Dal progetto “smart” alla visione strategica

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L’Osservatorio Nazionale Smart City nasce nell’aprile 2012 sulla base della convinzione che la cornice di sviluppo delle smart cities definita a livello europeo, deve essere un modello di riferimento da replicare e adattare alla realtà italiana. Obiettivo dell’Osservatorio ANCI (le cui attività sono realizzate in collaborazione con FORUM PA) è quindi elaborare analisi, ricerche e modelli replicabili da mettere a disposizione dei Comuni italiani che vogliono intraprendere il percorso per diventare “città intelligenti”. Abbiamo chiesto a Paolo Testa, direttore di Cittalia di raccontarci cosa è avvenuto nel primo anno di attività e quali saranno le attività dell’Osservatorio a Smart City Exhibition 2013.

23 Settembre 2013

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Francesca Battistoni

L’Osservatorio Nazionale Smart City nasce nell’aprile 2012 sulla base della convinzione che la cornice di sviluppo delle smart cities definita a livello europeo, deve essere un modello di riferimento da replicare e adattare alla realtà italiana. Obiettivo dell’Osservatorio ANCI (le cui attività sono realizzate in collaborazione con FORUM PA) è quindi elaborare analisi, ricerche e modelli replicabili da mettere a disposizione dei Comuni italiani che vogliono intraprendere il percorso per diventare “città intelligenti”. Abbiamo chiesto a Paolo Testa, direttore di Cittalia di raccontarci cosa è avvenuto nel primo anno di attività e quali saranno le attività dell’Osservatorio a Smart City Exhibition 2013.

Perché l’Anci è interessata al tema della Smart City?

Sono le città che lo chiedono. Ci sono problemi nelle nostre città dati dai cambiamenti sociali economici ed infrastrutturali che richiedono nuovi strumenti per essere affrontati nel modo corretto. Il paradigma Smart City potrebbe essere uno di essi. La Smart City secondo l’Anci è un’occasione che non possiamo perdere perché mette insieme una serie di questioni diverse che sono difficili da affrontare se non in maniera strategica.
La visione della Smart City porta alla costituzione di una piattaforma di relazioni, prima di tutto decisionale, che permette alla città di affrontare in maniera nuova i problemi contemporanei. Ci sono, poi, da considerare i cambiamenti istituzionali quali la nascita delle città metropolitane, la scomparsa delle Province, la nuova organizzazione territoriale, l’aggregazione comunale, le risorse rese disponibili con la nuova programmazione comunitaria (il PON città)… Tutte pportunità che questo paradigma permette di tenere assieme in maniera strategica.

Cosa ha realizzato l’Osservatorio in questo anno di attività?

Stiamo lavorando con più di 50 città su tre linee di attività. La prima è lo sviluppo di conoscenza: i decisori locali hanno bisogno di comprendere qual è il processo per la Smart City e per questo abbiamo deciso di prevedere la scrittura di un vademecum della Smart City che avviene in modo partecipato con le città. Non si tratta di un gruppo di accademici che si chiude in una stanza ma di una scrittura collettiva da parte degli attori, le amministrazioni locali, che è una guida al percorso che porta alla Smart City. La second alinea è quella dei laboratori di apprendimento, che costituiscono l’applicazione pratica di questa conoscenze nei processi di lavoro quotidiano. Chiediamo ai Comuni di partecipare ai laboratori in cui affianchiamo esperti su singole tematiche specifiche e in cui si lavora sui singoli progetti cittadini.  Infine c’è la sperimentazione: avremo la possibilità di inviare esperti in 3 città per sviluppare il piano cittadino di Smart City. Il piano sarà presentato al prossimo FORUM PA di Maggio 2014.

Delle 50 città che fanno parte dell’Osservatorio, ci sono città che hanno fatto da apri pista rispetto ad altre?

Ci sono città che sono più avanti nel percorso e lavorano affianco a noi nella redazione degli strumenti, altre che si sono messe in moto in seguito lavorando su singoli progetti. Altre, infine, una minoranza, che devono ancora cominciare questo percorso. Potremmo parlare di pionieri , inseguitori e ascoltatori.

Possiamo dire che in Italia esistono tante iniziative concrete di Smart city o è un argomento di cui si parla solo sulla carta?

Ci sono molti progetti in Italia al momento, molto concreti. Se dobbiamo trovare un limite a questo è che anche sul piano locale i progetti di Smart City non sono visti in chiave strategica di cambiamento, ma sono interpretati come progetti tradizionali innovativi  solo per la singola policy, ma non per la strategia della città .
Per esempio le applicazioni per infomobilità che cominciano a essere molto diffuse non sono integrate con la vita di quartiere, i temi degli spazi della città, ma sono orientate solo a risolvere un problema contingente (ad esempio l’orario di fermata dell’autobus). Quello che noi invece vogliamo promuovere con questo approccio è una vision strategica basata sulla Smart City che possa aiutarci a costruire la città del futuro.

Cosa succederà a Bologna, a Smart City Exhibition? Quali saranno le attività dell’Osservatorio?

Avremo 4 laboratori di apprendimento in cui lavorando in piccoli gruppi, le città, stabiliranno esse stesse un sistema di messa in comune e trasferimento delle soluzioni adottate, tanto a livello tecnologico quanto a livello culturale e procedurale, e definiranno metodi e progetti da portare avanti congiuntamente.

Il passo più importante è un seminario di presentazione del Vademecum alla presenza del Presidente dell’Anci Piero Fassino che ci sarà il 16 ottobre. Qui daremo le indicazioni operative per governare il processo di pianificazione della città intelligente, esempi ed esperienze avviate nelle città italiane ed europee, un set di strumenti pertinenti ai diversi ambiti della programmazione. Si darà avvio alla fase di sperimentazione in tre delle città promotrici: 3 città saranno accompagnate dall’Osservatorio ANCI nella definizione di un proprio piano strategico che, sulla base di quanto mappato nel vademecum, le porterà a definire nei prossimi sei mesi le tappe e le azioni della propria trasformazione in città Smart.

Infine il 18 ottobre, saremo protagonisti del convegno “Finanziare la smart city: soluzioni a confronto”. É necessario, infatti, lavorare sul fronte dell’attivazione delle risorse finanziarie necessarie per la realizzazione dei progetti, creando reti e mobilitando attori pubblici e privati, all’interno e soprattutto all’esterno del territorio di riferimento. Ci interrogheremo su quali sono i casi più avanzati e più interessanti in ambito internazionale, chi ha ottenuto i migliori risultati, quali fattori critici ha saputo mettere in campo per fare della propria esperienza un caso di successo e se esistono modelli replicabili nel nostro contesto.

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