Nuove frontiere dell’IA: siamo pronti per una PA “agentica”?
Sta per concludersi la consultazione sulle nuove Linee Guida AgID per lo sviluppo e il procurement di sistemi di IA. Tra i punti evidenziati c’è l’evoluzione verso prodotti di intelligenza artificiale basati su architettura agentica. È un nuovo paradigma, che solleva interrogativi cruciali sulla prontezza delle nostre pubbliche amministrazioni e sulle modalità con cui governare il cambiamento a partire da questioni cruciali come il tema della delega e della responsabilità e il confine tra supporto e sostituzione dell’attività umana
10 Aprile 2026
Michela Stentella
Direttrice testata www.forumpa.it

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L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale sta portando la Pubblica Amministrazione verso un nuovo paradigma: quello dell’IA agentica, ovvero sistemi capaci non solo di rispondere a quesiti, ma di compiere sequenze di azioni, orchestrare compiti, eseguire comandi e interagire direttamente con file e sistemi operativi. Questa trasformazione solleva interrogativi sulla prontezza delle nostre istituzioni e sulle modalità con cui governare il cambiamento, a partire da questioni cruciali come il tema della delega e della responsabilità e il confine tra supporto e sostituzione dell’attività umana.
A FORUM PA 2026, il 10 giugno, approfondiremo questi temi all’interno della tavola rotonda “Verso una PA “agentica”, tra sicurezza e nuova relazione con il cittadino”. Nel frattempo, ci portiamo a casa diversi spunti di riflessione dal “Digital experience FORUM PA”, la seconda edizione dell’evento organizzato da FPA in collaborazione con Adobe che si è svolta ieri a Roma. Un’importante occasione di confronto, che ha permesso di far emergere opportunità e criticità di questa nuova frontiera dell’IA pubblica, con alcune parole chiave ricorrenti: velocità del cambiamento, qualità del dato, trasparenza, privacy, etica, competenze.
Un contesto articolato e complesso, quindi, che vede una serie di soluzioni già implementate dalle pubbliche amministrazioni italiane, ma che spesso non sono coordinate tra loro. Lo ha evidenziato nel suo intervento Luca De Angelis, Dirigente dell’Area vigilanza e sicurezza di AgID, che ha ricordato come tra gli obiettivi dell’Agenzia ci sia proprio quello di raccogliere non solo le esigenze delle amministrazioni, ma anche le soluzioni già messe in campo, così da abbandonare logiche isolate e puntare sull’integrazione, attraverso la creazione di un registro di soluzioni che favorisca il riuso.
Tra le esperienze emerse nel corso dell’evento, ce ne sono diverse che ritroveremo e potremo approfondire al prossimo FORUM PA. Per citarne solo una, che mette in evidenza anche la centralità del raccordo e della collaborazione tra enti, ricordiamo il SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa), la piattaforma del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali realizzata in collaborazione con INPS, che utilizza l’intelligenza artificiale per far incontrare le competenze dei lavoratori con le posizioni vacanti delle imprese.
Oltre il chatbot: i vantaggi per la PA
Secondo De Angelis, la fase sperimentale dell’introduzione dell’IA nella PA si può considerare chiusa, ora bisogna passare a una gestione consapevole e strutturata, dove la tecnologia è guidata da regole solide e da una visione strategica di ampio respiro. La reale esigenza della PA non risiede nei chatbot classici o nei modelli linguistici (LLM) ad uso generico, bensì in strumenti che fungano da supporto al personale. L’obiettivo non è la sostituzione del lavoratore, ma il potenziamento delle capacità amministrative attraverso l’automazione di compiti complessi. Esempi concreti di questo valore aggiunto sono la classificazione automatica dei documenti e la gestione intelligente delle PEC in ingresso verso i protocolli informatici, ambiti in cui l’IA può ridurre drasticamente i tempi di lavorazione e gli errori materiali.
Le criticità: sicurezza e supervisione umana
Il passaggio a un’IA “capace di agire” introduce tuttavia sfide di sicurezza senza precedenti. Un’analisi del CERT-AgID evidenzia come un agente IA, se non correttamente interfacciato, possa inavvertitamente rivelare informazioni sensibili o eseguire errori progettuali presenti nel codice a cui è collegato. La sicurezza deve quindi essere considerata una componente integrante dell’architettura fin dall’inizio e non un elemento accessorio, aggiunto a posteriori, poiché la prevenzione e la revisione del codice prima del rilascio sono l’unico modo per garantire che l’intelligenza artificiale rimanga sotto il controllo umano.
Un’altra criticità riguarda il rischio di automation bias, ovvero la tendenza umana a fidarsi eccessivamente dei sistemi automatizzati. In un contesto agentico, la supervisione umana rimane imprescindibile: anche in compiti come la protocollazione automatica, l’errore della macchina deve essere previsto e la decisione ultima deve restare sempre in capo all’amministrazione.
Come lavorare: governance, interoperabilità e “orchestratori”
Proprio in questi giorni si chiude la consultazione sulle nuove Linee Guida per lo sviluppo e il procurement di sistemi di IA, che si aggiungono a quelle sull’adozione andate in consultazione lo scorso anno. Le Linee Guida. previste dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026, hanno visto una genesi complessa, data anche la velocità dei cambiamenti in atto. Non a caso, come ha evidenziato De Angelis, nella prima bozza di Linee Guida sullo sviluppo, appena pochi mesi fa, si parlava di agenti ancora in senso molto generale, mentre ora il concetto di “agente singolo” è stato superato, evolvendo verso il concetto di “orchestratore”. L’orchestratore si pone al centro del sistema di IA, coordinando l’accesso ai dati, i diversi modelli LLM e i tool operativi tramite API o protocolli specifici (Model Context Protocol). Le Linee Guida sul procurement evidenziano in particolare come per garantire la sostenibilità degli investimenti sia essenziale evitare il lock-in tecnologico. Le PA devono progettare sistemi basati su “blocchi” interoperabili e standardizzati, garantendo la possibilità di sostituire singole componenti tecnologiche senza dover ricostruire l’intera infrastruttura.
Gestione del cambiamento: la vera frontiera per la PA
Per chiudere, facciamo un piccolo passo indietro all’editoriale di Gianni Dominici della scorsa settimana, il cui spunto ha fatto anche da perfetta introduzione all’incontro di ieri. L’IA non può e non deve essere solo uno strumento, ma deve diventare un “agente che collabora alla trasformazione della PA”. Non dobbiamo usare l’IA come se fossero delle “rotelle da applicare alla vecchia bicicletta della burocrazia”, ma dobbiamo partire dal ripensamento dei processi e accompagnare l’adozione dal punto di vista tecnologico a processi di change management all’interno delle organizzazioni. Anche di questo parleremo al prossimo FORUM PA, in tanti appuntamenti presenti all’interno del programma congressuale.