Giorgio Martini: il modello gestionale adottato dalle città medie non va disperso

Home Città e Territori Giorgio Martini: il modello gestionale adottato dalle città medie non va disperso

Nel percorso di avvicinamento a FORUM PA Restart Italia di novembre, Gianni Dominici intervista Giorgio Martini, Agenzia Coesione PON Metro, che presenta un’ipotesi su cui si sta lavorando, quella di inserire nel PON Metro esempi di interventi in alcune città medie per poter facilitare un processo di osmosi e di trasferimento di buone pratiche

15 Ottobre 2020

F

Redazione FPA

Ascolta l'articolo

Nel percorso di avvicinamento a “FORUM PA 2020 Restart Italia” di novembre, in questa puntata Gianni Dominici intervista Giorgio Martini, Responsabile di autorità di gestione del PON Città Metropolitane – Agenzia per la coesione territoriale, per il ruolo di rilievo assunto dall’Agenzia di monitoraggio, controllo e accompagnamento delle amministrazioni che sono titolari di programmi che vanno a valere sui fondi comunitari e anche sulle risorse della coesione a livello nazionale, come il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC).
L’obiettivo del Programma è quello di incidere sullo sviluppo nelle aree urbane, ossia nei 14 comuni capoluogo dove in gran parte si concentra il tema della ricerca, dell’innovazione, del capitale umano, luoghi molto sensibili anche agli effetti negativi di questa crisi covid-19.

L’intervista

Il PON Metro in questi anni si è occupato di temi che sono all’ordine del giorno dell’agenda italiana, ma anche e soprattutto dell’agenda europea, infatti al suo interno sono stati individuati, sin dalla sua approvazione, nel 2015, tre driver di sviluppo progettuale che costituiscono l’asse portante di questo programma: la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la mobilità e l’efficientamento energetico, l’inclusione sociale.

“Queste tre tematiche – afferma Martini – hanno fatto in modo che il programma fosse già attrezzato per rispondere alle urgenze conseguenti alla pandemia, quindi abbiamo colto l’occasione di un lavoro che abbiamo fatto in questi cinque anni di attuazione per poter mettere a disposizione i risultati e le esperienze non solo sui progetti finanziati ma anche sui modelli di governance che questo programma ha attivato, per fare in modo che le amministrazioni che partecipano a questo programma, le 14 aree metropolitane del paese, potessero essere un po’ resilienti, più attrezzate sul tema della trasformazione digitale”.

Circa 120 progetti, di cui più di 105 già avviati, hanno riguardato la digitalizzazione dei servizi.
“Abbiamo lavorato su piattaforme abilitanti a sostegno delle piattaforme nazionali, cito come esempio pagoPA, che ci ha portato a rafforzare in molti casi servizi specifici che i singoli comuni svolgevano”.
Gli interventi prevedevano che non solo quei servizi fossero svolti all’interno dei comuni capoluogo, ma che analogo servizio fosse fornito ai comuni della cintura metropolitana. “Quindi – continua Martini – c’è una logica di area funzionale estesa e questo ha permesso di rafforzare alcune forme di collaborazione tra enti locali all’interno della città metropolitana”. Questo ha portato a dei risultati significativi: 13 città si sono agganciate a SPID, 12 città a ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) e 14 città operano con un collegamento diretto su pagoPA.
Attraverso un sistema di valutazione e monitoraggio, lo Smart Metropolitan Index, l’Agenzia ha potuto misurare l’avanzamento dell’effetto di alcuni servizi ed è stato rilevato che anche grazie agli interventi del PON Metro le 14 città hanno avuto un incremento di quasi il 200% dei servizi al sud, a fronte di un incremento dell’80% al nord.

“Anche – continua Martini – per il tema di mobilità abbiamo importanti risorse, quasi 200 milioni di euro e sono state avviati dalle città 80 progetti”. Alcuni interventi presuppongono una stretta connessione con quello che avviene nell’asse uno della digitalizzazione attraverso, per esempio, i sistemi ITS (Intelligent Transport o Transportation) che devono aiutare l’amministrazione a gestire in maniera intelligente il traffico.

Terzo tema fondamentale è quello dell’inclusione sociale. 350 milioni di euro di risorse disponibili, 124 progetti di inclusione sociale finanziati, che vanno dai servizi per l’accompagnamento all’abitare ai percorsi di inserimento lavorativo sociale. “Una parte importante e innovativa di questo programma è quello dell’innovazione sociale, quindi di un processo di coinvolgimento attivo della cittadinanza nella individuazione di progetti che fossero finalizzati a rilanciare o comunque riqualificare i quartieri, delle aree urbane particolarmente degradate”.
Avviati 70 progetti di innovazione sociale, dove alcune città hanno svolto un ruolo guida, nella logica dello scambio di buone pratiche e rete all’interno delle metropolitane, che è fondamentale e lo sarà ancora di più per il futuro, perché a fronte delle scadenze e delle sfide che abbiamo è necessario che i diversi attori locali lavorino insieme.

In attesa di una formalizzazione dell’esistenza di un programma 21-27 e della dotazione finanziaria di cui questo programma potrà avere a disposizione, l’Agenzia ha infatti svolto un lavoro di concertazione e co-partecipazione rafforzata con le 14 città, ha creato degli incontri bilaterali, ha cominciato a esaminare le strategie che le città stanno portando avanti, in una logica di una forte integrazione di un sistema a rete.
Un’ipotesi su cui si sta lavorando è quella di inserire nel PON Metro alcuni esempi di interventi in alcune città medie, per poter facilitare un processo di osmosi e di trasferimento di buone pratiche.

Su questo argomento

Dal Piano Sud al Piano nazionale ripresa e resilienza: mettere insieme le forze per colmare i divari