Ecco come la Pec ha cambiato la vita di un avvocato: una rivoluzione sottovalutata

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La scelta di eliminare le notifiche cartacee a favore della PEC ha prodotto, non solo un risparmio in termini economici di circa €60M annui e di ore lavorative per la gestione delle relate di notifica cartacee e relativo inserimento nel fascicolo, ma anche la possibilità di avere sempre la situazione dei giudizi sotto controllo

8 Febbraio 2016

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Antonio Labate, avvocato

Sono in treno; ore 8.10. La suoneria è bassa per rispettare gli altri viaggiatori. Il led rosso mi segnala l’arrivo di una mail. Apro la posta e dal Giudice di Pace di Verbania mi comunicano il rinvio di una udienza istruttoria allegandomi il verbale. Leggo con attenzione e non solo noto con piacere che l’udienza si è svolta da pochi giorni, ma controllo le deduzioni che ho comunicato al mio sostituto d’ udienza e con un altro “invio” trasmetto il tutto al mio cliente.

La scelta di eliminare le notifiche cartacee a favore della PEC ha prodotto, non solo un risparmio in termini economici di circa €60M annui – senza considerare il risparmio immenso in termine di ore lavorative per la gestione delle relate di notifica cartacee e relativo inserimento nel fascicolo – , ma anche la possibilità di avere sempre la situazione dei propri giudizi sotto controllo.

Tribunale, Corte di Appello, Cassazione, Giudice di Pace e Processo Tributario da alcune settimane: la giustizia in mobilità. I moderni smartphone consentono la gestione della posta elettronica certificata e dal momento che l’avvocato per poter operare nel mondo del processo telematico deve avere il proprio indirizzo PEC inserito nel Reginde, il cerchio è chiuso.

La PEC inoltre ha consentito una rivoluzione in termini di domiciliazione. Il domiciliatario, tecnicamente, era l’avvocato il cui studio si trovava nella sede del tribunale ove pendeva la causa. Questo per consentire agli ufficiali giudiziari di “portare” i biglietti di cancelleria ovvero di notificare e/o comunicare detti atti nell’ambito del circondario. La notifica è telematica come il domicilio. Dopo alcuni chiarimenti della Suprema Corte e successivamente del legislatore, è chiaro che non è più necessario domiciliarsi presso un luogo fisico.

Questo passaggio che al momento, ritengo, non sia stato percepito nella sua interezza ha aperto il mercato dei legali o forse sarebbe più corretto dire che l’ha limitato. Con l’aiuto della tecnologia e la corsa al ribasso nelle tariffe soprattutto da parte dei grandi clienti, la concentrazione di grandi pacchetti di pratiche è assolutamente possibile. Quindi il domiciliatario in senso tecnico del termine, collettore di notifiche, esecutore di adempimenti di cancelleria e sostituto d’udienza ha lasciato il posto a quest’ ultimo. Sia le notifiche che gli adempimenti di cancelleria possono essere fatti a distanza con una business key e un redattore atti.

Con la giustizia ormai si interagisce in mobilità grazie anche al Portale dei Servizi Telematici che offre tutte le informazioni sui procedimenti in corso. Come spesso accade quando affrontiamo un cambiamento e lo troviamo utile dimentichiamo, quasi per magia, quanto avveniva prima. Può capitare pertanto che alcuni colleghi si lamentino per un blocco temporaneo al sistema, per la mancata apertura di una busta telematica da parte della cancelleria. Viene da sorridere da parte di chi, con me e come me, ha impiegato anni a spiegare l’utilità del sistema schernito con l’intramontabile certezza della carta. Il mondo cambia, la società che capitalizza di più al mondo non vende materie prime, ma è Google. In Italia la tecnologia ha abbracciato in maniera ben strutturata il mondo della giustizia. I risparmi sono evidenti e gli orizzonti illimitati.

Sono le 8.30 un mio collega mi ha appena notificato un’opposizione a decreto ingiuntivo. La corredo di parere e la trasmetto alla cliente. Questo mi impedisce di continuare a scrivere. Il processo telematico, invece, non si arresta.

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