PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi

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All’ultimo FORUM PA si sono confrontate amministrazioni responsabili del monitoraggio amministrativo del PNRR e alcune organizzazioni della società civile impegnate nel monitoraggio civico degli interventi del piano. Tra queste, Monithon che pochi giorni fa ha presentato insieme all’Università di Bergamo i risultati della prima sperimentazione di monitoraggio civico su progetti PNRR. Com’è andata? Molto bene, ecco perché

30 Giugno 2022

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Antonella Ciociola

Responsabile redazione Monithon

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Luigi Reggi

Co-fondatore e presidente di Monithon

Photo by Enzo Mologni on Unsplash - https://unsplash.com/photos/WRs17YWEngc

Sono passati solo pochi giorni dall’ultimo FORUM PA, dove si è inaugurato un proficuo dialogo tra le amministrazioni responsabili del monitoraggio amministrativo del PNRR, e alcune organizzazioni della società civile impegnate nel monitoraggio civico degli interventi del piano. Per chi avesse perso la diretta dell’evento del 16 giugno “Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile”, è disponibile la registrazione.

In un secondo appuntamento, organizzato il 22 giugno scorso dall’associazione Monithon in collaborazione con l’Università di Bergamo, le PA e la società civile sono entrate nel merito di quali dati, raccolti nel monitoraggio civico, possono essere utili alle amministrazioni per prendere decisioni. Lo spunto è stato la presentazione dei risultati del monitoraggio di due progetti del PNRR a Bergamo da parte del laboratorio d’impresa “Spesa pubblica e monitoraggio civico” coordinato dalle professoresse Carmela Barbera e Mariafrancesca Sicilia e condotto grazie al coinvolgimento attivo di Monithon durante tutta la durata del corso.

Per la prima volta il metodo di Monithon, usato solitamente per valutare l’efficacia dei fondi strutturali europei, è stato applicato anche ai finanziamenti PNRR: il Restauro e riconversione funzionale del compendio dell’ex carcere di Sant’Agata in Città Alta e la Riqualificazione di un isolato urbano – Piazzale Visconti, entrambi individuati grazie ai dati pubblicati dal portale OpenCUP e approfonditi grazie al prezioso contributo dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Bergamo, Francesco Valesini. Docenti e studenti hanno analizzato i due progetti, che si trovano ancora in una fase iniziale, concentrandosi soprattutto sull’acquisizione e sull’analisi dei documenti progettuali e di pianificazione, con l’obiettivo di segnalare priorità, aspetti positivi e potenziali criticità per il futuro.

Per commentare queste ricerche, il webinar ha messo insieme le osservazioni di amministratori pubblici a livello europeo, nazionale e locale, nonché rappresentanti della società civile in un ricco programma di interventi.

Due i principali temi emersi: la collaborazione PA-cittadinanza e la partecipazione civica come strumento per (ri)dare identità ai luoghi.

Come hanno sottolineato le professoresse Carmela Barbera e Giovanna Zanotti, quest’ultima Direttrice del Dipartimento di Scienze aziendali, l’Università di Bergamo ha giocato un ruolo chiave in qualità di soggetto civico, offrendo idee e suggerimenti al Comune di Bergamo, e andando oltre il semplice esercizio didattico grazie al coinvolgimento di professori e docenti nelle attività di monitoraggio e nell’affinamento della metodologia. La “profondità del metodo e del reporting”, per citare le parole di Daniele Dotto (Capo Unità Governance e Pubblica Amministrazione, DG REFORM della Commissione Europea), può anche contribuire a rendere più utile il dialogo fra pubbliche amministrazioni e cittadini; non si tratta per la PA solo di raccogliere cahiers de doléances e di rispondere, ma di diventare più efficient and effective grazie ai complementi di informazione che provengono direttamente dai territori. Una posizione di apertura verso la società civile, più volte ribadita dalla Commissione Europea nei confronti degli stati membri.

Simile obiettivo si è posto il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS). Come riportato anche in questo articolo sul Sole24ore, Mario Nobile (Direttore Generale Sistemi Informativi del MIMS) ha condiviso l’intenzione di integrare nei propri cruscotti i risultati del monitoraggio civico nell’ambito di una più ampia raccolta delle percezioni degli effetti degli interventi finanziati attraverso canali formali e informali, come ad esempio i social media o le news. Tra questi, un ruolo importante avranno anche i dati prodotti dalla valutazione civica sugli effetti (outcome) percepiti degli interventi sui territori. Sulla stessa linea, Luca Mattia del MEF – in rappresentanza dell’Ufficio di Carmine di Nuzzo, responsabile dello sviluppo del sistema nazionale di monitoraggio REGIS – ha ribadito che la valutazione dell’efficacia degli interventi da parte degli attori civici è una fonte informativa importante per verificare il reale impatto di riforme, milestones e target del PNRR e, più in generale, degli obiettivi finali del piano così come richiesto peraltro dalla Commissione Europea.

Per abilitare queste forme di collaborazione occorre però una base di partenza: serve un coinvolgimento della società civile e delle comunità locali nelle decisioni su quali interventi finanziare e, in questa fase, dati pubblici di qualità su quali interventi sono stati effettivamente finanziati. I dati provenienti dal monitoraggio amministrativo ancora latitano, così come ha sottolineato con preoccupazione Sabina De Luca del Forum Disuguaglianze e Diversità, in un processo che sta richiedendo un tempo più lungo del previsto.

Ma non solo. Il monitoraggio civico offre anche l’opportunità di riscoprire l’identità dei luoghi in cui i progetti e i finanziamenti si sostanziano. Come sottolineato dalla professoressa Barbera, il monitoraggio civico, grazie al dialogo fra società civile e amministrazioni, è un modo per far emergere visioni diverse, e per capire fino a che punto i progetti infrastrutturali, mentre tentano di rispondere agli obiettivi previsti dai bandi, tengono conto delle passate identità di un luogo. In questo senso, Bergamo è stata un campo di analisi privilegiato, dato che si tratta di un Comune che ha già attivate diverse forme partecipative attive; un esempio per tutti, il Servizio Reti di quartiere, che al momento conta più di 300 realtà associative ma è anche il risultato ultimo di piccole esperienze di partecipazione sociale iniziate negli anni ‘90. Si tratta quindi di un terreno fertile non solo per l’associazionismo in generale, ma anche per chi vuol provare a immaginare il futuro del proprio quartiere, della propria zona, della propria città in maniera concreta, entrando nel merito del buon operato dell’amministrazione comunale.

Questo sforzo immaginativo emerge chiaramente nei due report di monitoraggio civico dell’università, in particolare nella sezione dedicata alle proposte e ai suggerimenti per il futuro dei due progetti monitorati – sezione che si trova all’interno dei due report di monitoraggio (Piazzale Visconti e ex carcere di Sant’Anna). Un deciso tentativo di appropriazione dei progetti da parte della cittadinanza che li segue, nelle parole di Sabina De Luca.

La sperimentazione di monitoraggio civico sui progetti finanziati con i fondi PNRR non finisce qui: partirà a ottobre la prima scuola di monitoraggio civico territoriale dell’Osservatorio Civico PNRR a Bologna, inaugurata da una sessione introduttiva domenica 26 giugno durante il Festival della Partecipazione. Quella di Bologna sarà la prima di una serie di scuole di monitoraggio civico territoriale, che toccherà diverse città italiane.

Il video integrale di tutti gli interventi e i materiali prodotti nel corso del monitoraggio civico sono disponibili sul sito di Monithon.

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