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Come rendere gli open data attraenti: dalla data visualization alle infografiche

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Come comunità Open Data dovremmo insistere maggiormente sull’efficacia del messaggio, sulla semplicità della rappresentazione, sulla ricerca di linguaggi incisivi e diretti che favoriscano un’empatia con i dati. Dobbiamo far scoccare la scintilla

18 Febbraio 2019

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Gianluigi Cogo

Docente Università Ca' Foscari

Photo by rawpixel on Unsplash - https://unsplash.com/photos/jBxLJt-fEvs

Ammettiamolo: i dati grezzi sono assai poco attraenti. Trattandosi di una forma basica di rappresentazione (numeri, dati, informazioni, metadati, ecc.) difficilmente riescono ad essere considerati interessanti fuori dal circuito degli addetti ai lavori che, oltre a ritenerli importanti, li considera anche molto utili per molteplici scopi.

Negli ultimi anni, grazie anche ad alcune tecnologie digitali sempre più vicine all’esperienza utente e alla facilità di utilizzo, si sono affermate alcune modalità di rappresentazione particolarmente efficaci, quali ad esempio la Data Visualization. Questa tecnica è molto utile per farsi un’idea su cosa ci dicono i dati e soprattutto su cosa i dati potrebbero indurci a fare (principalmente per prendere le giuste decisioni). Possiamo dunque affermare che la Data Visualization consente un approccio esplorativo/visuale dei dati attraverso sintesi e report proposti con rappresentazioni grafiche, utili per il decision making.

Roba tosta, ma sempre per addetti ai lavori. Ovvero, sicuramente un passo in avanti rispetto alla lettura noiosa dei dati basici ma pur sempre difficilmente attrattiva per le masse.

Ecco allora che ci viene in aiuto un’altra tecnica, quella basata sulle Infografiche. Un ulteriore passo in avanti rispetto alla Data Visualization, più creativo, più artistico, più vicino al linguaggio visivo che ogni umano riesce facilmente a comprendere.

Con lo sviluppo delle infografiche non si analizza solamente il fenomeno che i dati ci riferiscono, ma si inizia un viaggio diverso, fatto di storie, racconti, emozioni.

È un fenomeno complesso, ma allo stesso tempo affascinante, che sta anche creando nuove opportunità professionali, come quella dell’information designer. Questa nuova professione rappresenta un valore in più per la promozione e la diffusione dei dati fuori dai perimetri degli addetti ai lavori. Una professione che necessita di competenze narrative, linguistiche, artistiche e anche (ma non solo) tecniche.

È una disciplina piuttosto recente che trae beneficio ed arricchimento in modalità interdisciplinare dal giornalismo, dalla programmazione di interfacce, dalla linguistica, dall’intelligenza artificiale, dalla user experience, dalle strategie comunicative e perché no, dalle tecniche di storytelling.

Obiettivo dell’information design è raccontare graficamente i dati e le informazioni utilizzando uno stile che li renda, oltre che leggibili, anche appetibili (in gergo si dice: ‘sexy’).

Paradossalmente servono più abilità artistiche che informatiche per creare un’infografica vincente e avvincente, e questo ci deve far riflettere sul come veicolare comunicativamente e in modo persuasivo, ciò che facciamo con i dati in modo che venga capito anche da chi non è un addetto ai lavori.

Il precursore di queste tecniche è sicuramente Charles Minard che nel 1829 crea un’infografica sull’invasione napoleonica della Russia. Quella mappa illustrava le dimensioni dell’esercito napoleonico e la direzione seguita durante la ritirata da Mosca, collegando queste informazioni alle temperature gelide e alle altitudini raggiunte, per una comprensione più approfondita di quanto era accaduto.

Questa prima infografica dell’era moderna ci induce a definire questa tecnica come un vero e proprio linguaggio visivo. Un linguaggio utile a narrare con efficacia il valore dei dati.

Oggi, tutto il paradigma dell’information design è proteso a stimolare la percezione visiva, attraverso la quale diventa molto più rapido ed efficace comunicare il valore, il significato e il messaggio che i dati ci forniscono.

Un sito molto ricco da cui trarre ispirazione è “The Kantar Information is Beautiful Awards”. L’idea nasce da un data journalist e oggi si avvale di una struttura che organizza contest sull’information design. Le idee sottoposte nei vari contest vengono giudicate non solo da una giuria di esperti ma anche attraverso un voto pubblico.

In Piemonte, grazie all’impegno del Consiglio regionale, da diversi anni si organizza il “Piemonte visual contest”, un concorso che promuove la cultura open attraverso il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione di migliori politiche pubbliche. Il concorso tende a coinvolgere in un percorso di intelligenza collettiva tutte le amministrazioni, le comunità e le reti di sviluppatori e attivisti digitali, per facilitare l’accesso al patrimonio informativo pubblico del Piemonte, accrescendone la trasparenza e aumentando la quantità e la qualità delle informazioni per i cittadini.

In Veneto, un bando POR di imminente uscita, ha già inserito nei risultati attesi e valutabili, la produzione da parte dei beneficiari di infografiche basate sui dati aperti.

Sono ancora segnali deboli, forse di nicchia, ma credo che dovremmo concentrarci e soffermarci di più sul linguaggio comunicativo per dare valore ai dati.

Come comunità Open Data dovremmo insistere maggiormente sull’efficacia del messaggio, sulla semplicità della rappresentazione, sulla ricerca di linguaggi incisivi e diretti che favoriscano un’empatia con i dati. Dobbiamo far scoccare la scintilla. Poi per le applicazioni (app, bot, ecc.) ci sono già molte tecnologie a disposizione e tanti developer pronti ad aiutarci.

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