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PMI e crisi: chi fa cosa?

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"Contenere" la crisi è la prospettiva giusta? Luigi Mastrobuono, Garante per la Sorveglianza dei Prezzi, all’indomani dell’apertura dei lavori del Tavolo di iniziativa per le PMI presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ci spiega perché le misure anticrisi messe in campo dal Governo devono saper guardare oltre, preparando le basi per il rilancio delle PMI italiane. Un rinnovato compito per tutti: per la PA, più responsabilità nei pagamenti e coordinamento negli interventi. Apriamo una riflessione che culminerà nell’appuntamento congressuale di FORUM PA ’09.

25 Marzo 2009

Articolo FPA

"Contenere" la crisi è la prospettiva giusta? Luigi Mastrobuono, Garante per la Sorveglianza dei Prezzi, all’indomani dell’apertura dei lavori del Tavolo di iniziativa per le PMI presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ci spiega perché le misure anticrisi messe in campo dal Governo devono saper guardare oltre, preparando le basi per il rilancio delle PMI italiane. Un rinnovato compito per tutti: per la PA, più responsabilità nei pagamenti e coordinamento negli interventi. Apriamo una riflessione che culminerà nell’appuntamento congressuale di FORUM PA ’09.


Dottor Mastrobuono, quali sono le misure “anticrisi” approvate a favore delle PMI?

All’interno del disegno di legge che converte il decreto legge sugli incentivi “per settori”, attualmente in Parlamento e con scadenza al 10 aprile, il Governo ha inserito anche il rifinanziamento e il maggior utilizzo possibile del Fondo di Garanzia per le PMI, già esistente.


Cosa vuol dire "maggior utilizzo possibile" del Fondo di Garanzia?
Vuol dire che vengono cambiate alcune regole che lo presiedono, rendendolo più appetibile per le imprese. Mi riferisco alla Ponderazione 0, cioè la diminuzione di necessità di accantonamento da parte delle banche perché diminuisce il rischio, essendo coperto dallo Stato, all’aumento del tetto entro cui richiedere operazioni da 500.000 a 1.500.000 di euro e ad altre semplificazioni amministrative. Il rifinanziamento di questo Fondo è di 1, 6 miliardi di euro. Sempre all’interno del disegno di legge che citavo c’è  la nuova Fiscalità di distretto che fa sì che le aziende di un distretto abbiano la possibilità di presentarsi come soggetto unico di fronte al fisco.
Questa, mi sentirei di dire, rappresenta una prima tranche di misure già in fase ultimativa di approvazione. Ci sono poi misure che si stanno discutendo e altre che sono in fase di redazione.


Quali sono le misure di cui si sta discutendo?

Si sta discutendo sulla compensazione più alta tra debiti e crediti e su come venire incontro al problema dei pagamenti della PA.


Il rapporto con il mondo del credito sembra essere un nodo cruciale per le PMI…

Assolutamente si. La questione del credito è infatti la priorità assoluta definita dal Tavolo di iniziativa per le PMI, insediatosi il 18 marzo scorso in attuazione dello Small Business Act dell’Unione europea. All’urgenza posta dalla questione “credito”, che vuol dire anche tempi di pagamento, usura, capitalizzazione delle imprese, si sta lavorando sia attraverso Accordi volontari tra associazioni di imprese e settore bancario – sul modello del Protocollo d’Intesa firmato nei giorni scorsi tra Federcasse e Associazioni artigiane – sia attraverso il Fondo di garanzia. Ovviamente non è questa l’unica questione, sebbene sembri la più urgente. Si sta parallelamente lavorando sugli strumenti per la crescita dimensionale e l’aggregazione delle imprese: dalle reti ai distretti ai confidi; sulle politiche e gli strumenti per l’internazionalizzazione così come configurata nella nuova geografia economica che la crisi sta disegnando; sulla semplificazione e il raccordo tra livelli di governo nei rapporti con le imprese; sulle politiche per l’innovazione, l’energia, la sostenibilità ambientale; e infine – per questa fase in particolare – sull’approntamento di strumenti per affrontare con efficacia le crisi di impresa.


Quale è la logica dietro l’individuazione delle sei priorità su cui il Tavolo sta definendo misure di intervento?

C’è evidentemente “un primo capitolo” di misure che risponde all’urgenza della crisi. C’è poi un “secondo capitolo” che riguarda i temi del futuro: l’energia, l’innovazione, l’ambiente. E’ chiaro che dobbiamo pensare non solo a come le PMI si equipaggiano per attraversare il deserto della crisi, ma dobbiamo anche immaginare come riusciranno successivamente a gestire la fase della ripresa. Questa visione strategica si sostanzia in una linea di azione fondamentale lungo cui ci stiamo muovendo attraverso il disegno di alcune iniziative importanti. Per citarne alcune: è imminente l’avvio della valutazione delle domande che sono arrivate al Ministero sul progetto di innovazione tecnologica “Made in Italy”,  è in via di apertura il Fondo di innovazione per l’utilizzo commerciale dei brevetti, stiamo lavorando sulla definizione delle Reti di imprese, volte a collegare in via contrattuale imprese che sono  collocate in territori diversi, a fini produttivi e commerciali come l’internazionalizzazione. Nel giro di un mese avremo l’agenda per ciascuna priorità, mentre i primi provvedimenti stanno andando avanti.


Come cambiano i rapporti tra le aziende in questo contesto?
Dobbiamo considerare che una crisi che attraversa in modo così ampio i sistemi economici non lascia le cose come prima. Cambiano le logiche produttive e distributive. Quale è al nuova logica con cui usciremo da questa crisi? Questa è la domanda . Si intuisce che la ripresa sarà affrontata a partire da alcuni punti ed è perciò necessario adeguare i comportamenti di impresa a queste previsioni. In questo senso i rapporti tra le aziende cambiano e, secondo me, cambiano in senso di maggiore aggregazione, collaborazione e innovazione, nonché di maggiore dimensione aziendale. Questo è qualcosa che già si percepisce all’interno della crisi come itinerario per l’uscita. So che il tema della maggiore dimensione aziendale è un tema critico per le PMI che vanno incontro alla crisi, però già  oggi stiamo prevedendo modalità diverse per facilitare le aggregazioni. Le Reti di imprese, che citavo, è ad esempio una modalità contrattuale che vuole aiutare le imprese a crescere di dimensione senza operazioni societarie complesse. 


Esiste un nuovo ruolo per la PA?

Questo è un momento in cui c’è richiesta di una maggiore vicinanza, non di più Stato e non di intervento del pubblico nell’economia, ma di maggiore vicinanza delle istituzioni all’economia reale. In questo contesto credo che il rapporto tra PA – soprattutto territoriale – e il tessuto produttivo si stia modificando in senso positivo. Faccio un esempio su tutti. Abbiamo recentemente organizzato il Tavolo della moda, che presenta una innovazione notevole di metodo, proprio perché le richieste non sono venute dagli imprenditori o dai sindacati o dagli artigiani. Il Tavolo è stata la risultante di processi di aggregazione delle esigenze attivati sui territori. Si va verso la definizione di piattaforme comuni, in cui la PA sul territorio ha un ruolo fondamentale: comprendere la situazione meglio di quanto possano fare attori nazionali e saper essere a fianco dell’economia reale e dunque, in ultima analisi, dei cittadini. Infine, sottolineo che c’è bisogno di uno sforzo consistente in termini di coordinamento da parte delle pubbliche amministrazioni centrali e territoriali: in un momento di crisi a coordinare gli sforzi tra centro e territorio diventa fondamentale. Anche su questo stiamo lavorando.

 

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