Oltre il rischio geopolitico: come il Cloud sovrano mette in sicurezza i dati della PA italiana
Il momento di tensione geopolitica che stiamo vivendo impone alla PA di ripensare il modello di gestione e protezione dei dati pubblici. Sempre più informazioni sono a rischio e solo con un Cloud sovrano italiano, o europeo, si possono mettere le basi per una gestione ottimale dei dati della pubblica amministrazione
20 Aprile 2026
Maurizio Costa
Media producer

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Cybersecurity, geopolitica, intelligenza artificiale, Dati e Cloud sovrano sono temi che, sempre più di frequente, troviamo nei titoli e nell’agenda dell’informazione quotidiana. E questo accade per motivazioni diverse che potrebbero convergere pericolosamente.
La cybersecurity
“Negli ultimi cinque anni la frequenza degli incidenti ha registrato una crescita costante, con una marcata accelerazione tra il 2024 e il 2025: da 3.541 a 5.265 incidenti, pari a un incremento annuale del 48,7%, il più elevato mai registrato”. Sono i dati del recente rapporto Clusit sulle offensive cyber note a livello mondiale.
Al dato quantitativo si affianca un deterioramento qualitativo: nel quinquennio analizzato, la gravità media degli eventi è andata crescendo anno dopo anno. Quasi il 90 per cento degli incidenti sopramenzionati proviene da campagne di cybercrime, ma il dato più preoccupante riguarda la mappa delle vittime di questi attacchi. Stando ai numeri del Clusit, a livello mondiale il 12,2 per cento delle vittime afferisce al settore Governativo, Militare o delle Forze dell’Ordine (+37 per cento rispetto al 2024), mentre il 10,6 per cento è riconducibile al settore Healthcare. Questi numeri alzano un campanello d’allarme: uno dei settori più a rischio include vaste porzioni della nostra pubblica amministrazione.
Geopolitica e IA
In questo contesto, appare necessario considerare tanto lo scenario geopolitico globale quanto la sedimentazione strutturale dell’intelligenza artificiale. Sotto il primo profilo, dal rapporto leggiamo che, nonostante il settore dello spionaggio e dell’Information Warfare sia intaccato in misura minore rispetto agli altri comparti, è proprio in questo ambito che si concentra la maggior parte degli incidenti critici o estremi (ovvero quegli attacchi che hanno ripercussioni molto pesanti su chi li subisce). Anche l’intelligenza artificiale ha il suo peso: sempre più attaccanti utilizzano sistemi di IA per automatizzare le operazioni di cybercrimine, ampliando il bacino di coloro che possono essere attaccati. D’altro canto, però, l’intelligenza artificiale può aiutare i difensori, fornendo sistemi sempre più in grado di contrastare le offensive in modo automatico.
L’importanza di un Cloud sovrano
Nell’ottica di difendere al meglio i dati e le informazioni della pubblica amministrazione, diventa fondamentale introdurre il concetto di Cloud sovrano. Sebbene il mercato del cloud in Europa sia in forte ascesa, l’egemonia appartiene in larga misura ad aziende estere: quasi il 90 per cento dei provider che operano nel continente è infatti di proprietà statunitense. Inoltre, in questo campo non basta garantire che i server si trovino in Europa: un provider statunitense con infrastrutture ubicate in territorio europeo può essere costretto, per effetto del CLOUD Act, a trasmettere alle autorità USA i dati in suo possesso in qualsiasi momento.
L’architettura proprietaria INIX
Il Cloud sovrano richiede un’indipendenza radicale, sia legale che tecnologica. È per superare questa dipendenza strutturale e colmare un gap di sovranità ormai critico che si inserisce il modello di INIX.
Svincolata dalle dinamiche delle Big Tech estere, INIX ha sviluppato un’architettura cloud proprietaria e al 100% italiana. L’obiettivo è offrire alla PA un ecosistema tecnologico che sia tanto avanzato quanto intrinsecamente semplice e affidabile da gestire. Questa indipendenza non è solo una dichiarazione d’intenti, ma una garanzia certificata: il Cloud di INIX è qualificato ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) ed è presente sul marketplace ufficiale. Scegliere un’infrastruttura di questo tipo significa, per i decisori IT e i DPO, avere la piena garanzia della compliance normativa, blindando i dati sensibili dei cittadini e gli asset strategici dello Stato all’interno del perimetro giuridico italiano ed europeo.
L’espansione dei Data Center italiani
La sovranità digitale, per essere efficace, deve poggiare su fondamenta fisiche inattaccabili. La continuità operativa e il disaster recovery non sono più opzioni negoziabili, specialmente alla luce dei severi requisiti imposti dalla direttiva NIS2. Per questo motivo, il controllo diretto sull’hardware diventa il secondo pilastro fondamentale della sicurezza. L’infrastruttura di INIX è radicata sul territorio nazionale attraverso tre data center italiani, interconnessi e già operativi. Questa rete garantisce elevate prestazioni, latenza ridotta al minimo e una ridondanza che mette al riparo le organizzazioni critiche da qualsiasi interruzione di servizio. Tuttavia, la risposta alle crescenti esigenze di digitalizzazione del Paese richiede investimenti continui: per supportare la migrazione sicura della PA e l’elaborazione di mole di dati sempre più imponente, INIX ha annunciato l’imminente apertura di un quarto data center.
Il futuro del Cloud italiano
Proteggere il patrimonio informativo della Pubblica Amministrazione trascende l’ambito tecnico: è un tema di sicurezza nazionale. In un panorama in cui il rischio geopolitico sui dati è una realtà quotidiana, affidarsi a un provider indipendente e sovrano è l’unica scelta per garantire un’innovazione tecnologica che non scenda a compromessi con la sicurezza.
Per tradurre questa visione in soluzioni operative, il confronto diretto è fondamentale. INIX porterà il suo approccio pragmatico e le ultime novità della sua infrastruttura cloud a FORUM PA 2026. CIO, IT Manager, DPO e dirigenti pubblici potranno così incontrare esperti, approfondire le potenzialità del Cloud sovrano e definire le migliori strategie per mettere in sicurezza i dati delle proprieorganizzazioni.