Cloud transformation nella PA: come definire roadmap e strategia

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Il Cloud è la strategia del futuro e la possibilità di adottare tecnologie che possano offrire soluzioni ibride è un vantaggio impagabile. La Cloud transformation deve sapersi adattare alle molteplici realtà, che vanno dai piccoli Comuni alle grandi Amministrazioni centrali, consentendo una migrazione rapida ma graduale

28 Aprile 2021

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La popolarità del Cloud è cresciuta nel corso del 2020, come indica l’incremento del 21% del mercato italiano segnalato dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano; questo andamento riguarda tutti i settori e tutte le dimensioni di organizzazione, pur con alcune significative diversificazioni. È ad esempio interessante segnalare l’adesione particolarmente convinta al modello Cloud da parte delle grandi imprese, l’11% delle quali non ha più un datacenter di proprietà. Anche la Pubblica Amministrazione, con la Sanità responsabile dell’8% della spesa Cloud totale, ha risposto all’emergenza Covid adottando soluzioni Cloud, soprattutto in ambito Collaboration e Gestione Documentale, per garantire la continuità dei servizi.

Il Cloud da soluzione emergenziale a strategia per la trasformazione digitale

ll complesso contesto con il quale oggi ci confrontiamo impone agilità, capacità di adattamento e cambiamento lungo tutti i passaggi in cui si snodano ed evolvono le iniziative della Pubblica Amministrazione. Oggi più che mai la modernizzazione e l’agilità dell’IT passano attraverso il modello Cloud, con l’ambizione non solo di ridurre i costi (il che indirizza l’obiettivo di trasformazione degli investimenti da Capex a Opex), ma soprattutto di rendere la struttura tecnologica sempre più agile, flessibile e capace di evolversi rispetto alle nuove richieste che arrivano dai cittadini e dalle imprese.

Il Cloud è la strategia del futuro e la possibilità di adottare tecnologie che possano offrire soluzioni ibride – sposando questa progressiva trasformazione, ma allo stesso tempo mantenendo e valorizzando gli investimenti che si sono fatti fino ad ora sul mondo on-premise – è un vantaggio impagabile.

Non a caso le più recenti scelte del Governo in merito alla trasformazione della PA ribadiscono, come già indicato nel Piano Triennale (2019-21) per l’Informatica, il concetto Cloud first per l’evoluzione delle infrastrutture della PA. Questo principio impone alle Amministrazioni di considerare il Cloud come un’opzione prioritaria nella realizzazione di nuovi progetti digitali con l’obiettivo strategico di creare un Cloud della PA, basato su due pilastri: le infrastrutture dei Poli Strategici Nazionali e il Cloud pubblico.

Cloud transformation e “Data transformation”

La Cloud transformation porta quasi sempre con sé anche una esigenza di “Data transformation”, ovvero l’esigenza di governare, gestire e proteggere i dati. A seconda dell’infrastruttura e del volume dei dati, il processo può richiedere un team di esperti e significativi costi di infrastruttura per quanto riguarda l’aspetto tecnico. La trasformazione dei dati non è un processo unico, non si esaurisce in una sola fase, comprende numerose attività come la conversione e la normalizzazione, la loro ‘pulizia’ (rimuovendo i dati nulli o duplicati) e la loro aggregazione, impostando quindi le regole di trasformazione.

Per quanto riguarda, in particolare, la protezione dei dati, nella Pubblica Amministrazione la questione assume un valore al di là del puro schema di confidenzialità, perché ci sono in gioco elementi oggettivi di salvaguardia dei cittadini e delle imprese. L’insieme della normativa Europea e nazionale, come anche le recenti sentenze della Corte di Giustizia Europea, richiedono ai responsabili dei dati delle Amministrazioni, nel momento in cui si affrontano progetti di cloud transformation, una consapevolezza nuova e un rapporto diverso con i fornitori di tecnologia.

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Quale roadmap per le PA che migrano in Cloud

I vantaggi del Cloud sono “inequivocabili”, ma le Amministrazioni Pubbliche si trovano di fronte a un problema: valutare come dare linfa a un processo evolutivo (finalizzato all’incremento di velocità, differenziazione e capacità di erogare servizi a cittadini e imprese), senza però vedersi costrette a fare una scelta radicale e per certi versi “disruptive”. Nasce l’esigenza di una flessibilità nel poter disegnare ed impostare una roadmap di spostamento verso il Cloud che sia compatibile con le specifiche esigenze delle amministrazioni e che consenta di approcciare il nuovo mondo riducendo al minimo sia i costi sia i rischi legati a una migrazione in Cloud delle applicazioni mission-critical (che poi sono il vero cuore pulsante delle Amministrazioni).

Cloud transformation della PA: verso un modello “ibrido”

In modo analogo a quanto sta avvenendo presso le imprese private, anche il modello dell’IT che si sta delineando all’interno della PA sarà ibrido, con la necessità di integrare le risorse on-premise con quelle esternalizzate, in Cloud Pubblico, Privato o di Community. L’esigenza è dunque di individuare soluzioni ibride, che consentano una progressiva trasformazione senza cancellare il mondo on-premise, destinato almeno per un certo periodo a rimanere. Le soluzioni Cloud devono sapersi adattare alle molteplici realtà, che vanno dai piccoli Comuni alle grandi Amministrazioni centrali, consentendo una migrazione rapida ma graduale.

La Cloud transformation deve avvenire in piena aderenza alle strategie architetturali complessive delle PA, con la libertà di scegliere le soluzioni migliori tra tutte le opzioni presenti sul mercato. Scegliere quindi soluzioni che possano essere fruite indifferentemente da Cloud Pubblico, Cloud Privato, On-prem. Un approccio Cloud-agnostic preserva la libertà di scelta delle Amministrazioni mantenendo la più ampia competizione sul mercato.

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