DIGCOMP, la nuova versione: l’Europa rilancia sulle competenze (nel silenzio dell’Italia)

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Il tema della carenza di competenze digitali è sempre più urgente da affrontare, e la Commissione Europea questo può comportare un aggravio di costi collegati ai nuovi servizi digitali. E’ urgente un’azione di sistema basata su DIGCOMP, la cui nuova versione inserisce i dati come elemento essenziale per la cultura digitale

23 Giugno 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

Il tema della carenza di competenze digitali è sempre più urgente da affrontare, come ha anche messo in rilievo la Commissione Europea nell’ultimo report sulla situazione del digitale nei diversi Paesi, in Italia in particolare il rischio è che lo sviluppo digitale possa rivelarsi non proficuo per parte della popolazione “ L’Italia non ha una strategia globale “digitale di default”, ma ha introdotto alcuni servizi basati su tale principio, come l’iscrizione nelle scuole superiori e le dichiarazioni dei redditi.Tuttavia, a causa delle scarse competenze digitali tra la popolazione, senza una strategia di accompagnamento per le competenze digitali queste azioni aumentano il ricorso a intermediari professionisti, incrementando i costi per gli utenti finali ”.

Questa è la naturale analisi dei dati del Digital Economy and Society Index (DESI), dove una delle situazioni più disastrose per l’Italia è quella relativa alle competenze digitali, e per cui non a caso Agid ha sottolineato come dal DESI 2016 emerga che “ uno degli interventi strategici più urgenti per accelerare il processo di trasformazione digitale del nostro paese è quello di ridurre il gap in termini di competenze digitali ”.

Il gap è particolarmente grave per le competenze digitali di base, per la cittadinanza digitale e per tutti i lavoratori. Per recuperare rapidamente il divario è necessario partire da un framework, consolidato, anche a livello europeo, che possa rapidamente essere utilizzato per le iniziative di sviluppo, grazie anche alla possibilità di disporre di esperienze di confronto e materiali di supporto. Questo framework è ormai con chiarezza DIGCOMP, sviluppato nell’ambito di un progetto europeo e considerato nel DESI come il modello su cui basare le rilevazioni sul livello delle competenze digitali.

Di DIGCOMP è da poco stata pubblicata la prima parte della versione 2 , con l’evoluzione del quadro delle competenze, mentre in autunno sarà pubblicata la parte relativa alla definizione dei livelli di competenza.

Questa evoluzione recepisce i risultati delle principali esperienze di applicazione e, tra gli altri punti cardine, inserisce in modo esplicito la cultura dei dati come componente essenziale delle competenze digitali. Così, ad esempio, la competenza informativa si amplia alla capacità di lettura e analisi dei dati. In un quadro dove sempre più i dati diventano disponibili, infatti, ai cittadini è richiesta la capacità di comprensione, precondizione per il riuso, in ottica di controllo civico, di partecipazione informata, di esercizio pieno della cittadinanza, di abilitazione delle pratiche di open government.

DIGCOMP è quindi sempre più uno strumento essenziale da utilizzare per colmare il gap.

Non a caso, è stato indicato come uno dei framework di riferimento per le competenze digitali di base dalla Coalizione per le competenze digitali promossa da AgID, e anche dal Miur nel Piano Nazionale Scuola Digitale.

Intanto sono sempre di più le esperienze di utilizzo di DIGCOMP nel nostro Paese per la valutazione delle competenze, per la definizione di moduli formativi, in ambito di alfabetizzazione digitale dei cittadini, in ambito scolastico, in ambito lavorativo. Ci sono già traduzioni italiane di buon livello che possono essere riusate e velocizzare la diffusione di DIGCOMP.

Tra queste iniziative, quella lanciata dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e FormezPA , di una community per discutere e raccogliere esperienze di utilizzo del framework DIGCOMP, per l’assessment e lo sviluppo delle competenze digitali di base anche in ambito lavorativo, che si sta già popolando di racconti e di materiali utilissimi.

Una proposta che ha come scopo di valorizzare il sempre maggiore fermento di iniziative intorno a questi temi sia di grande utilità avere un luogo di confronto che favorisca lo scambio di opinioni, materiali, suggerimenti, e possa anche contribuire a velocizzare il recupero del ritardo che purtroppo ancora abbiamo in Italia nell’ambito europeo. Un luogo dove tutti possano dare il loro contributo.

Ma non basta, è il momento che, come auspicato dalla Commissione Europea, si passi ad una strategia unica e organica, con una task force governativa dedicata al tema. Con un primo passo operativo semplice e immediato, ma che dia il senso dell’importanza che questo tema riveste: avviare una traduzione nazionale, predisporre un facile strumento di autoassessment per iniziare a misurarsi e a indirizzare le azioni di formazione, basandosi su esempi già sperimentati come quello andaluso. Un piccolo passo di un programma nazionale strategico che diventa sempre più urgente.

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