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Politiche per le città: “eppur si muove!”

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Tra interventi importanti, ma frammentati, e il disegno di
una vera Agenda urbana, ecco cosa vorrebbe dalla prossima legislatura Walter
Vitali, Direttore esecutivo di Urban@it

14 Marzo 2018

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Michela Stentella

Pensando alle politiche urbane in Italia, potremmo riprendere la famosa frase attribuita a Galileo Galilei e dire “eppur si muove”. Non siamo del tutto fermi, ci sono stati interventi importanti negli ultimi anni, ma il limite è quello ribadito più volte e da più voci autorevoli: la frammentazione e la parzialità di alcune iniziative. Da questa premessa, comincia la riflessione di Walter Vitali, Direttore esecutivo di Urban@it, il Centro nazionale di studi per le politiche urbane che proprio oggi, 14 marzo, ha pubblicato l’edizione finale del documento ASviS-Urban@it sull’Agenda urbana, nella versione aggiornata dopo la consultazione.

Cosa riprendere e sviluppare: la rinnovata attenzione ai temi urbani

Molti elementi ci dicono come il tema delle città, seppure in modo frammentato, abbia acquisito una sempre maggiore rilevanza nell’agenda pubblica del nostro Paese. L’iniziativa più importante degli ultimi anni è stata senza dubbio il Bando periferie, non solo per la mole dello stanziamento di 2 miliardi e 200 milioni, ma anche perché è stata messa alla prova la progettualità dei comuni capoluogo e delle città metropolitane. Altra importante iniziativa, è stata la Commissione parlamentare d’inchiesta sul tema delle periferie e della sicurezza nelle città, le cui conclusioni sono state presentate il 19 dicembre scorso, quindi pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere. È sicuramente da qui che occorrerà ripartire. In questa relazione, tra l’altro votata all’unanimità, ci sono alcune proposte che come Urban@it condividiamo completamente, che sono richiamate anche nel Dossier che abbiamo pubblicato ad ottobre con ANCI sui progetti presentati al bando periferie e che vorrei mettere in evidenza parlando delle mie aspettative per la prossima legislatura.

Cosa vorrei per il 2018: vedere realizzate tre proposte della Commissione d’inchiesta parlamentare sulla condizione delle periferie urbane

La prima proposta è che nella prossima legislatura si costituisca una Commissione bicamerale per le città e le periferie , quindi si passi dalla straordinarietà della Commissione d’inchiesta all’ordinarietà di una commissione che diventi il luogo dove si esaminano provvedimenti, si acquisiscono pareri, si sviluppano proposte. È un po’ il ruolo che ha la Commissione bicamerale per le questioni regionali, quindi si tratterebbe di affiancare a questo strumento già esistente uno strumento nuovo sul tema delle città e delle periferie. La seconda proposta, che è presente nella relazione conclusiva della Commissione, è l’individuazione di un punto di riferimento all’interno dell’amministrazione centrale che abbia il compito di “coordinare le politiche per le città e di definire l’Agenda urbana nazionale anche attraverso la riattivazione del Cipu”. Questa seconda proposta fa parte anche dei 10 punti di ASviS che sono stati sottoscritti dalle principali forze politiche del Paese. La terza proposta è quella di evolvere l’esperienza del Bando periferie verso un programma ordinario per le zone maggiormente vulnerabili delle città. Un “Piano strategico per le città italiane” di carattere pluriennale (6-10 anni) come evoluzione dell’esperienza dei bandi per le periferie. Anche l’esperienza del Bando periferie, seppur molto positiva, ha infatti il limite che hanno tutti i bandi: viene dato un tempo limitato per partecipare, quindi il rischio è che le amministrazioni presentino solo progetti che hanno già a disposizione e che non sempre coincidono con i problemi più rilevanti che pone il bando. Il primo problema, quindi, è sostenere e finanziare i progetti anche al di là dei bandi. Il secondo è individuare a monte le aree prioritarie, le aree target dove si manifestano i maggiori disagi, perché non tutte le città sono uguali. Questo per esempio è stato fatto nel caso della Strategia per le aree interne, dalla quale si può ricavare molto a livello metodologico. Insomma, facciamo per le aree urbane ciò che si è cominciato a fare per le aree interne. Superare la logica dei bandi significa poi prevedere un meccanismo di finanziamento continuativo, premessa indispensabile per dare continuità al lavoro di progettualità delle città.

Cosa abbandonare: le politiche frammentate

Come ripetiamo ormai da anni, manca prima di tutto una politica integrata e coordinata sulle città. Questo è uno dei punti centrali della riflessione di Urban@it e lo riprendiamo anche nel nostro terzo Rapporto sulle città “Mind the gap”, in cui è presente la proposta di un’Agenda urbana che assuma la forma di un patto tra amministrazione centrale e autorità urbane. Una volta stabilita la politica nazionale, il patto, l’accordo è uno strumento importante perché consente l’attivazione delle energie che sono sul territorio e una loro responsabilizzazione. Proprio oggi, 14 marzo, abbiamo pubblicato l’edizione finale del documento ASviS-Urban@it sull’Agenda urbana , nella versione aggiornata dopo la consultazione. È il primo tentativo di trovare degli obiettivi coerenti con i 17 Goal dell’Agenda 2030 dell’ONU nei diversi campi che riguardano le città. Ricordiamo che la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, approvata a dicembre dal CIPE, prevede un piano di azione proprio con l’individuazione di target, che però non è ancora stato realizzato. Noi l’abbiamo anticipata, individuando i target per le città con un approccio complessivo alla sostenibilità come filo conduttore di tutti i temi del nostro vivere civile. Chiediamo ora che non ci siano due strumenti distinti, ma che l’Agenda urbana, costruita sulla base degli Sdgs, rappresenti proprio l’articolazione urbana delle Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

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