PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme

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Circa 11 miliardi di euro della Missione 4 del PNRR riguardano la ricerca in filiera e il trasferimento tecnologico alle imprese. Una grande opportunità per le nuove generazioni e per il paese nella sua complessità. Sapremo spendere bene queste risorse? Il 28 aprile scorso FPA ha organizzato un incontro sul tema in partnership con DELL, Intel e VMware, per confrontarsi con i delegati della ricerca e i responsabili dei sistemi informativi dei principali atenei italiani. Ecco i principali spunti emersi

6 Maggio 2022

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Redazione FPA

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La Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), come del resto tutta la grande misura di rilancio economico prevista dal Next Generation EU e integrata dall’Italia con il Piano Nazionale per gli investimenti complementari, è una grande opportunità che, partendo dal tema dell’innovazione dei settori dell’istruzione e della ricerca, arrecherà benefici alle nuove generazioni e al Paese nella sua complessità.

Il 16,12% del PNRR, per un totale di 30,88 miliardi, è stato infatti destinato alla creazione di “un nuovo sistema educativo più forte, con al centro i giovani, per garantire loro il diritto allo studio, le competenze digitali e le capacità necessarie a cogliere le sfide del futuro”, come si legge nel sito del Mef Italia Domani tutto dedicato alle informazioni e aggiornamenti ufficiali sul PNRR. Nello specifico, circa 11 miliardi di euro riguardano la ricerca in filiera e il trasferimento tecnologico alle imprese, attraverso bandi del Ministero dell’Università e della Ricerca che finanziano i partenariati estesi ai centri di ricerca e alle aziende, la creazione dei Centri Nazionali dedicati alla ricerca di frontiera in ambito tecnologico, il rafforzamento di Ecosistemi dell’innovazione come leader territoriali di ricerca e sviluppo e la realizzazione di un sistema integrato di Infrastrutture per la Ricerca e l’Innovazione.

“Non si tratta solo di saperli spendere, ma saperli spendere bene”, come dichiara Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA in apertura del “Confronto” organizzato il 28 aprile scorso da FPA in partnership con DELL, Intel e VMware e dedicato agli interventi attuativi delle misure del PNRR su cui ci si è confrontati con i delegati della ricerca e i responsabili dei sistemi informativi dei principali atenei italiani.

Migliorare formazione e ricerca per innovare il Paese

Il PNRR, attraverso progetti trasversali e interdisciplinari e la necessaria condivisione di esperienze e conoscenze, sta dando la possibilità di consolidare e rafforzare prassi volte a creare occasioni di sinergie tra università, ricercatori e mondo delle aziende attraverso progetti che hanno un impatto sulle infrastrutture degli atenei e sul territorio. Sono investimenti che si estendono a tutto il sistema Pese e riguardano da molto vicino tutto il futuro dell’Italia.

Le componenti della Misura 4, difatti, riguardano il miglioramento della competitività e dell’offerta formativa, partendo da un’analisi delle criticità del nostro attuale sistema di istruzione, formazione e ricerca.  

Il “Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido all’Università” è la componente 1 della Missione 4 del PNRR, che conta investimenti per 2,6 miliardi di euro, e ha come obiettivi:

  • favorire l’accesso alle università, lavorando nella duplice direzione di rafforzare sia il momento dedicato all’orientamento per la scelta del percorso di studi e sia del collegamento con il mercato del lavoro;
  • migliorare l’offerta formativa, ampliando le competenze linguistiche, scientifiche e tecnologiche dei principali attori universitari, dagli studenti al corpo docente;
  • sostenere e ad ampliare i dottorati di ricerca.

“Dalla ricerca all’impresa” è la componente 2 della Misura 4 che attraverso 9 miliardi di euro di investimenti mira a:

  • rafforzare la ricerca e a favorire la diffusione di modelli innovativi;
  • sostenere l’innovazione tecnologica;
  • favorire l’innovazione potenziando le infrastrutture di ricerca, il capitale e le competenze.

A questi si aggiungono oltre 6 miliardi di euro stanziati dal MIUR con altre iniziative e bandi come l’avviso pubblico che riguarda i “Partenariati estesi alle università, ai centri di ricerca, alle aziende per il finanziamento di progetti di ricerca di base” di 1,61 miliardi di euro, di cui almeno il 40% nelle regioni del Mezzogiorno, che ha come obiettivo quello di rafforzare il comparto della ricerca a livello nazionale ed europeo attraverso progetti e programmi che possono riguardare 14 tematiche, dall’AI, alle Neuroscienze, dalla creatività, alla cultura umanistica.

Sfide e interrogativi

Durante l’incontro sono stati affrontati insieme i possibili elementi di criticità da tenere in considerazione e le best practices che mirano all’attuazione delle iniziative previste dal PNNR rispettando tempi e aspettative. “Siamo tutti d’accordo su quale sia l’obiettivo, il tema ora è come raggiungere questo obiettivo e portare a terra delle soluzioni che condividiamo”, per dirla con le parole usate da Gianni Dominici. 

Di fronte ad un Piano di Ripresa e Resilienza che mette in campo cifre che sono di molto superiori a quello che il piano Marshall stanziò dopo la Seconda Guerra Mondiale, non sono mancate anche riflessioni su alcuni interrogativi che al momento restano aperti. Tra questi il necessario snellimento della burocrazia, la capacità di gestione delle sinergie, di ristrutturazione dei piani formativi e di ricerca, soprattutto restando nei tempi previsti dal PNRR e dai bandi.

Non da ultimo, anche il necessario superamento dei divari territoriali e il miglioramento nel modo di fare rete tra il mondo della ricerca e quello della produzione e dell’industria, come richiesto anche nei bandi che mettono il partenariato pubblico privato tra i requisiti necessari. 

Innovazione, digitale e conoscenza

“Oggi – come ha spiegato Fabrizio Liberatore, Local Public Sector Sales Director di Dell Technologies Italia – siamo allo stato della consapevolezza, per costruire un’Europa e un’Italia più intelligente si punta sempre di più sull’innovazione, che è sempre di più connessa al digitale, in un modello orientato allo sviluppo fondato sulla conoscenza. Abbiamo una buona comprensione di cosa serve per rinnovare, abbiamo una chiarezza sulle nostre potenzialità. Dobbiamo costruire un’infrastruttura  agile, moderna, flessibile, sicura, scalabile per gestire in modo resiliente questi cambiamenti”.

Come affermato da Dominici “l’Italia è un Paese pieno di energie vitali, di eccellenze, che spesso non fanno rete e sistema perché non è condiviso un progetto Paese”. Subito è arrivata la risposta di Dell Technologies che, come spiegato da Liberatore, è pronta a cogliere la sfida del PNRR nel collaborare con ricerca e università per far sì che “la prossima ondata di studenti trovi quel terreno fertile per scegliere di rimanere in Italia, sia per lavorare che per fare ricerca”.

“La partenza direi che è ottima – ha aggiunto Liberatore -, ci sono stati molti bandi gestiti nei tempi e la missione 4 è quasi tutta indirizzata in pochi mesi, unica tra tutte le missioni del PNRR. A questa si sono affiancate molte iniziative del Ministero per la Coesione e altri Fondi europei. Dobbiamo essere bravi nel farci la domanda se stiamo veramente aiutando i settori in cui possiamo essere leader in futuro, soprattutto quelli relativi al digitale che sta muovendo più del 50% dell’economia mondiale. Si apriranno scenari potenziali con il 5G e con l’AI molto interessanti da un punto di vista economico e non dovremmo tralasciare anche il link con le altre missioni, perché la ricerca avrà molta interdisciplinarità e il digitale riteniamo che sia il principale elemento abilitante. Come Dell Technologies intendiamo investire e mettere a disposizione le competenze e le soluzioni tecnologiche per progettare quelle piattaforme digitali che sono innovative e guardano al futuro soprattutto nei settori in cui cerchiamo di sviluppare maggiore competitività come l’agritech”.

Una call to action per l’alta formazione

L’inserimento nel mondo del lavoro di personale altamente specializzato è invece il trait d’union tra Università, Ricerca e Intel, come illustrato da Andrea Toigo, EMEA Territory Sales Director Network Edge & Connectivity di Intel Corporation il quale ha lanciato una vera e propria call to action al mondo della ricerca e dell’Università che potrebbero essere interessati “ai nuovi investimenti di Intel che dovrebbero partire tra il 2025 e 2027 e dovrebbero avere un livello di formazione preventivo”.

“L’ammontare degli investimenti che Intel ha intenzione di fare – ha affermato Toigo – porterà posti di lavori altamente specializzati, ricerca e sviluppo. C’è sicuramente la necessità di lavorare congiuntamente [ndr: con le università] per capire come avere una sufficiente capacità di forza lavoro opportunamente formata sul territorio. Per l’Italia inizialmente è previsto un investimento di quasi 4 miliardi e mezzo di euro per costruire una fabbrica di “assembling e testing”. Si parla di assunzioni dirette da parte di Intel di circa 1500 persone altamente specializzate e altri 3500 addetti nell’indotto. C’è una necessità di sinergie in Italia tra enti di ricerca e sviluppo e l’industria per formare questo tipo di personale”.

Cloud e Cybersecurity a supporto del PNRR e dell’innovazione

Cloud vuol dire neutralità, interoperabilità. migrazione, federazioni, reversibilità. sostenibilità e sovranità e può dare “un contributo trasversale ed integrato” a supporto del PNRR e dell’innovazione della PA.

“Il tema cloud è un tema centrale nel PNRR – ha illustrato Rodolfo Rotondo, Business Solution Strategist Director di VMware –, legato a un concetto di ecosistema di interoperabilità che sia ad uso della ricerca e dell’innovazione, ma federabile ad esempio con l’industria, nella parte del cloud cosiddetto “pubblico e aperto” o con le Telco, pensando al 5G. È uno scenario complesso con una serie molteplice di attori, è necessario aprirlo alla possibilità di condividere informazioni e fare innovazione”. Parlando di cloud, la sovranità digitale è altrettanto importante, ossia “la possibilità di poter creare degli ecosistemi di innovazione in cui dati e informazioni siano interoperabili all’interno di confini nazionali ben definiti e con l’utilizzo di strumenti di sicurezza previsti da AgID prima e ora dall’Agenzia nazionale di cyber security. Pensare ad un cloud, inoltre, significa pensare anche ad una soluzione sostenibile dal punto di vista delle risorse energetiche, avendo contezza di quanto un progetto sta consumando. Anche questo è un tema di innovazione abbastanza importante”.

In sintesi, il cloud offre l’opportunità di poter lavorare insieme, in ambienti sicuri e sostenibili, mettendo a disposizione il know-how, condividendo le risorse e accompagnando il Paese verso la transizione digitale. Un’iniezione di fiducia verso le opportunità che digitale e innovazione mettono in campo per supportare i nuovi investimenti previsti dal PNRR per ricerca e università, come detto anche da Liberatore, “il digitale e la ricerca sono bellissimi perché consentono a tantissime persone di poter costruire questo futuro e di poter lasciare qualcosa di veramente positivo alle nuove generazioni”.

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