Dall’atto al “dato giuridico”: non solo risparmi, ma anche investimenti

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Dal 31 marzo 2016 il processo esecutivo è completamente telematico: il fascicolo nasce informatico e nessun atto cartaceo può essere depositato. Questo significa avere aggiornamenti in tempo reale sullo stato delle proprie procedure, arricchire il patrimonio informativo del credito ai fini della cessione e della corretta individuazione del prezzo

17 Giugno 2016

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Antonio Labate, avvocato, Gruppo Informatico di Presidenza COA Roma

La rivoluzione digitale della PA ha effetti molto ampi. Passare dalla fascicolo cartaceo al fascicolo informatico consente una gestione più rapida, accesso illimitato e risparmi. Consente al contempo di gestire una quantità di dati in maniera assolutamente automatica anche a fini statistici.

Nel mondo della giustizia questo radicale cambiamento sta portando alla luce una serie di possibilità di utilizzo del dato, prima impensabili. Si possono fare, in tempo reale, fotografie sullo stato dei giudizi nei vari tribunali. E’ possibile conoscere l’orientamento giurisprudenziale di un determinato Distretto di Corte di Appello, sapere quanto è stato versato a titolo di spese di giustizia. Tutto questo è possibile perché oltre al tradizione documento che siamo abituati a vedere in formato A4, il documento digitale nel momento del suo deposito è corredato dal dato che in maniera automatica popola i registri di cancelleria. Prima quando andavamo ad iscrivere a ruolo un decreto ingiuntivo compilavamo a penna la nota d’iscrizione e in cancelleria in maniera manuale procedevano al c.d. data entry.

Tradotto in tempo, sulla cancelleria di Roma, circa un mese. Poi si è avuta la nota d’iscrizione con il codice a barre, oggi con la NIR (nota d’iscrizione del processo telematico) la parte inserisce il dato e al momento dell’accettazione da parte del cancelliere della busta telematica, questo viene inserito, in automatico, nel registro di cancelleria. Entra a far parte del patrimonio del fascicolo informatico il nome e cognome della parte, il codice fiscale, dell’avvocato, della controparte, le ragioni di credito; man mano si aggiorna degli atti e dei provvedimenti del giudice, sempre in formato elettronico.

Emesso il decreto ingiuntivo si riceve una pec e le copie del provvedimento, se non esecutivo, possono essere autenticate direttamente dell’avvocato. Quando ho iniziato la professione il mio dominus mi mandava ogni giorno in cancelleria per controllare l’emissione dei decreti ingiuntivi, a richiedere le copie e a ritirarle. Oggi tutto questo è automatico e lo si fa senza recarsi in tribunale.

Dal 31 marzo 2016 il processo esecutivo è completamente telematico. Il fascicolo nasce informatico e nessun atto cartaceo può essere depositato. Questo significa che tutto il “patrimonio informativo” non è più ricavabile dalla carta, ma è già dato informatico. Si è passati dall’atto giuridico al dato giuridico.

Oltre ai benefici poc’anzi ricordati vi è un altro aspetto sul quale le banche e i maggiori servicer stanno cominciando a muoversi. La possibilità di integrazione delle proprie piattaforme informatiche con i dati estratti dai registri informatici per le pratiche di loro pertinenza. Questo significa avere aggiornamenti in tempo reale sullo stato delle proprie procedure, arricchire il patrimonio informativo del credito ai fini della cessione e della corretta individuazione del prezzo, aiutare il Paese a liberarsi del fardello dei 200 miliardi di euro di sofferenze che pesano sui bilanci degli istituti di credito.

Nell’ambito della mia attività professionale partecipo a questi progetti e si passa dallo scetticismo iniziale allo stupore finale. Poter disporre, in tempo reale, degli elementi essenziali che compongono la valutazione di un immobile, il numero dei creditori intervenuti in una procedura, l’importo del loro credito e le garanzie sottese, oggi può avvenire in maniera assolutamente automatica.

In altre parole gestire il dato certificato dal Ministero Giustizia, perché contenuto all’interno dei registri informatici, consente agli analisti di fare previsioni molto accurate, alle banche di fare accantonamenti precisi e agli investitori di NPL di gestire al meglio il mercato di questi crediti. La rivoluzione digitale, pertanto, non solo consente solo risparmi ma anche investimenti.