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Scuola Digitale, alla ricerca di un equilibrio tra centralizzazione e autonomia

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I lavori del Cantiere Scuola Digitale proseguono attraverso incontri in presenza e discussioni online. Il materiale che viene fuori dai confronti è molto ricco, in modo da permettere un confronto sempre più ampio. Qui altri spunti significativi

8 Luglio 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

I lavori del Cantiere Scuola Digitale proseguono attraverso incontri in presenza e discussioni online. Il materiale che viene fuori dai confronti è molto ricco, e credo sia utile via via condividerlo, in modo da permettere un confronto sempre più ampio.

Riprendo quindi alcune delle valutazioni che erano emerse durante i tavoli tematici attivati (con una modalità ispirata a quella del “world cafè” [i] ) nell’ambito dell’ultima edizione di ForumPA, perché mi sembra che siano abbastanza significative e che quindi sia utile proporle al confronto con qualche riflessione di corredo.

Andiamo per ordine, secondo lo schema definito dal Cantiere, e quindi rispetto ai quattro focus:

  1. ambienti di apprendimento e organizzazione dei processi di apprendimento;
  2. formazione del personale;
  3. contenuti digitali;
  4. governance del Piano Nazionale Scuola Digitale e collegamento con la ricerca e gli ambienti internazionali.

Naturalmente le correlazioni tra i focus sono molto strette, e nel merito si cerca di sottolinearle e valorizzarle. Un filo rosso sembra legare tra loro le diverse riflessioni e, semplificando, è la ricerca di un equilibrio tra richiesta e necessità di centralizzazione su alcuni ambiti (soprattutto di indirizzo) e autonomia del territorio, a livello di scuole (o di reti di scuole), vista in particolare come necessità di autonomia operativa. Ma esaminiamo le valutazioni con maggior dettaglio.

Ambienti di apprendimento e organizzazione dei processi di apprendimento.

Qui gli elementi emersi si riferiscono alle precondizioni per gli ambienti, non tanto in termini di spazi e di metodologie quando di infrastrutture, di normative e di competenze:

  1. la precondizione della connettività (chiaramente decisiva per tutto questo tema) non è per nulla scontata in diverse regioni. Il rischio è che in diverse aree dell’Italia le scuole possano davvero attivare ambienti di apprendimento virtuali soltanto tra qualche anno;
  2. la necessità di razionalizzare la normativa sulla sicurezza dando chiare indicazioni per la realizzazione degli spazi innovativi;
  3. la debolezza dell’accompagnamento dei docenti, soprattutto su questo tema così innovativo, e di una formazione adeguata, rischia di impedire le possibilità di cambiamento.

La formazione del personale

Qui gli elementi emersi si riferiscono sia al modello di governo della formazione e degli interventi di accompagnamento sia ai contenuti specifici della formazione e alla gestione della loro qualificazione:

  1. bisogna superare la frammentazione attuale del piano formativo, con indicazioni più specifiche anche sui contenuti, sul metodo, e sui requisiti dei formatori;
  2. bisogna definire un modello per assicurare formazione di qualità per lo sviluppo di una cultura digitale a tutti gli insegnanti (non solo a dirigenti e animatori digitali);
  3. bisogna prevedere formazione specifica manageriale per dirigenti (DS e DSGA).

Contenuti digitali

Qui gli elementi emersi si legano immediatamente a interventi prioritari che si suggerisce di avviare:

  1. identificazione e sviluppo delle professionalità e alle competenze necessarie per le biblioteche scolastiche;
  2. sviluppo linee guida e indicazioni per l’autoproduzione, la condivisione, la validazione, la strutturazione e un chiaro focus sulla fruizione dei contenuti;
  3. sviluppo linee guida e indicazioni adeguate, tecniche e strutturali, per i contenuti e le piattaforme proposte dagli editori.

Governance del Piano Nazionale Scuola Digitale e collegamento con la ricerca e gli ambienti internazionali

Qui gli elementi emersi si riferivano ad aspetti di diverso tipo, dalla comunicazione alla gestione del rapporto tra centralizzazione delle indicazioni di indirizzo e autonomia operativa:

  1. la scarsa visibilità dei piani del Miur (si conoscono le iniziative di dettaglio solo poco prima che vengano avviate) impedisce una programmazione delle attività delle scuole (e anche degli operatori privati);
  2. la formazione è frammentata, parcellizzata, manca una governance su metodi, contenuti, … e non sono previsti indicatori di qualità per la valutazione degli interventi;
  3. l’approccio agli interventi tramite bandi aumenta la burocrazia e defocalizza rispetto alla “sostanza”.

Tutti elementi che possono portare a identificazione di suggerimenti e di proposte per migliorare il percorso attuale di grande innovazione avviato grazie al PNSD. Attività di elaborazione, cruciale, in questo momento in corso e su cui il contributo degli attori coinvolti è fondamentale.



[i] E, per quanto mi riguarda, sulla base del progetto realizzato con ASAP per la Regione Lazio.

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