Infrastrutture IT ibride nella PA: la convergenza necessaria tra Virtual Machine e Container

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Grazie al PNRR, il 75% delle amministrazioni pubbliche italiane ha trasferito i propri dati e applicativi in cloud qualificati. La sfida attuale si gioca sulla convergenza (necessaria) tra Virtual Machine e Container.

27 Ottobre 2026

Foto di Adrian Trinkaus su Unsplash

Con la fine del PNRR, si cominciano a tirare le somme sui risultati raggiunti negli ultimi anni. Nel contesto del piano cloud per la pubblica amministrazione (Misura 1.1 “Infrastrutture digitali” e Misura 1.2 “Abilitazione e facilitazione migrazione al cloud”), è notizia di qualche mese fa che l’Italia ha raggiunto l’obiettivo di trasferire in cloud qualificati i dati e gli applicativi del 75% delle PA. 

Parliamo di oltre 135mila servizi pubblici che sono diventati accessibili e sicuri. Tra le PA che hanno migrato in cloud, ci sono oltre 280 amministrazioni centrali, ASL e aziende ospedaliere, che gestiscono i dati e i servizi più critici tra gli enti pubblici italiani. 

Raggiunto l’obiettivo, adesso bisogna pensare al futuro. Prima di tutto, si dovrà ragionare a livello generale, e soprattutto per gli enti più piccoli, su come manutenere tutta l’infrastruttura avviata con i fondi PNRR. Ragionando sul particolare, invece, la nuova sfida per le PA sarà quella di far convergere le Virtual Machine con i Container. 

Vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando. 

La convivenza necessaria tra Macchine Virtuali e Container 

Oggi l’ecosistema della pubblica amministrazione gira necessariamente su due binari differenti. Se da un lato la digitalizzazione dell’infrastruttura fisica sta portando verso ambienti totalmente virtuali, dall’altro, in alcuni casi, la PA è costretta a rimanere legata a delle Macchine Virtuali. 

Queste macchine non devono per forza appoggiarsi a server fisici presenti nei sotterranei delle sedi delle PA, ma comunque differiscono di molto dalla logica moderna dei Container. Le pubbliche amministrazioni, non certo per lentezza burocratica, ma a causa di logiche che tra poco analizzeremo, sono costrette a convivere con questi due tipi di ambienti differenti. 

Cosa sono le Macchine Virtuali? 

Le Macchine Virtuali sono l’emulazione software di un intero computer fisico, complete di un proprio sistema operativo dedicato e rigorosamente isolate dal resto del server. 

Molte pubbliche amministrazioni possiedono delle applicazioni legacy che devono necessariamente essere ospitate su queste Macchine, per motivi di compatibilità o di sicurezza. I database anagrafici, i sistemi di contabilità di Stato o la gestione documentale possono far parte dei servizi che ancora oggi si trovano nelle Macchine Virtuali: sono applicativi che non possono essere riscritti da un giorno all’altro. 

I server su cui poggiano queste Macchine non devono per forza trovarsi fisicamente nelle sedi delle PA, possono essere tranquillamente ospitati su cloud certificati e mantenere le proprie funzionalità. 

Cosa sono i Container? 

I Container sono pacchetti software leggerissimi che includono solo l’applicazione e i file essenziali per avviarla, condividendo il sistema operativo con la macchina che li ospita. 

I Container si chiamano così perché contengono al loro interno tutte le informazioni necessarie al loro funzionamento (libreria, file di configurazione, pacchetti di dati etc.). Possono essere facilmente utilizzati su dispositivi diversi e questa loro peculiarità consente di ovviare ai problemi relativi alla loro configurazione. 

Avviandosi in frazioni di secondo, i container garantiscono scalabilità istantanea e sono perfetti per i moderni servizi al cittadino (come il Fascicolo Sanitario Elettronico, l’App IO o i portali dei Comuni), che subiscono enormi picchi di traffico. 

Oggi, molto spesso, le PA eseguono applicazioni miste: la parte front-end usata dal cittadino viene erogata da container veloci, mentre i dati sensibili restano custoditi nelle Macchine Virtuali. 

Razionalizzazione della spesa dei due sistemi 

Questa situazione descritta è molto comune e, se pensiamo alle migliaia di pubbliche amministrazioni presenti in Italia, è facile dedurre come sia complicato far coesistere i due sistemi. Complicato ma non impossibile. 

Uno studio pubblicato nel White Paper “The Business Value of SUSE Rancher Prime with Virtualization for Hybrid IT” redatto dall’IDC (International Data Corporation) dimostra i benefici di una corretta gestione delle Macchine Virtuali e dei Container; parliamo di benefici medi annui pari a 3,4 milioni di dollari. 

Per la pubblica amministrazione, questo si traduce in un efficientamento radicale: l’automazione rende i team infrastrutturali più efficienti del 51%, permettendo una riduzione del 27% dei server necessari e un abbattimento del 35% dei costi annuali per sistemi operativi e strumenti terzi.  

Il nodo della sovranità digitale: la strategia SUSE 

In questo scenario si distingue SUSE, multinazionale europea posizionata tra i leader del mercato dal prestigioso Magic Quadrant for Container Management di Gartner.  

L’integrazione delle sue piattaforme SUSE Rancher Prime e SUSE Virtualization crea una soluzione coesa che permette agli operatori IT di gestire in modo efficiente sia i cluster Kubernetes che le Macchine Virtuali. Questo approccio consente di modernizzare l’infrastruttura IT riducendo drasticamente la complessità operativa.  

Per la PA italiana, lo stack di SUSE offre due vantaggi strategici essenziali per la sovranità digitale e la capillarità dei servizi. Da un lato, la matrice europea dell’azienda garantisce la residenza del dato e il rispetto dei rigidi standard di cybersicurezza richiesti dall’ACN. 

Parlare di sovranità digitale, infatti, non si limita al mero mantenimento fisico dei dati all’interno dei confini nazionali o comunitari, ma implica un controllo tecnologico totale ed esclusivo sulle proprie infrastrutture critiche. L’adozione di un approccio open source di solida matrice europea permette alle pubbliche amministrazioni di scongiurare in modo definitivo l’insidioso rischio di vendor lock-in, svincolando lo Stato da rigide dipendenze architetturali, logiche commerciali chiuse o giurisdizioni normative extra-europee. 

In un contesto storico in cui le informazioni rappresentano il patrimonio più strategico del Paese, questa indipendenza garantisce che l’evoluzione, la gestione e la messa in sicurezza dei servizi digitali ai cittadini restino sempre sotto la giurisdizione e il controllo diretto e trasparente della PA. 

Dall’altro, la forte vocazione per l’Edge Computing, abilitata da distribuzioni Kubernetes ultraleggere, permette di estendere le rigorose policy del cloud nazionale fin dentro i server delle sedi più periferiche (come piccole scuole, uffici comunali o presidi sanitari locali) rendendo l’infrastruttura pubblica realmente resiliente e distribuita sul territorio. 

A supportare concretamente l’adozione di questa architettura e a semplificare i complessi processi di approvvigionamento tecnologico per gli enti pubblici, si aggiunge infine uno strumento operativo fondamentale: dal 21 ottobre è infatti attiva la convenzione Consip, all’interno della quale SUSE è ufficialmente presente e operativa con il lotto 1. 

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