Ecco le cinque condizioni per un vero Sistema di connettività pubblica (dopo 15 anni di errori)

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I requisiti che non potevano essere soddisfatti nel 2000 possono esserlo ora e realizzarle rappresenta un prerequisito per lo sviluppo della Agenda digitale italiana: è necessario integrare in un nuovo progetto SPC-CooP gestito centralmente e a valenza sistemica anche tutte le attività necessarie a realizzare gli obiettivi del piano del 2000

15 Giugno 2016

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Alessandro Osnaghi, Università di Pavia

Sui numerosi errori fatti negli ultimi 15 anni nella definizione e nella implementazione delle soluzioni tecniche e organizzative per supportare l’interoperabilità tra i sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni partendo, nella seconda metà degli anni 90, dalla implementazione della RUPA (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione) fino alla realizzazione,nella seconda metà degli 2000, di SPC e SPC CooP, è intervenuto magistralmente il prof. Alfonso Fuggetta con numerosi scritti che tutti coloro che operano nella informatizzazione della Pubblica amministrazione dovrebbero conoscere:

  1. Fuggetta:”Sulla strategia Pa digitale il rischio è ripetere i vecchi errori: eccoperché”
  2. L’urgenza di un cambio di paradigma
  3. Brevestoria di interoperabilità e modelli strategici per la PA — Medium
  4. SPC, nientedi fatto: l’urgenza di un cambio di paradigma. Ecco come

Che l’ interoperabilità e l’integrazione tra le applicazioni dei sistemi di back end delle amministrazioni sia un requisito ed un componente essenziale per ogni strategia di e-government è sicuramente evidente a chiunque nella Pubblica Amministrazione sia dotato di nozioni informatiche anche elementari.

Così già nel 1996 lo studio di fattibilità della RUPA prevedeva la presenza di servizi di integrazione (da allora chiamata cooperazione applicativa) per realizzare l’interazione diretta end – to – end tra i sistemi di back-end delle amministrazioni. Eppure, per quanto possa sembrare incredibile, le prime implementazioni della RUPA non prevedevano neppure la connettività tra pari dei sistemi connessi alla rete e questa limitazione fu mantenuta ancora nei primi anni 2000 e si dovette arrivare alla seconda metà degli anni 2000 per disporre almeno sulla carta di funzionalità e servizi a supporto della integrazione e furono introdotti i servizi di SPC e SPC- CooP.

Non mi sembra utile discutere qui il come e il perché le modalità in cui questi servizi sono stati introdotti ne abbiano determinato il fallimento non solo tecnico ma anche organizzativo. Lascio l’analisi di tutte le negatività ai citati articoli del Prof. Fuggetta, che totalmente condivido e di cui supporto la proposta di promuovere urgentemente un cambio di paradigma.

Preferisco discutere una proposta progettuale che giustifichi l’esistenza di una rete della pubblica amministrazione italiana che non si identifichi semplicemente con Internet. Se infatti i server di back-end delle amministrazioni non avessero la necessità di interoperare tra loro ma solo con i rispettivi server di front-end, non sarebbe giustificata l’esistenza di una rete della pubblica amministrazione distinta dalla rete Internet e neppure lo sviluppo di servizi di cooperazione applicativa.

Sempre grazie al prof. Fuggetta sono stati riportati alla luce gli obiettivi del piano di e-government del giugno 2000, predisposto e finanziato dal Governo Amato, e specificate le condizioni abilitanti necessarie alla sua realizzazione:

Per la sua realizzazione si renderanno necessarie alcune condizioni abilitanti, tra cui principalmente:

  • che tutte le amministrazioni e gli enti siano dotati di un sistema informativo progettato non solo per l’automazione delle funzioni e delle procedure interne della amministrazione e per l’erogazione di servizi ai propri utenti, ma anche per l’erogazione di servizi direttamente ai sistemi informatici delle altre amministrazioni ;
  • che tutti i sistemi informativi di tutte le amministrazioni siano connessi tramite una rete tra pari, senza gerarchie che riflettano sovrastrutture istituzionali o organizzative. Le limitazioni ed i vincoli all’interazione tra i sistemi dovranno derivare solo dalla natura dei servizi da erogare.
  • che tutte le amministrazioni che svolgono un ruolo di back-office, cioè che per ragioni istituzionali possiedono archivi contenenti informazioni necessarie alla erogazione di servizi propri, ma anche di servizi di amministrazioni terze, rendano accessibili senza oneri i propri servizi sulla rete a tutte le amministrazioni che svolgono un ruolo di front-office , per consentire loro la erogazione del servizio senza richiedere al cittadino informazioni già in possesso della Amministrazione;
  • che le amministrazioni di front-office realizzino una integrazione dei servizi delle amministrazioni di back-office per fornire servizi integrati secondo le esigenze del cittadino e non secondo l’organizzazione delle amministrazioni eroganti .
  • che l’identificazione (autenticazione) del richiedente il servizio, cittadino o impresa, e la verifica delle sue autorizzazioni, avvengano secondo una modalità uniforme su tutto il territorio nazionale utilizzando mezzi di identificazione indipendenti dal servizio richiesto allo scopo di garantire la possibilità di accesso ad ogni servizio in ogni luogo. A questo fine verrà utilizzata la carta di identità elettronica come strumento privilegiato di accesso a tutti i servizi della pubblica amministrazione.

Si tratta di requisiti abilitanti di assoluta rilevanza anche per l’Agenda digitale attuale del paese.

Non ho difficoltà ad ammettere che a causa della tecnologia allora disponibile si trattava di una fuga in avanti perché alla fine degli anni 90 e fino alla prima metà degli anni 2000, l’integrazione applicativa era possibile solo utilizzando le tecnologie proprietarie di un unico fornitore e naturalmente questo vincolo tecnologico costituiva un barriera insuperabile nel contesto della pubblica amministrazione anche se ancora oggi conformarsi a SPC CooP comporta per le amministrazioni l’uso di componenti e protocolli proprietari.

Tuttavia dalla seconda metà degli anni 2000 sono disponibili soluzioni di integrazione basate su standard industriali offerte da una pluralità di fornitori e infatti il CAD del 2005 poteva abilitarne anche giuridicamente l’uso.

Oggi esistono nuovi modelli e nuove tecnologie a supporto della cooperazione applicativa ed è quindi necessario verificare l’ opportunità di mantenere soluzioni in parte obsolete, in considerazione del fatto che si contano sulle dita di una mano, seppure esistenti, i casi di utilizzo di SPC CooP da parte delle amministrazioni.

Le condizioni e i requisiti che non potevano essere soddisfatti nel 2000 possono esserlo ora e realizzarle rappresenta un prerequisito per lo sviluppo della Agenda digitale italiana. Per questo è necessario integrare in un nuovo progetto SPC-CooP gestito centralmente e a valenza sistemica anche tutte le attività necessarie a realizzare gli obiettivi del piano del 2000.

In pratica si tratta di realizzare, dopo 16 anni persi, le soluzioni informatiche che consentono alle amministrazioni procedenti di reperire tutte le informazioni già in possesso di una amministrazione certificante senza chiedere al cittadino che le procuri in forma di certificati.

La totale eliminazione dei certificati e anche delle autocertificazioni, che sono una cura peggiore del male ,è certamente un risultato che i cittadini potranno apprezzare.

Le amministrazioni certificanti cioè depositarie di dati e informazioni sui cittadini piuttosto che fornirle al cittadino sotto forma di certificati attraverso il proprio sistema di front-end, dovranno renderli disponibili sotto forma di servizi direttamente ai sistemi di back-end delle amministrazioni procedenti per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali.

Un simile progetto concettualmente semplice presenta tutte le caratteristiche tecniche ed organizzative e gestionali di un progetto a valenza sistemica in quanto deve interessare in prima istanza tutte le amministrazioni certificanti e successivamente tutte le amministrazioni procedenti e richiede in particolare la esecuzione di una serie di attività che allo stato delle cose le istituzioni e le strutture del governo non sono attrezzate per svolgere.

Si dovrà provvedere:

  • allo sviluppo e gestione dei nuovi servizi di SPC CooP;
  • alla specificazione di tutti i servizi (API) di certificazione;
  • al finanziamento e coordinamento delle attività di sviluppo ed esposizione dei servizi da parte di tutte le amministrazioni certificanti;
  • al finanziamento e coordinamento degli sviluppi delle nuove procedure delle amministrazioni procedenti;
  • al Project Management

In un contesto in cui è assente una strategia condivisa e di collaborazione tra le amministrazioni e gli enti appare remota la possibilità di raggiungere il risultato in un tempo finito. Ma se non verranno create le condizioni costituzionali e le istituzioni capaci di portare a compimento progetti di questa natura difficilmente potremo confrontarci ed essere competitivi a livello internazionale.