La difesa italiana tra innovazione tecnologica e risorse professionali altamente qualificate

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Nel contesto attuale il fattore umano si conferma elemento centrale e cruciale. Oltre ad innovare e a potenziare gli assetti operativi, in un’ottica di operazioni multidominio, occorre tenere in debita considerazione quello che definirei il Core System ovvero la persona

25 Febbraio 2026

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Vincenzo Falzarano

Gen. D. (r), Senior Advisor area Difesa - Accenture

Foto di note thanun su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/persone-che-ballano-sul-palco-con-luci-blu-GI10ZiPO_3w

Questo articolo è tratto dal capitolo “Tecnologie” dell’Annual Report 2025 di FPA (la pubblicazione, chiusa nel dicembre scorso e presentata il 21 gennaio 2026, è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)


Il contesto geo strategico attuale, segnato da un crescente aumento delle tensioni internazionali, acuite dal conflitto in Ucraina e dalla crisi in Medio Oriente, ha spinto l’Europa a intraprendere un percorso di investimenti significativi nel settore della Difesa.

Questi interventi si inseriscono, in parte, nel più ampio processo avviato con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che ha coinvolto l’intera Pubblica Amministrazione, compreso il comparto Difesa, in una trasformazione digitale profonda e senza precedenti.

Siamo di fronte a una nuova fase storica, caratterizzata da minacce complesse e scenari in rapida trasformazione che impongono una rivalutazione dello strumento militare nel suo complesso. Tale trasformazione dovrà consentire a tutti gli stakeholder di far fronte alla crescente molteplicità delle sfide attuali. Il conflitto, visto in un’ottica “moderna”, impone di orientare lo sforzo sul potenziamento delle operazioni militari guidato dall’introduzione delle nuove tecnologie – quali l’impiego intensivo dell’intelligenza artificiale (IA) – dalla garanzia della resilienza del dato e dalla sicurezza informatica, consentendo di operare sempre di più in contesti multi-dominio.

Occorre dunque ridefinire le capacità militari che, in quanto Soldati e Sistemi d’Arma, pur restando il cardine della Difesa di un Paese, non sono più sufficienti. Diventa indispensabile un’integrazione con algoritmi, sensori intelligenti, piattaforme autonome, e con la capacità di trasformare enormi quantità di dati in informazioni e decisioni operative in tempi sempre più ridotti.

L’IA è diventata un elemento strutturale del conflitto futuro. L’evoluzione tecnologica ha dato origine a quello che oggi viene definito “smart warfare”, un nuovo paradigma di conflitto caratterizzato da sistemi autonomi, flessibilità di impiego e capacità operative potenziate. L’impiego dell’IA in settori quali le operazioni, la logistica, la modellazione e la simulazione, così come nei sistemi autonomi e nei processi decisionali, richiede non solo investimenti significativi ma anche una revisione e un’analisi del modo di gestire e impiegare lo strumento militare.

Nel settore della Difesa i progetti finora realizzati nell’ambito del PNRR hanno interessato principalmente ambiti come la digitalizzando di processi e le procedure organizzative che non erano direttamente associate allo strumento operativo.

L’esigenza attuale è quella di sviluppare sistemi a favore della sicurezza del Paese, rafforzando allo stesso tempo quella “deterrenza” e “resilienza” che ne costituiscono la spina dorsale.

La sfida che si trova ad affrontare il settore della Difesa è quindi sia tecnologica che organizzativa. Se insieme a un processo innovativo altamente tecnologico non si mette in atto anche una revisione dell’organizzazione e dei processi, si rischia di avere degli strumenti che non produrranno gli effetti desiderati. Il cambiamento, necessità ampiamente condivisa e indispensabile per un successo di lungo termine, ha sempre rappresentato per il mondo della Difesa una problematica difficoltosa da affrontare, ostacolo arduo da superare.

Nel contesto attuale il fattore umano si conferma elemento centrale e cruciale. Oltre a innovare e a potenziare gli assetti operativi, in un’ottica di operazioni multi-dominio, occorre tenere in debita considerazione quello che definirei il Core System ovvero la persona, investendo adeguatamente su di essa in formazione e addestramento.

La tecnologia rappresenta uno strumento indispensabile, ma i risultati che derivano dalla sua attuazione dipendono dalle persone che le utilizzano. Per questo motivo, è fondamentale continuare a investire nella crescita e nella formazione del capitale umano e abbracciare un nuovo cambio di paradigma che coinvolga dimensioni diverse.

In primo luogo, per reclutare risorse sempre più rispondenti all’impiego di sistemi innovativi, la Difesa dovrà rivedere i propri processi di selezione, introducendo meccanismi maggiormente valutativi delle competenze e delle motivazioni. È inoltre necessario sviluppare campagne di comunicazione mirate a informare adeguatamente i giovani sul loro futuro nelle Forze Armate, valorizzando l’importanza del lavoro svolto al servizio del Paese, offrendo opportunità di crescita professionale, continua e di alto livello, progressioni di carriera basate sull’impegno e sul merito.

Queste progressioni di carriera si dovrebbero fondare su percorsi formativi sempre più specifici, che integrino l’innovazione anche nei metodi di apprendimento, attraverso l’utilizzo stesso di intelligenza artificiale, sistemi di modellazione e simulazione e realtà aumentata tramite la creazione di ambienti virtuali altamente evoluti. Questi strumenti permettono di associare ai concetti teorici simulazioni pratiche secondo il principio del massimo realismo. Questo approccio renderebbe possibile l’impiego di personale più consapevole delle proprie capacità, professionalmente addestrato e preparato nel rispetto concreto del principio “train as you fight”, in tempi ridotti rispetto al passato e con risultati di indubbia rilevanza. Per riuscirci sarà necessario interagire con tutte le Istituzioni, al fine di disporre di talenti con un background adeguato grazie a programmi scolastici che, oltre a fornire una solida base culturale, stimolino l’interesse verso settori ad alto contenuto tecnologico, fondamentali per il progresso del Paese e per le esigenze della Difesa.

A completamento del quadro, la progressiva adozione di nuove tecnologie potrà consentire di disimpegnare risorse da attività ripetitive e standardizzate per dedicarle ad attività più strategiche e a maggior valore aggiunto. In quest’ottica, occorrerà prevedere dei percorsi strutturati di reskilling e/o upskilling in grado di adeguare tempestivamente le competenze del proprio personale e di adattarle all’evoluzione tecnologica dei sistemi militari.

Nella definizione dei profili del proprio personale, la struttura militare dovrà individuare con chiarezza le competenze richieste e identificare sia quelle trasversali (ovvero associate allo status), sia quelle tecniche, specificando la formazione, l’esperienza e le responsabilità associate a ciascuna figura.

In questo contesto un approfondito assessment che analizzi i reali livelli di competenze del proprio personale oltre un mero attestato, è fondamentale per delineare i gap da coprire e avviare azioni programmatiche coerenti con i futuri piani di sviluppo dello strumento militare, in modo da disporre di una reale capacità operativa nei tempi richiesti.

L’innovazione tecnologica dovrà interessare tutti i domini: aereo, terrestre, marittimo, spaziale e cyber, con un approccio integrato che ne massimizzi l’efficacia operativa, la sostenibilità logistica, la formazione e l’addestramento. Un impegno di tale portata può essere efficacemente sostenuto solo attraverso meccanismi in grado di mettere in stretta connessione mondo militare, imprese, università e centri di ricerca secondo un processo virtuoso che orienti gli sforzi verso un obiettivo comune.

Oggi, gli attuali conflitti e le tecnologie a essi associati evolvono a ritmi rapidissimi, imponendo un’accelerazione nello sviluppo e nell’innovazione senza precedenti. Per evitare lo scenario secondo cui molte tecnologie restano bloccate prima di raggiungere l’utilizzo sul campo – ovvero non restino impantanate nella cosiddetta “valle della morte” – occorre sviluppare meccanismi di finanziamento pluriennali certi e adeguati alla complessità della sfida.

Se da un lato si stanno definendo e pianificando i finanziamenti con determinazione e chiarezza, dall’altro è fondamentale intervenire sulle modalità di utilizzo di tali ingenti capitali, per evitare che lo sforzo si riveli vano. Occorre, di conseguenza, avere la certezza di disporre di procedure di procurement adeguate, meccanismi che devono essere rivisti per rispondere alle specificità degli acquisti militari, puntando su semplificazione, resilienza e controllo efficace.

Una semplificazione delle procedure servirebbe, da un lato, a ridurre i tempi, evitando che i programmi si blocchino in meccanismi ripetitivi e ridondanti di controllo e, dall’altro, a garantire la certezza della catena di approvvigionamento e l’omogeneità dei materiali – specie quelli non specificatamente di armamento ma fondamentali per l’impiego dello strumento militare – con l’IA che ne rappresenta un esempio emblematico.

Applicare tout court le regole della concorrenza agli acquisti delle FA non dà sempre il risultato atteso. È anche necessario porre in essere ogni possibile sforzo affinché la produzione resti entro i confini italiani ed europei, non in ottica protezionistica, ma per dare concretezza al concetto di resilienza.

L’instaurazione di un costruttivo rapporto tra pubblico e privato nel settore della Difesa rappresenta un driver determinante per il conseguimento degli obiettivi prefissati e per la sicurezza del Paese. Non più un rapporto cliente-fornitore ma una relazione di fiducia tra partner che, nell’accettare i rischi, condividono pienamente gli obiettivi da raggiungere.

In conclusione, le tecnologie emergenti rappresentano una grande opportunità ma anche un’inderogabile necessità per il settore della Difesa. Intelligenza artificiale, informatica quantistica e sicurezza cibernetica svolgeranno un ruolo sempre più determinante per garantire la superiorità operativa e la sicurezza del Paese.

Gli investimenti rappresentano un motore essenziale per rafforzare resilienza, efficienza e prontezza dello strumento militare. A questi va strettamente correlata una crescita programmata e strutturata delle persone – soldati, tecnici, operai, ingegneri – attraverso un impegno condiviso di tutte le organizzazioni, pubbliche e private. Solo così sarà possibile contare su professionisti altamente qualificati, valorizzare il capitale umano e perseguire il nobile obiettivo della sicurezza del nostro Paese.

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