Una ripresa vigorosa, ma sostenibile e inclusiva. Ecco la strada da seguire per il “new normal”

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Lo scenario di FORUM PA 2020 dedicato a “Trasformazione digitale e sviluppo sostenibile” ha visto l’intervento del Segretario Generale dell’OCSE, Angel Gurria, di cui vi riproponiamo il video

10 Luglio 2020

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Andrea Baldassarre

Responsabile Area Content Development FPA

Photo by Romain Tordo on Unsplash - https://unsplash.com/photos/oWKN3h9CnPs

In questo momento di profonda crisi mondiale, c’era il rischio che la recessione scatenata dall’epidemia da Covid19 spingesse i governi a scegliere tra ripresa economica e sviluppo sostenibile. Una scelta sbagliata e pericolosa, perché i due obiettivi devono necessariamente essere perseguiti insieme, promuovendo uno sviluppo equo e sostenibile che faccia da traino a una ripresa costruita sull’innovazione abilitata dalle straordinarie opportunità di una trasformazione digitale inclusiva e partecipata. Da questa premessa è partito l’evento di scenario che si è svolto oggi nella quinta giornata di FORUM PA 2020. Un focus evidente già dal titolo dell’evento, “Trasformazione digitale e sviluppo sostenibile: due obiettivi italiani ed europei che vanno perseguiti insieme”, che ha visto in apertura l’intervento del Segretario Generale dell’OCSE, Angel Gurria, di cui vi riproponiamo il video.

Gurria ha illustrato alcuni dati relativi alla recessione economica in Italia e nel mondo, fornendo anche alcuni suggerimenti per affrontare i prossimi mesi. “Le politiche che metteremo in atto oggi daranno forma alle nostre economie per i decenni a venire”, ha affermato Gurria. “Concentrarsi su una ripresa sostenibile e inclusiva incentrata sull’Agenda2030 è ora più importante che mai”. In questo senso, “la scelta tra una ripresa vigorosa e lo sviluppo sostenibile è un falso dilemma. Dobbiamo perseguire entrambi gli obiettivi insieme”.

Il settore pubblico giocherà in questo senso un ruolo essenziale, a patto di utilizzare al meglio l’innovazione tecnologica per abilitare una transizione verso nuovi modelli di sviluppo, anche grazie allo spostamento di capitali e lavoratori verso settori in espansione.

“Le tecnologie sono state essenziali nella gestione dell’epidemia, e la crisi ha accelerato ulteriormente il già rapido ritmo della digitalizzazione”, ma non in maniera omogenea. Infatti, “i governi digitalmente più maturi erano meglio preparati a reagire prontamente alla pandemia”.

In questo contesto, l’Italia ha un’opportunità unica per lavorare a una ripresa “digitale ed equa”, a patto di avviare alcune azioni politiche mirate. Gurria ne cita in particolare quattro:

  • accelerare l’implementazione della digitalizzazione, prestando particolare attenzione al potenziamento delle infrastrutture di rete e al contrasto del digital divide tra territori e gruppi demografici;
  • mantenere il pubblico informato, con piena trasparenza e responsabilità. In questo senso, afferma Gurria, “l’app Immuni ha rappresentato un esempio di come gli strumenti digitali possono aiutare i governi a gestire la diffusione del virus e a prevenire nuove ondate di contagio”;
  • promuovere la diversità di età nella PA, per creare opportunità di apprendimento intergenerazionale;
  • perseguire un programma di riforma pluriennale, che assuma come priorità la semplificazione amministrativa e il miglioramento dell’efficacia del sistema giudiziario.

Concetti confermati anche da Enrico Giovannini, Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), secondo cui l’innovazione tecnologica rappresenta uno dei fattori cruciali per transitare a una società più sostenibile, insieme a un complessivo cambiamento di mentalità e una governance che sappia affrontare in maniera diversa i processi di trasformazione.

Ecco il suo intervento.

“La PA è il motore del cambiamento – ha sottolineato Giovannini – in quanto può frenarlo o accelerarlo”. Ci sono in particolare quattro elementi cruciali in grado di fare della PA un soggetto chiave per lo sviluppo sostenibile dei prossimi decenni:

  • promuovere una maggiore qualità del capitale umano, sfruttando in particolare la grande opportunità offerta dalla nuova stagione di concorsi per operare un vero ricambio generazionale;
  • abilitare un’intelligenza collettiva degli uffici pubblici, sfruttando le tecnologie digitali per ripensare drasticamente procedure interne e modi di lavorare;
  • operare per una forte semplificazione amministrativa, soprattutto sul fronte dei procedimenti autorizzativi. In questo senso, gli interventi previsti dal DL semplificazione in tema di responsabilità dei dirigenti pubblici, già sollecitate dal rapporto Colao, saranno fondamentali;
  • promuovere un disegno unitario in tema di governance dei dati a livello comunitario, una sorta di “Schengen europea dei dati”, che sia in grado di rompere una certa logica difensiva che ha contraddistinto per anni la nostra normativa interna, in particolare in tema di privacy.

Ciò che manca ancora, sottolinea Giovannini, è però una certa coerenza nelle politiche di sviluppo sostenibile. Sarebbe in questo senso auspicabile una revisione complessiva delle missioni del bilancio pubblico, che andrebbero ridefinite secondo le categorie della sostenibilità.

Il rapporto tra digitale e sostenibilità è stato poi al centro del dibattito introdotto e animato da Stefano Epifani, Presidente del Digital Transformation Institute e autore del libro “Sostenibilità digitale”.

Il paradigma della sostenibilità non può essere limitato alla sola dimensione ambientale, ma deve necessariamente includere anche economia e sociale. “L’ambiente è sicuramente il punto di partenza”, afferma Epifani, “ma la vera domanda che dobbiamo porci è come la tecnologia può contribuire a migliorare in maniera significativa le nostre vite, diventando al tempo stesso strumento di sostenibilità”.

In questo senso, ambiente, economia e sociale rappresentano ambiti strettamente interconnessi, nonché obiettivi da perseguire insieme, e il cui raggiungimento non può prescindere dalla trasformazione digitale e dall’uso sapiente delle tecnologie.

Ma l’affermazione di una vera cultura della “sostenibilità digitale” richiede anche il superamento di alcune posizioni radicali, spesso non suffragate da dati oggettivi.

Prendiamo il caso della Blockchain, tecnologia tanto discussa quanto spesso fraintesa, osteggiata da alcuni gruppi ambientalisti per il suo impatto ambientale. “In realtà”, evidenzia Epifani, “se ben utilizzata la tecnologia basata su registri distribuiti potrebbe avere un enorme impatto sulla diffusione dell’economia circolare e sui processi di gestione dei rifiuti e delle materie prime, contribuendo a un ripensamento radicale delle value chain“.

Ragionare in termini di “sostenibilità digitale” vuol dire quindi anche abbandonare alcune posizioni ideologiche, che oggi finiscono con lo svilire il senso stesso dell’ambientalismo.

Nelle prossime settimane sarà disponibile su queste pagine la registrazione integrale dell’evento, a cui hanno preso parte anche Gianmatteo Manghi, Direttore Commerciale Cisco Systems Italy, Fabio Funari, Sales Director Public Sector & CSR Country Lead Dell Technologies Italia, Fabio Alghisi, Sales Manager Nutanix, Ilaria Bramezza, Segretario Generale Regione Veneto, Paolo Venturi, Direttore AICCON.

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