Stefano Rolando: "Comunicazione in emergenza, c’è ancora molto da fare" - FPA

Stefano Rolando: “Comunicazione in emergenza, c’è ancora molto da fare”

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L’intervista di Gianni Dominici a Stefano Rolando, docente di teorie e tecniche di comunicazione pubblica allo IULM di Milano. La crisi economica e sanitaria ha richiesto uno sforzo comunicativo enorme da parte delle istituzioni, che non hanno risposto sempre al meglio. Tuttavia una riflessione va necessariamente fatta anche sul tema della scarsa alfabetizzazione dei cittadini

3 Febbraio 2021

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Redazione FPA

La crisi sanitaria ha richiesto un grande sforzo comunicativo alle istituzioni che, pur potendo contare ormai su un gran numero di professionisti del settore, hanno incontrato comunque non poche criticità, proprio in un momento in cui essere efficaci sarebbe stato fondamentale.

In questa puntata della rubrica di interviste #RestartItalia, Gianni Dominici si confronta con Stefano Rolando, docente di teorie e tecniche della comunicazione pubblica allo IULM di Milano e a cui è stata affidata anche la direzione di un osservatorio sul rapporto tra comunicazione e pandemia. Eclettico studioso, Rolando ha scritto un libro-conversazione con Piero Bassetti, Presidente di Globus et Locus, in merito ai tempi duri della pandemia.

“Abbiamo fatto esperienza di una domanda sociale che, da un lato, ha chiesto più informazione e responsabilizzazione da parte delle istituzioni – spiega Rolando – e dall’altro, invece, si è accontentata”. Questo, secondo lo studioso, trova una risposta in un forte analfabetismo funzionale di ritorno, che ormai da anni contraddistingue il nostro paese e, che abbassando la qualità della domanda di informazione, conseguentemente peggiora anche l’offerta.

Parlando poi di PA, “credo che l’uso indiscriminato di task force abbia umiliato le amministrazioni – aggiunge Rolando – in quanto io fatico a pensare che certi presidi non possano essere eseguiti da risorse interne”. Di sicuro parte della PA ha risposto positivamente alla crisi, tuttavia appare evidente come vi sia in generale una scarsa abilità nell’interpretare questi momenti di cambiamento e sfruttarli come occasione di rilancio.

“Questa può essere l’occasione per ridimensionare i modelli di sviluppo e correggere i difetti derivati dal passato” conclude Rolando, sottolineando però come l’ingente mole di progetti messi in evidenza in queste settimane non corrisponda affatto a un’idea concreta di riforma del paese. Resta fondamentale indirizzare le energie della PA, magari servendosi del digitale, verso il campo dell’educazione, della formazione e della salute.