartenza” della formazione si affiancano diverse perplessità, dal modello formativo alla frammentazione delle scelte, con proposte formative molto diversificate e con percorsi che non prefigurano una grande coerenza del sistema

29 Aprile 2016

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Antonio Fini, dirigente scolastico

Il Piano Nazionale per la Scuola Digitale si è decisamente avviato, anzi qualcuno sostiene che sia partito …sgommando un po’ troppo!

In pochi mesi, l’aria che si respira nelle scuole è innegabilmente diversa. L’introduzione delle figure istituzionali, l’animatore digitale (AD) e il team per l’innovazione, ha già sortito effetti significativi. In rete si è parlato molto soprattutto dell’animatore digitale: recentissimo il post di Piercesare Rivoltella che ne individua precursori, padri, addirittura nonni, oltre che delinearne le competenze, ma è un pullulare di ambienti social, dai gruppi Facebook a canali dedicati su Telegram, nei quali si stanno riversando speranze, entusiasmi, dubbi, idee, progetti, paure e forse anche già qualche disillusione.

Per quanto riguarda le infrastrutture, si sono succeduti bandi, su fondi europei e nazionali, ultimo quello, potenzialmente davvero innovativo, dedicato agli atelier creativi nelle scuole del primo ciclo.

Molto lavoro, nella maggior parte delle scuole. La novità dei PON estesi a tutto il territorio nazionale, ad esempio, ha costituito un vero e proprio terremoto, al quale non tutte le scuole erano preparate, soprattutto per i pesantissimi oneri burocratici aggiuntivi che questi programma europei prevedono.

Le regioni del Sud, in questo caso, sono avvantaggiate, avendo avuto occasione di beneficiare dei fondi europei da diversi anni. Anzi, i loro insegnanti, dirigenti, DSGA sono oggi molto spesso apprezzati formatori per le scuole di altre regioni che si affacciano per la prima volta a questo tipo di esperienza.

Si è soprattutto avviata la formazione, in un modo che può ben definirsi tumultuoso. Intanto quella dedicata agli animatori digitali, ma anche quella per il team e, anche se solo in misura ridotta, per dirigenti scolastici e direttori amministrativi (DSGA). E’ stato dato nuovo impulso anche alla formazione diretta a tutti i docenti, in linea con quanto previsto dalla L. 107/2015, pur ancora in assenza dell’attesissimo Piano Nazionale della Formazione che il MIUR non ha ancora pubblicato.

Il lato decisamente positivo è questa innegabile “ripartenza” di una formazione estesa a tutti, con articolazioni mirate e centrate sulle diverse figure.

Le modalità organizzative non sono forse state ottimali: dal lato delle scuole i problemi derivanti dall’utilizzo del SIDI, il principale portale web di servizio del MIUR, che non è sicuramente noto per flessibilità operativa e disponibilità; dal lato dei docenti, anche dal punto di vista gestionale vi è stata (e forse ancora perdura) una certa confusione anche terminologica, tra poli e snodi formativi, corsi afferenti ad un certo decreto ministeriale o ad un altro, tempistiche non sempre chiare.

In ogni caso, in quasi tutte le Regioni è partita la formazione degli animatori digitali (AD), le figure che probabilmente costituiscono il fattore chiave per la riuscita dell’intera “operazione PNSD”.

Ogni Ufficio Scolastico Regionale ha emesso bandi per la selezione di progetti formativi, affidati a poli regionali e snodi sul territorio, un’organizzazione complessa che ha avuto come risultato una grande varietà di progettazioni, con proposte formative molto diversificate. Se da un lato questa modalità operativa ha dato la possibilità di dispiegare le capacità progettuali di tante scuole, dall’altro alcuni, anche tra gli stessi AD, rilevano come la mancanza di linee guida o almeno di un modello comune a livello nazionale, comporti il rischio di una frammentazione eccessiva.

Siamo solo alle prime battute, quasi ovunque si sono tenute soltanto le prime lezioni in presenza e sono state appena attivate le piattaforme per le attività online, tuttavia è già possibile individuare alcuni elementi di interesse:

  1. la maggior parte dei programmi di formazione per gli AD prevede una modalità blended, con incontri in presenza che non superano di solito le 10/12 ore complessive, da completare in molti casi a settembre. Si sono quindi rispolverate le “classiche” piattaforme e-learning (con Moodle sempre protagonista) ma si sperimentano anche soluzioni più moderne come Fidenia;
  2. continua ad essere molto utilizzata la lezione frontale. In alcuni casi, è stato fatto notare dagli stessi corsisti quanto spesso si parli di didattica innovativa utilizzando metodi assolutamente tradizionali! D’altra parte, non è certo semplice organizzare attività laboratoriali significative per centinaia di persone, dovendo ovviamente fare i conti con un budget limitato;
  3. l’estrema varietà tra le competenze possedute, il grado e ordine di scuola di provenienza, in sintesi il variegatissimo background culturale degli AD. La scelta dell’AD è stata effettuata in modo molto diverso, c’è chi ha privilegiato il bagaglio di competenze tecnologiche, chi invece ha puntato sulle soft skills tendenti al significato profondo del termine “animatore”. Il risultato è che negli elenchi degli AD in formazione si scorgono nomi di esperti di altissimo livello, che avrebbero molto meglio figurato tra i formatori. Questa grande differenza di competenze costituisce ovviamente anche un problema per lo svolgimento dei programmi formativi: qualcuno rischierà di annoiarsi e al contrario altri troveranno forse alcuni contenuti troppo oltre il proprio livello;
  4. i contenuti. Anch’essi estremamente vari: in alcuni casi si è preferito puntare maggiormente sugli aspetti metodologici, ovvero sul ruolo dell’AD, cercando quindi di fornire strumenti legati alla gestione dei progetti, in particolare di formazione. Altri hanno scelto invece un orientamento più contenutistico, proponendo argomenti più tecnologici o didattici, dal coding ai metodi didattici innovativi. Vetrina di contenuti o focalizzazione sul ruolo, sono forse i due estremi;
  5. un’ultima osservazione riguarda la sequenza temporale della formazione, così come prevista dal Miur incrociando azioni diverse (DM 762, DM 435 e fondi PON). La necessità di implementare gli obiettivi proposti dal PNSD avrebbe forse dovuto suggerire un percorso che, muovendo dal coinvolgimento delle figure di governance della scuola (DS, DSGA), si spostasse successivamente sugli AD e sui team per l’innovazione. In questo modo si sarebbero evitati alcuni fraintendimenti, favorendo invece una partecipazione attiva da parte di chi deve guidare l’innovazione nella scuola. Si è preferita (forse per necessità amministrative) la strada contraria (partenza dai corsi per i Team, subito dopo o contemporaneamente gli AD, e solo successivamente DS e DSGA, per poche ore), con gli effetti che, si può immaginare, non prefigurano una grande coerenza del sistema.

Qualche perplessità la desta anche il modello generale della formazione, sempre centrata sul “corso”. Eppure, nella nota del MIUR dello scorso gennaio (n. 35 del 7/1/2016) si parla esplicitamente di “un nuovo format per le attività formative” che superi la tradizionale necessità di “frequentare per un certo numero di ore corsi di aggiornamento routinari e basati essenzialmente su conferenze”, con modalità di valutazione e certificazione innovative come il riferimento al portfolio professionale.

La formazione degli AD, forse, poteva essere il primo banco di prova per sperimentare questi nuovi formati, ma inevitabilmente questo avrebbe richiesto tempi più lunghi per la messa in opera delle attività. L’AD, ricordiamo, è già nel pieno delle sue funzioni, dal dicembre scorso, ma sta ricevendo solo ora la prevista formazione. Attendere oltre, forse, non sarebbe stato possibile.


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