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Cad, occasione per fare “pulizia” nelle norme: meglio il testo unico

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La complessità del sistema ha raggiunto livelli tali
da richiedere interventi decisi nella semplificazione e applicazione delle
regole tecniche del CAD. Tale applicazione è la base per
l’interoperabilità dei sistemi e delle banche dati e per un corretto metodo di applicazione delle norme

15 Marzo 2016

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Giovanni Manca, esperto di dematerializzazione e sicurezza ICT - Advisory Board Associazione nazionale per operatori e responsabili della Conservazione Digitale

Questo articolo non vuole essere una critica a istituzioni o persone. Esso descrive oggettivamente le conseguenze operative che derivano dalla lettura di norme tecniche (in particolare quelle del Codice dell’amministrazione digitale – CAD) ai fini della loro applicazione. Quando la norma tecnica in questione è imprecisa, poco chiara o addirittura palesemente sbagliata è fisiologico che essa diventi indeterminata. Chi applica la norma tenderà ad attuarla in modo personalizzato scegliendo la strada più conveniente per i propri scopi o interpretando la norma stessa nelle varie opzioni ragionevolmente possibili, alimentando in tal modo la non interoperabilità delle soluzioni nell’ambito della digitalizzazione.

E più l’interpretazione riguarda elementi di dettaglio e in maggior misura è complesso individuare il problema e correggerlo senza dover collidere con situazioni già consolidate e oggettivamente impossibili da riportare all’interno di una regola (magari nel frattempo corretta o chiarita). La situazione è complicata da varie decine di regole tecniche. Queste sempre di più sono obsolete a causa del loro fisiologico degrado temporale, confuse, sbagliate, contraddittorie e soprattutto troppe.

La contraddizione o l’errore le rende applicabili in modo personalizzato e quindi poco efficace ai fini della cruciale interoperabilità tra sistemi, ma anche dell’omogeneità nell’applicazione della normativa tecnica. A questo non tranquillizzante scenario si aggiunge anche una recente nuova tendenza delle pubbliche amministrazioni a legiferare con circolari a atti secondari di rango comunque inferiore anche ai decreti tecnici e a maggior ragione alle norme primarie.

Questo aumenta il livello di indeterminazione, conseguente incertezza della regola e naturale conseguenza finale l’inutilità della regola stessa.

Lo stato dell’arte

Il primo gennaio 2006 entrò in vigore il Codice dell’amministrazione digitale noto a tutti gli operatori di settore come CAD. Nell’art. 71 di questo decreto si introduceva il concetto di regola tecnica ovvero di un provvedimento normativo che era indispensabile per la reale attuazione di quanto, tecnologicamente neutro, era stabilito nella norma primaria, il CAD, appunto.

Alla data di scrittura del presente articolo si è raggiunto il decimo compleanno del CAD festeggiato il 1 gennaio 2016.

Nell’ambito della nuova riforma della pubblica amministrazione è in corso di elaborazione una nuova versione del CAD che si trova ad incrociare sul proprio cammino anche il nuovo Regolamento europeo n. 910/2014 (questo provvedimento è in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE) che ha impatti importanti sul nuovo testo normativo in elaborazione.

In questo momento storico il numero delle regole tecniche di settore è elevato. Esse prodotte con vari strumenti normativi secondari sono circa cinquanta (comprese le Linee Guida e le circolari).

La necessità di coordinare le regole tecniche nazionali scaturite dal CAD con il Regolamento eIDAS 910/2014, il nuovo profilo semplificato di emissione delle regole tecniche stabilito nel nuovo CAD a favore dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), può aprire un circuito virtuoso di semplificazione che dovrebbe condurre ad un testo unico delle regole tecniche del Codice dell’amministrazione digitale. E’ utile aggiungere anche che tutte le regole tecniche stabilite ai sensi del Regolamento eIDAS saranno emesse dagli enti di standardizzazione dell’UE (CEN e ETSI), quindi diventa fondamentale il loro coordinamento con norme italiane che sono molto avanzate e complesse. Questo coordinamento evita il rischio di norme contraddittorie o non equilibrate con lo scenario nazionale anche se non contrarie alle regole europee.

Possibili approcci e soluzioni

Peraltro non basta unificare, correggere e semplificare, ma serve anche spiegare le regole e aiutare i fruitori delle regole a collocare le stesse correttamente negli scenari di utilizzo. Quindi è ragionevole un’altra innovazione oltre a quella di natura semplificativa, che è quella di un testo normativo unico per le regole tecniche del CAD. Questo testo unico sarebbe un preziosissimo strumento per gli stakeholder che oggi sono sempre alle prese con il dubbio se la regola tecnica esiste, se è l’ultima o se addirittura è unica.

La situazione è in fase di palese divergenza. La complessità del sistema ha raggiunto livelli tali da richiedere interventi decisi nella semplificazione e applicazione delle regole tecniche del CAD. Tale applicazione poi altro non è che la base per l’interoperabilità dei sistemi e delle banche dati e per un equilibrato e corretto metodo di applicazione delle norme da parte di cittadini, imprese e pubblica amministrazione.

Se interoperabilità e ovviamente anche l’usabilità dei sistemi sono elementi cruciali nell’Agenda Digitale Italiana un complesso di norme tecnico/giuridico affidabili, chiare e stabili è anch’esso cruciale. I fatti dimostrano che abbiamo perso il controllo e che bisogna intervenire rapidamente (anche per le obbligatorie regole comunitarie legate al Regolamento eIDAS). E la confusione non aiuta l’innovazione.

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