Sovranità del dato e resilienza nella PA centrale: flussi digitali sicuri e interoperabilità al centro della trasformazione digitale del MEF
Territorialità del dato e resilienza significano anche poter garantire la continuità operativa, distribuendo i servizi su infrastrutture affidabili e assicurando che ogni componente del sistema possa dialogare con le altre attraverso API sicure e standardizzate. Grazie a un modello a strati, nel quale piattaforme SaaS, verticali gestionali e banche dati nazionali dialogano tra loro senza trasferire la proprietà del dato, il MEF gestisce oggi i procedimenti digitali in modo più efficiente ma anche pienamente conforme alle direttive ACN. L’intervista a Francesco Paolo Schiavo, Direttore della Direzione dei Servizi del Tesoro (DST) del MEF
27 Maggio 2026
Patrizia Licata
Giornalista

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La sovranità digitale di un Paese si misura anche nella capacità di esercitare il controllo sui propri dati, a partire da quelli che la Pubblica Amministrazione raccoglie su cittadini e imprese. Oggi la modernizzazione della PA non passa più dalla costruzione di sistemi isolati e customizzati, ma dall’integrazione di servizi standardizzati, scalabili e nel tempo, garantendo quella sovranità del dato che oggi il legislatore indica come best practice.
Ma come conciliare le esigenze di sicurezza e innovazione?
Il Cloud certificato ACN e una rigorosa governance dei dati – che include l’attenzione all’interoperabilità – possono rappresentare il trade off tra efficienza e protezione. Per la PA questo significa anche accelerare i tempi di attivazione dei servizi digitali, ridurre i costi di gestione infrastrutturale e garantire livelli più elevati di sicurezza e continuità operativa.
L’adozione di infrastrutture conformi alle direttive nazionali garantisce infatti business continuity e piena aderenza al quadro normativo, spingendo la PA verso quel rigore tecnico richiesto dai nuovi decreti. Il nuovo Piano Transizione 5.0 ne è l’attuale conferma: l’inclusione dei canoni Cloud e SaaS tra gli investimenti incentivabili attraverso i meccanismi di agevolazione fiscale segna il superamento definitivo dei vecchi modelli on-premise a favore di ecosistemi agili.
L’efficacia di questa visione trova riscontro concreto nel progetto per la gestione dei procedimenti digitali condotto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con Anthesi e la soluzione elixForms.
Il MEF e la sovranità del dato
Per il MEF il tema della sovranità del dato ha una valenza particolarmente delicata. Molti dei servizi gestiti rientrano nel perimetro di sicurezza nazionale e trattano informazioni ad alta criticità. Di conseguenza, la strategia adottata si basa su un principio cardine: utilizzare infrastrutture cloud conformi alle direttive ACN, mantenendo il controllo pubblico sulla titolarità e sulla classificazione delle informazioni trattate. La trasformazione digitale coincide con la scelta strategica.
“La territorialità del dato e la continuità operativa sono imprescindibili per gestire procedimenti come le istanze di indennizzo per irragionevole durata dei processi e per errore giudiziario, le domande di ammissione al gratuito patrocinio di fronte alle Corti di giustizia tributaria ovvero gli accessi per i ristori alle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità”, afferma Francesco Paolo Schiavo, Direttore della Direzione dei Servizi del Tesoro (DST) del MEF. “Oggi siamo in grado di garantire sicurezza e conformità con un ecosistema realmente interoperabile, nel quale il front-end SaaS dialoga con le componenti centrali dell’amministrazione senza creare silos informativi. Abbiamo introdotto una piattaforma resiliente, sicura e rapidamente adattabile alle esigenze operative”.
La strategia adottata dal MEF dimostra che il punto di partenza per l’implementazione di una soluzione Cloud in SaaS deve essere la corretta classificazione delle informazioni trattate, cui debbono corrispondere adeguati strumenti per assicurare la sovranità sul dato, in linea con le indicazioni ACN. Parallelamente, l’interoperabilità è essenziale: permette lo scambio delle informazioni necessario per i compiti assegnati – sempre garantendo che il dato d’origine resti sotto il controllo di chi ne detiene la titolarità.
“Il MEF sta favorendo l’integrazione, tramite interoperabilità, fra le diverse componenti, quali SaaS (per gestire il front end), verticali gestionali (per gestire il back end), banche dati unificate e, in particolare, banche dati nazionali – su tutte, l’Anagrafe nazionale della popolazione residente – come fonte autorevole del dato”, spiega Schiavo. “È un modello a strati, in cui ogni componente dialoga con le altre senza cedere la titolarità delle proprie informazioni”.
Questo modello permette di evitare ridondanze e rischi di data loss tipici di contesti in cui la gestione dei procedimenti digitali continua a poggiare su ecosistemi frammentati, con moduli PDF statici, caricamenti manuali, sistemi legacy non interoperabili, protocolli separati e workflow spesso dipendenti da attività umane ripetitive.
I rischi della frammentazione dei flussi
In tali contesti scarsamente standardizzati, nei momenti di maggiore pressione – come durante campagne di bonus o bandi ad alta partecipazione – le infrastrutture faticano a sostenere i picchi di accesso e si può andare incontro a interruzioni operative. Per questo il MEF ha indirizzato parte della gestione documentale e procedurale verso un modello cloud interoperabile, capace di separare il front-end dei servizi dalla logica gestionale interna.
“La modernizzazione del Cloud e l’interoperabilità riescono a garantirci la flessibilità necessaria per i servizi al cittadino, nonché la continuità operativa anche in scenari critici. Inoltre, le soluzioni SaaS introducono una standardizzazione e una velocità che favoriscono l’innovazione. Il tutto mantenendo pieno controllo sulla governance delle informazioni”, indica Schiavo.
I dati del progetto MEF con Anthesi: le istanze gestite con elixForms
La soluzione elixForms di Anthesi (su cloud OVHCloud, certificato ACN) ha permesso al MEF di modernizzare in tutta sicurezza la gestione telematica di diversi procedimenti consentendo l’acquisizione strutturata delle istanze direttamente online.
I procedimenti gestiti della Direzione dei Servizi del Tesoro riguardano servizi istituzionali che sono volti prevalentemente all’erogazione di indennizzi ai cittadini per motivi diversi. Nel 2025 sono stati quattro i servizi per i quali si è riusciti ad acquisire telematicamente le richieste di erogazione dei benefici grazie a elixForms e altrettanti sono previsti per il 2026. In tal modo si arriverà a completare la digitalizzazione del front-end per tutti i molteplici servizi della Direzione.
elixForms opera come front-end di raccolta strutturata. I dati vengono consegnati ai sistemi di back-office gestiti da SOGEI e interagisce con il sistema di protocollo e documentale del MEF.
Il dato viene validato già nella fase di compilazione, riducendo errori e incompletezze, quindi trasmesso in tempo reale ai sistemi centrali del Ministero tramite API protette. Le informazioni raccolte alimentano direttamente i verticali di back-office, i sistemi di protocollo, i database amministrativi e le piattaforme di gestione dei pagamenti, eliminando passaggi manuali e duplicazioni. “Questa architettura garantisce l’interoperabilità tra il front-end digitale e l’infrastruttura ministeriale esistente, senza sostituzione dei sistemi legacy”, sottolinea Schiavo. “Il back-office è pienamente integrato: elixForms ‘consegna’ il dato ai database dei pagamenti e a protocolli specifici grazie all’interoperabilità dei sistemi. Per noi questo è un elemento fondamentale: elixForms funge da ‘collettore intelligente’, che valida i dati alla fonte e li trasmette istantaneamente ai sistemi centrali del Ministero tramite API protette”.
I benefici del cambiamento culturale
I risultati di questa soluzione SaaS certificata sono concreti e misurabili: semplificazione negli adempimenti per gli utenti, eliminazione di molte lavorazioni manuali, acquisizione organizzata delle informazioni, riduzione dei tempi del procedimento per l’erogazione del servizio.
Particolarmente rilevanti sono due aspetti, sottolinea Schiavo. Da un lato, c’è “l’elevata continuità del servizio rispetto a soluzioni custom e la migliore gestione di eventuali picchi negli accessi”. Dall’altro, emerge lo stimolo alla trasformazione fornito dalle soluzioni SaaS.
“Essendo standard, queste soluzioni costringono la Pubblica Amministrazione a ripensare i propri processi, guidandola fuori dalle tradizionali resistenze al cambiamento grazie alla possibilità di identificare soluzioni comuni, eliminando presunte ‘particolarità’ che non hanno vera ragione d’essere, ma sono frutto più che altro della prassi”, conclude Schiavo. “È un beneficio forse meno atteso, ma più duraturo”.