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A caccia di una regia per integrare l’innovazione delle PA

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Aumentare la percezione del cittadino che il sistema pubblico non sia la somma di tanti pezzi slegati, ma un ecosistema integrato e veramente “interoperabile” con cui relazionarsi positivamente è la chiave di volta per promuovere la “cittadinanza digitale”

27 Aprile 2016

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Daniele Righi, Invitalia

Nei prossimi anni il percorso di innovazione in atto nelle città italiane rischia di arrivare ad un punto di saturazione tale da rappresentare un ulteriore fattore penalizzante affinché, finalmente anche in Italia, si possa compiere definitivamente quel processo di dialogo e interazione, a tutti i livelli, tra utenti della pubblica amministrazione e pubblica amministrazione stessa, ovvero la “cittadinanza digitale”.

Ciò che dovrebbe assolutamente essere scongiurato durante questa fase è la disintegrazione del sistema, dove ogni singola amministrazione continua – con fatica crescente – a progettare, costruire e soddisfare autonomamente il proprio fabbisogno, non riuscendo a rispondere in maniera competitiva e soddisfacente alle esigenze della nostra società, che sotto l’impulso di una crescente offerta di servizi digitali, entrati nella vita quotidiana di ognuno di noi, ha cambiato e continua a modificare radicalmente abitudini, modalità e tempi di gestione delle proprie necessità.

La pubblica amministrazione, anche in virtù dei nuovi assetti istituzionali introdotti nel corpo normativo, dovrebbe tendere sempre più verso un modello a valenza nazionale delle politiche digitali in atto e in fieri, attraverso un ambizioso processo di integrazione informativa che possa garantire al cittadino lo stesso livello di servizio ovunque e in maniera semplice.

Le risorse finanziarie stanziate nel ciclo di programmazione europeo 2014-2020 rappresentano una imperdibile occasione di sviluppo dei territori, da attuarsi secondo una logica di dialogo collaborativo tra gli stessi, dove far convergere, all’interno di momenti pubblici di sintesi collettiva da attivare tramite partenariati pubblici e pubblico-privati, ogni singola esigenza avanzata in relazione ad un obiettivo tematico. Il fine ultimo dovrebbe tendere a quel processo di co-progettazione o co-design, già intrapreso in altri stati europei, che possa contribuire ad armonizzare, standardizzare e misurare omogeneamente i servizi resi a cittadini e imprese.

Avere accesso alle informazioni su trasporti, servizi di egov, ecc, e la possibilità di vivere gli spostamenti o di interloquire con la pubblica amministrazione come esperienze positive è un diritto di tutti i cittadini che andrebbe sempre più garantito, eliminando ogni impedimento in grado di incidere su tale processo. L’innovazione di per sé è frutto del dialogo e, perché l’Italia non resti il paese dei cento fiori, sarà compiutamente realizzata quando anche il dialogo tra “confini amministrativi”, che per sua natura traguarda, sarà effettivo.

Le innovazioni infatti non bastano se non coadiuvate da una regia politica basata sulla leale collaborazione tra tutti i livelli di governo e da una omogeneizzazione tecnica ed organizzativa che origina da reali bisogni dei cittadini. Ciò detto, l’impegno di tutti dovrà essere quello di massimizzare l’impatto strategico delle iniziative, a partire da quelle già realizzate, per incidere significativamente sulla trasformazione digitale della PA e contribuire così a realizzare una vera “cittadinanza digitale”.

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