Codice delle Autonomie: le prime reazioni

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Il 19 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva un disegno di legge che modifica il Decreto legislativo 267/2000 (Testo unico degli Enti locali) e ridisegna complessivamente il sistema delle autonomie locali, individuando le funzioni amministrative fondamentali che spettano a Comuni, Province e Città metropolitane e semplificando alcuni aspetti dell’ordinamento regionale e locale.

26 Novembre 2009

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Redazione FORUM PA

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Il 19 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva un disegno di legge che modifica il Decreto legislativo 267/2000 (Testo unico degli Enti locali) e ridisegna complessivamente il sistema delle autonomie locali, individuando le funzioni amministrative fondamentali che spettano a Comuni, Province e Città metropolitane e semplificando alcuni aspetti dell’ordinamento regionale e locale.

Il disegno di legge, già approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 15 luglio scorso, costituisce provvedimento collegato alla manovra finanziaria e contiene alcune importanti deleghe conferite al governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione delle province e delle prefetture-uffici territoriali del Governo.

Si prevede una graduale riduzione di enti e organismi, ad ogni livello di governo, con l’obiettivo di ottenere una migliore qualità dei servizi e risparmi di spesa. Il testo prevede, in particolare, un’operazione di riordino e soppressione di organismi decentrati: comunità montane, difensori civici, circoscrizioni di decentramento comunale (salvo che nei comuni con più di 250mila abitanti), consorzi di enti locali (compresi i Bacini imbriferi montani), consorzi di bonifica.

Leggi il Dossier sul sito del Governo

Molto soddisfatto il ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, che in una nota ha dichiarato: “Con il cosiddetto Codice delle Autonomie andiamo finalmente a definire le funzioni delle autonomie locali, stabilendo chi fa che cosa, e ad eliminare migliaia di enti dannosi, con consistenti risparmi di spese per la macchina pubblica e un complessivo snellimento delle strutture amministrative”.
Per Calderoli “Il disegno di legge – in attuazione del titolo V della Costituzione e in linea con l’autonomia finanziaria e tributaria prevista dal federalismo fiscale – individua in maniera puntuale e disciplina le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Razionalizza e riordina, anche al fine del contenimento della spesa pubblica e della riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni statali, gli uffici periferici dello Stato e il sistema dei controlli interni. Prevede, inoltre, lo snellimento dell’apparato amministrativo locale mediante una complessiva rivisitazione dell’impianto degli enti territoriali e una drastica riduzione che porterà al taglio di circa 34mila tra consiglieri comunali, circoscrizionali e provinciali e di circa 15 mila assessori comunali e provinciali. In tutto quasi 50mila poltrone in meno!”.

Critico, invece, il primo giudizio di Conferenza delle Regioni, ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) e UPI (Unione delle Province d’Italia), che hanno parlato di un’accoglienza “parziale e limitata” riservata agli emendamenti presentati in Conferenza Unificata, con l’obiettivo di “costruire un impianto di riforma responsabile, innovativo, di razionalizzazione del sistema istituzionale e di reale federalismo amministrativo”.

È scesa, infine, sul piede di guerra l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), il cui presidente Enrico Borghi ha denunciato un vero e proprio tentativo di “esproprio di sovranità” e “soppressione della rappresentanza” nei confronti dei circa 4.000 piccoli Comuni montani d’Italia.
Leggi i comunicati stampa dell’UNCEM

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