Il modello partecipativo di Roma Capitale, tra democrazia diretta e nuovi diritti digitali

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Sostenere il più possibile tutte le forme di consultazione, anche sfruttando le opportunità offerte dal digitale, e valorizzare al massimo la partecipazione degli appartenenti alla comunità locale, in un’ottica di impegno diretto e consapevole nello sviluppo della città. Questi gli obiettivi del percorso avviato da Roma Capitale e di cui parleremo anche al FORUM PA Restart Italia

14 Ottobre 2020

G

Chiara Genovese

Responsabile Ufficio "Attuazione dei progetti di partecipazione", Roma Capitale

T

Oreste Torre

Responsabile Ufficio "Gestione e sviluppo della piattaforma Partecipa", Roma Capitale

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash - https://unsplash.com/photos/XkKCui44iM0

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Roma Capitale ha accettato la sfida della democrazia partecipata e ha dato avvio, ormai da qualche tempo, a un ripensamento del ruolo e del valore della partecipazione popolare. Una nuova modalità di intendere il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini che supera lo stesso concetto di “comunicazione pubblica” – così come declinato ancora fino ai primi anni del Duemila – e si traduce nella costruzione di un dialogo con il cittadino e in un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali di coloro che vivono stabilmente, studiano o lavorano in città. L’obiettivo è quello di sostenere il più possibile tutte le forme di consultazione, anche sfruttando le opportunità offerte dal digitale, e di valorizzare al massimo la partecipazione degli appartenenti alla comunità locale, in un’ottica di impegno diretto e consapevole nello sviluppo della città. Dal punto di vista normativo, le novità più rilevanti in questo ambito sono state introdotte dallo Statuto, così come modificato dall’Assemblea Capitolina nel gennaio del 2018. Il nuovo testo segna infatti un punto di svolta, non solo perché ridisegna l’intero impianto concettuale della partecipazione – assegnando a quest’ultima una posizione di assoluto rilievo nell’ordinamento – ma soprattutto perché introduce istituti completamente inediti come il Bilancio partecipativo, il referendum propositivo, la petizione popolare elettronica.

L’esperienza del Bilancio Partecipativo

Il Bilancio Partecipativo, in particolare, ha rappresentato il momento culminante di questo processo di costruzione della e-democracy in chiave capitolina: si tratta di uno strumento di supporto nella gestione della cosa pubblica che coinvolge la cittadinanza nella predisposizione del bilancio previsionale e, dunque, nelle questioni che riguardano l’utilizzo e la destinazione delle risorse economiche dell’Amministrazione. Una pratica ormai piuttosto consolidata, non solo in Italia, che punta a rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e a rispondere a specifiche necessità della comunità locale, in una prospettiva di miglioramento dell’azione amministrativa e della programmazione strategica dell’Ente. Nel 2018 Roma Capitale ha avviato una sperimentazione di questo strumento partecipativo, con protagonisti i residenti e i city user (studenti e lavoratori) del Municipio VIII. A disposizione una cifra importante (17 milioni, frutto di una convenzione urbanistica) da investire interamente in interventi di riqualificazione urbana di alcuni dei luoghi ritenuti più significativi dagli abitanti dei diversi quartieri del Municipio. Per l’occasione è stato lanciato l’hashtag #ROMADECIDE, diventato poi il filo conduttore della partecipazione capitolina, ed è stata progettata una piattaforma telematica per la raccolta e la votazione delle proposte, all’interno dell’Area Partecipa del sito istituzionale. Il successo di questa sperimentazione (80 progetti di riqualificazione arrivati alla votazione finale, di cui 18 ammessi a finanziamento) ha portato alla decisione di replicare il progetto nel 2019 su scala cittadina. A disposizione, questa volta, 20 milioni da investire in interventi di miglioramento del decoro urbano.

Come accennato, Il Bilancio Partecipativo capitolino non è stato il primo in assoluto in Italia ma è certamente il più articolato e complesso, se non altro per le dimensioni del territorio di riferimento: tutti i 15 Municipi di Roma Capitale, dal centro alle periferie. Il processo è stato delineato step-by-step, prima con un Regolamento e poi nel relativo Disciplinare approvato dalla Giunta,in modo da includere anche le fasce di popolazione meno digitalizzate, che sono state coinvolte grazie al supporto dei Punti Roma Facile e all’organizzazione, da parte delle amministrazioni municipali, di apposite assemblee pubbliche sul territorio. Infine, la piattaforma telematica è stata re-ingegnerizzata rispetto all’anno precedente per seguire tutte le fasi del processo: il caricamento delle proposte da parte dei cittadini, la loro scrematura attraverso l’espressione di una o più preferenze online – con soglia di sbarramento al 5% – e la votazione telematica finale in stile “cabina elettorale” (non più di tre voti a testa, accesso previa identificazione e verifica dell’effettiva titolarità del diritto di partecipazione), il tutto con un’interfaccia user-friendly e nel rispetto della più recente normativa sulla privacy. Alla chiusura del processo sono stati 1.521 i progetti presentati, 233 quelli passati al vaglio del Tavolo tecnico dell’Amministrazione e 65 quelli ammessi a finanziamento, a esito del voto finale.

Trasparenza e rendicontazione, fasi essenziali della partecipazione

La conclusione della fase di partecipazione “attiva” non equivale ad aver apposto il punto finale su questo percorso di dialogo con la cittadinanza, ma è l’inizio di una nuova fase: quella della trasparenza e della rendicontazione. Nell’ambito dell’evoluzione dell’Area Partecipa, infatti, è prossimo al rilascio un nuovo sistema di tracking dello stato di avanzamento dei lavori, nel quale la narrazione di ciascuna opera viene filtrata attraverso una serie di icone rappresentative delle tappe fondamentali dell’iter: esito del voto, ripartizione budget, progetto, gara d’appalto, lavori in corso, chiusura lavori. Oltre ad attribuire un’etichetta a ogni progetto rispetto alla sua fase di lavorazione, ogni scheda prevede uno spazio informativo in cui l’Amministrazione racconta, anche ai non addetti ai lavori, lo stato dell’arte fino a quel momento. Un modo per consolidare il senso di condivisione nella gestione della cosa pubblica (non c’è partecipazione senza rendicontazione) e anche – in via residuale ma non troppo – per stimolare una risposta efficiente ed efficace da parte della macchina amministrativa.

Immaginando un’ulteriore evoluzione del progetto, occorrerà pensare a forme di co-progettazione ancora più distribuite lungo le diverse fasi del processo e che passino soprattutto attraverso la mediazione dei Municipi, i più profondi conoscitori delle istanze territoriali. Il vero salto di qualità potrà dirsi compiuto quando tali dinamiche, pur nel rispetto dei vincoli della democrazia rappresentativa, cesseranno di essere viste come un elemento “in più” diventando, a tutti gli effetti, l’ingranaggio di un sistema basato sulla partecipazione delle parti per dare “maggiore forza al tutto”[i].


[i] Jean Jacques Rousseau, Il contratto sociale, 1762

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