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I sensori privati incontrano la rete pubblica: un’alleanza che fa bene a tutti

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Metti un sensore installato da un privato cittadino,
aggiungi un’infrastruttura (pubblica) che consente di mettere in rete i dati
rilevati da quel sensore, infine unisci a questo una piattaforma che permette di incrociare diversi dati e restituirli in forma
aggregata. Ecco l’iniziativa di rete pubblica IoT promossa da Lepida per i
Comuni dell’Emilia-Romagna. Ce ne parla Gianluca Mazzini, Direttore generale di
Lepida.

23 Gennaio 2019

La sensoristica non è più un tema per addetti ai lavori. Oggi ognuno di noi ha a disposizione strumenti e tecnologie basate sull’IoT per gli usi più disparati in ambito privato: dai sistemi di allarme e sicurezza per la casa, ai localizzatori per persone e cose, ai rilevatori di temperatura/umidità e sostanze dannose nell’aria, solo per citare alcuni usi. Ma se è ormai abbastanza agevole utilizzare questi sensori e ricavarne informazioni quando sono installati in ambienti chiusi (come appartamenti o uffici), non si può dire lo stesso nel caso in cui si vogliano rilevare dati tramite sensori installati all’aperto. Un esempio? Se voglio monitorare il livello di acqua in un canale che rischia di straripare e allagare la mia casa, dovrò mettere un sensore su un ponte o su un argine. Come posso ricevere e mettere a sistema i dati rilevati da quel sensore? Ecco che gli interessi del privato vanno in questo caso a incontrare l’infrastruttura pubblica (e anche l’interesse pubblico), nel progetto promosso da Lepida, società partecipata in house della Regione Emilia-Romagna per l’infrastrutturazione digitale dei territori.

“Noi abbiamo già una rete ben distribuita su tutto il territorio, siamo già dentro i siti della pubblica amministrazione con diverse migliaia di punti di accesso, da scuole, a municipi, a ospedali, a centri civici. Portare e configurare dentro questi siti già esistenti delle stazioni radiobase con tecnologia LoRa ha per noi un costo molto contenuto. Potremmo quindi dotare agevolmente il territorio di una rete pubblica distribuita per l’Internet of Things e raccogliere su questa infrastruttura pubblica i dati che arrivano da una rete di sensori di proprietà privata. È questa la sperimentazione che stiamo proponendo e che sembra interessare molto i Comuni del territorio, che poi sono anche i nostri soci. Stiamo già partendo in una decina di Comuni con i quali è stata attivata la convenzione”. Così Gianluca Mazzini, Direttore generale di Lepida, ci racconta l’idea di partenza.

Già in passato Lepida ha fatto una sperimentazione in ottica IoT, collegando oltre 2mila nodi che ricevevano informazioni da sensori, in quel caso di proprietà pubblica. L’obiettivo era mettere insieme i dati provenienti da questi sensori che vari soggetti pubblici avevano installato (per esempio per monitorare la qualità dell’aria) e fare in modo che non ci fossero duplicazioni, dato che enti diversi misuravano le stesse cose più o meno nello stesso posto. “Abbiamo cercato di mettere a sistema questi elementi, in quel caso non con la rete LoRa, perché non esisteva, ma con un sistema software che permettesse questa condivisione. Abbiamo quindi maturato un’importante esperienza su come prendere, trattare e condividere questi dati e su come profilare il singolo utente per sottoporgli delle soglie di allarme”, aggiunge Mazzini.

Ora, con questa nuova iniziativa, Lepida mette gratuitamente a disposizione il trasporto del dato, quindi i privati non devono sostenere un costo per interconnettere alla rete i propri sensori. Il dato rimane di titolarità del privato che ha installato il sensore, ma il pubblico lo può utilizzare per le proprie finalità, per le proprie politiche, per i propri sistemi di monitoraggio, per i propri sistemi di allerta, etc. Si vanno quindi a integrare dati e sensori già presenti nel pubblico con i dati del privato, creando un valore aggiunto per tutta la comunità.

“Dobbiamo cercare anche di facilitare l’installazione dei sensori all’aperto da parte dei privati, definendo con i Comuni convenzionati delle regole che stabiliscano a monte i parametri che il sensore deve possedere (per esempio colore e dimensione) per poter essere installato. Il Comune, infatti, da un lato è il soggetto che, grazie alla nostra rete, abilita il funzionamento dei sensori e fruisce dei dati raccolti, dall’altro è il soggetto che deve autorizzare l’installazione di questi nodi nel territorio”.

In conclusione, Lepida installa le stazioni radiobase, quindi abilita il territorio. Il Comune fa azioni di promozione presso i cittadini affinché mettano a disposizione i loro sensori e inviino i propri dati tramite questa infrastruttura. I dati forniti dai privati possono essere incrociati con altri dati ricevuti dalla rete pubblica e messi poi a disposizione di tutti attraverso la piattaforma Sensornet che, come spiega Mazzini, consente di mostrare al proprietario il dato di dettaglio e di restituire a tutti gli altri i dati aggregati. Al momento Lepida sta attivando le convenzioni e dispiegando i primi punti di rete. Non ci sono ancora sensori collegati, ma il riscontro sembra già positivo, dato che diversi Comuni stanno ricevendo dai cittadini richieste in tal senso.

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