EDITORIALE

Il PNRR fallirà se non ridurrà le disuguaglianze, ma per farlo deve coinvolgere le comunità locali

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Il PNRR deve servire a colmare gli storici divari che fanno dell’Italia un Paese in cui crescono le disuguaglianze, ma dall’esperienza di questi mesi e dall’esempio del bando per gli asili nido dobbiamo imparare ad ascoltare i territori e a progettare gli interventi insieme alle comunità locali. I processi di cambiamento non possono essere top down, ma devono seguire un percorso circolare che coinvolga sempre i destinatari come co-autori. Il prossimo FORUM PA 2022 si propone questo obiettivo

18 Marzo 2022

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

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È la sfida delle sfide, l’experimentum crucis in grado di verificare o falsificare la premessa, ossia che il PNRR sia “lo” strumento principe per una ripresa equa e sostenibile. La riduzione effettiva e misurabile delle disuguaglianze è, in estrema sintesi, l’obiettivo di un PNRR che non può essere strumento né di resilienza né di ripresa se non sana i grandi divari del Paese. Divari che lo stesso documento mette in chiaro sin dalle premesse. Divari geografici, divari generazionali, divari di genere.  In questo tragico momento, in cui la sopraffazione militare pare essere invincibile, abbiamo bisogno di accettare che la nostra solidarietà comporti anche privazioni e limitazioni. Ma se vogliamo che la comunità nazionale sia resiliente alle restrizioni di guerra dobbiamo curare che queste non approfondiscano i divari. La nostra incruenta, ma non indolore guerra per essere vinta deve essere sì contro la volenza dell’aggressore, ma anche contro le disuguaglianze che rischiano di aumentare.

PNRR e bandi asili nido: cosa ci insegna la risposta dei comuni

In questo contesto storico appare quindi particolarmente dolorosa la notizia, ampiamente riportata dai giornali, della scarsa risposta da parte dei comuni del sud al bando, parte del PNRR, per la costruzione di nuovi asili nido per la fascia di età 0-3 anni. Il bando, che aveva come scadenza il 28 di febbraio è stato prorogato al 31 di marzo proprio per l’insufficiente risposta da parte di quei territori che, sulla carta, ne avevano più bisogno, perché caratterizzati da una percentuale di posti largamente sotto la media nazionale e drammaticamente inferiori al target previsto dal Piano di 33% di posti sul numero dei bambini residenti.

Per fare qualche numero: erano disponibili 2,4 miliardi per la costruzione degli asili nido 0-3 anni, ma sono arrivate alla prima scadenza (28 febbraio) domande per circa la metà dei fondi e le uniche regioni che hanno presentato progetti che superassero gli stanziamenti sono state quelle in cui la disponibilità di posti negli asili era nettamente superiore alla media nazionale. Una media che – considerando sia l’offerta pubblica, che comunque è la metà del totale, sia quella privata – raggiunge il 26%, ma con grandi differenze territoriali: sia il Nord-est che il Centro Italia consolidano la copertura sopra il target europeo (rispettivamente 34,5% e 35,3%); il Nord-ovest è sotto ma non lontano dall’obiettivo (31,4%), mentre il Sud (14,5%) e le Isole (15,7%) risultano ancora distanti dal target. Se poi parliamo di offerta pubblica si approfondisce il divario: la spesa pro-capite dei comuni per bambino residente va da 149 euro l’anno in Calabria (il 3,1% dei bambini fruisce dell’offerta comunale), a 2.481 euro nella Provincia autonoma di Trento (i servizi comunali accolgono il 30,4% dei bambini sotto i 3 anni)[1].

Le cause della mancata risposta al bando asili nido

Di fronte a questa situazione di marcata disuguaglianza e a questa risposta insufficiente, è possibile proporre più di una spiegazione e, probabilmente, dobbiamo parlare di concause e non di un fattore univoco. Proviamo ad esaminarle.

C’è certamente, come ampiamente abbiamo indicato anche noi in un precedente articolo, una forte carenza di personale nei comuni del Sud, specie i più piccoli, che penalizza la capacità progettuale. C’è un sovrapporsi di bandi (poli per l’infanzia, palestre, mense, nuovi edifici scolastici ecosostenibili, solo per parlare del mondo della scuola) in poco tempo e questo, come sta succedendo anche per altri settori del PNRR, scarica sulle amministrazioni locali una mole di lavoro spesso non proporzionato alle possibilità di svolgerlo e alle pressanti scadenze del Piano.

C’è senz’altro anche la preoccupazione per i costi di gestione successivi alla costruzione degli asili nido. Su questo il Governo ha assicurato che, a legislazione vigente, ci sono per la gestione risorse aggiuntive per 120 milioni di euro per l’anno 2022 a crescere sino a 1.100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027. Non piccole cifre, ma ad un calcolo sommario, se ora i comuni spendono circa 1.2 miliardi per i poco meno di 200.000 posti attuali negli asili nido e ne vogliamo costruire (obiettivo PNRR) altri 228.000 è chiaro che, neanche a regime nel lontano 2027, i 1,1 miliardi saranno sufficienti a coprire le spese. C’è anche, e non ultima, la preoccupazione di non trovare educatori qualificati per un raddoppio del servizio (dall’attuale 14.5% di media nazionale al 33% del target al 2026). Infine, forse anche la comunicazione e l’accompagnamento non sono stati sufficienti, anche se, invero, molto è stato fatto e si sta facendo sia da parte dei Ministeri competenti (Istruzione ed Economia e Finanze), sia da parte di ANCI.

C’è però un’altra possibile causa che vorrei mettere in evidenza: il bando, come tutti gli investimenti del PNRR, non è stato frutto di una consultazione preventiva e approfondita con i beneficiari e forse, dico forse, la priorità per molti piccoli comuni, specie del Sud, non è la costruzione di asili nido per la fascia 0-3 anni, quanto piuttosto la realizzazione dei “poli per l’infanzia” che coprono la fascia di età da 0 a 6 anni e che, quindi, permettono una gestione continuativa del bambino nello stesso luogo e nello stesso comune. Tali poli accolgono in un unico edificio o in edifici vicini strutture sia del segmento 0-3 sia del segmento 3-6 per un migliore utilizzo delle risorse attraverso la condivisione di servizi, spazi e risorse (fonte Ministero Istruzione). Non per nulla il bando per 600 milioni è stato più che coperto dalle domande che hanno coinvolto anche i comuni del Sud. Probabilmente una rimodulazione in questo senso dell’impiego dei 3 miliardi a disposizione per la scolarizzazione della fascia 0-6 anni, che soddisfarebbe comunque gli obiettivi che ci siamo impegnati a raggiungere, potrebbe portare ad una copertura maggiore e più uniforme.

Non ho né cultura specifica né informazioni sufficienti per affermare che sia quest’ultima la causa determinante, ma credo che da questa lezione, così come da altre risposte mancate (e penso anche al famoso bando per i 2.800 esperti per il Sud ancora impantanato) possiamo dedurre che sia mancato un ingrediente fondamentale: l’ascolto del territorio e di chi ci vive.

PNRR: ascoltare e co-progettare. La strada per l’attuazione

Come abbiamo più volte sottolineato, il PNRR è nato in poche stanze ed è stato redatto con una scarsa partecipazione, specie nella fase progettuale, ma per essere attuato deve divenire una sfida collettiva del Paese. Perché questo avvenga NON basta informare, anche con efficacia e impegno, sulle misure né su cosa debbano fare gli enti territoriali: bisogna ascoltare e aprirsi alla co-progettazione degli interventi. Non è buonismo a buon mercato, è l’unica condizione possibile per condividere e quindi utilizzare al massimo le energie vitali che sono presenti, e spesso di grande qualità, anche dove a prima vista le vediamo di meno.

Noi di FPA ci impegniamo in questo senso a promuovere questo moto circolare dell’innovazione e questa necessaria emersione dei bisogni, ma anche delle soluzioni che spesso vengono entrambe dalle comunità locali e dai soggetti che, in esse, svolgono un ruolo di innovatori. Il prossimo FORUM PA 2022 (14-17 giugno) sarà dedicato proprio a questo confronto continuo, a questa partecipazione e collaborazione aperta, che è anche l’unico modo per vincere, in questo momento difficile, la sfida di una ripresa stabile ed equa.


[1] Fonte ISTAT https://www.istat.it/it/files/2021/11/REPORT_ASILI-NIDO-2019-2020.pdf

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