Stimoli interni, riferimenti internazionali, standard semantici. Cosa significherà da oggi Open Data

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All’interno del nostro percorso #RestartItalia abbiamo realizzato un Digital Talk dedicato alle lezioni apprese nel campo dei dati durante il periodo di emergenza. Ne abbiamo parlato, tra gli altri, con il Dipartimento della Protezione civile. Ecco cosa è emerso…

1 Ottobre 2020

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Marina Bassi

Project Officer Area Ricerca, Advisory e Formazione FPA

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Cultura, esperienza, tecnologia. Queste sono le parole chiave che porteremo con noi pensando ai dati dopo l’emergenza­­ Covid-19. Abbiamo visto nella prima metà dell’anno la nascita di decine di dashboard più o meno complete di monitoraggio sui contagi, a dimostrazione del fatto che forse avevamo bisogno una pandemia per capire l’importanza dei dati.

Ne abbiamo parlato con Umberto Rosini e Pierluigi Cara del Dipartimento della Protezione Civile, insieme a Andrea Nelson Mauro (Data Ninja), Ciro Spataro (Comune di Palermo) e Marina Galluzzo (Comune di Udine), che ci hanno raccontato cosa porteranno con sé di questa esperienza. “Portiamo a casa l’approccio. Il contatto che c’è stato con la società civile ci ha insegnato che la collaborazione e l’ascolto continui aiutano a migliorare e perfezionare comportamenti che talvolta ci sembrano già completi, ma possono essere ulteriormente modificati”, racconta Umberto Rosini, che fa sapere come la stessa dashboard della Protezione Civile attualmente in uso per il monitoraggio dei contagi è frutto di un processo nato dal basso insieme alle organizzazioni e alle associazioni impegnate sui territori.

“Insieme a questo – continua Pierluigi Cara -, ci sono altre due considerazioni importanti da fare: la prima, è che siamo riusciti ad essere tanto veloci e tempestivi perché da tempo abbiamo iniziato a lavorare seguendo standard di metadatazione e catalogazione europei. Fare un lavoro come quello realizzato su queste dashboard senza riferirci a standard non ci avrebbe permesso di arrivare ai risultati di oggi; a questo si aggiunge l’attenzione continua ai punti di riferimento internazionali a coordinamento dei processi di divulgazione dei dati”.

Stimoli interni, quindi, insieme agli standard internazionali e tecnologie abilitanti. Questo è ciò che ha permesso di realizzare un caso virtuoso, che è attribuibile non solo alla Protezione Civile, ma a “tutti quelli che, anche solo con un suggerimento, hanno contribuito al miglioramento del nostro lavoro”, spiega Rosini.

“Il dato è ossigeno” è la sintesi che propone Andrea Nelson Mauro con il suo contributo, in cui si riscontra come, dopo ormai dieci anni dall’avvento degli Open Data, facciamo ancora fatica a scindere le azioni dalle persone. “Oggi è ancora una bella notizia quando vediamo le persone, siano esse civic hacker, attivisti o dipendenti pubblici interessati al tema, prendersi responsabilità personali e individuali per far sì che si pubblichino i dati in un certo modo”, continua Nelson Mauro, con la speranza che le cosiddette città del futuro saranno in grado di garantire politiche pubbliche data driven anche laddove non ci sono i data heroes, trattando i dati come veri beni comuni digitali.

Emerge dal Digital Talk come la chiave per ripartire partendo dai dati stia nel modello organizzativo delle amministrazioni che a più livelli cooperano per una crescita digitale di valore. “Basti pensare – precisa Galluzzo – che laddove le amministrazioni avevano già sperimentato modelli organizzativi agili delle risorse tecnologiche e del personale, anche la governance dell’emergenza è stata più leggera”.

Le lezioni apprese che portiamo con noi dopo questa esperienza riguardano quindi in primis le competenze digitali e soft skills della macchina amministrativa, fermo restando che abbiamo già tutti gli ingredienti per una ricetta perfetta: Data Strategy europea, Piano Triennale per l’Informatica nella PA, Linee Guida per la Valorizzazione del patrimonio informatico pubblico, esperienze territoriali e nazionali. “Non dobbiamo creare nulla – conclude Spataro -, la ruota c’è. Basterà prendere spunto dai casi virtuosi esistenti e valorizzare gli interessi dei territori per una governance urbana completamente data driven”.

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