FORUM dell’Innovazione Nord-Est: un commento a caldo

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Una giornata di lavoro intensa e proficua quella di ieri 19 ottobre. Villa Contarini, splendida villa palladiana del ‘500, a Piazzola sul Brenta è stata la cornice all’interno della quale si è aperto il ciclo di 5 incontri del FORUM DELL’INNOVAZIONE.

20 Ottobre 2009

Articolo FPA

Una giornata di lavoro intensa e proficua quella di ieri 19 ottobre. Villa Contarini, splendida villa palladiana del ‘500, a Piazzola sul Brenta è stata la cornice all’interno della quale si è aperto il ciclo di 5 incontri del FORUM DELL’INNOVAZIONE.

Sul sito sono già disponibili i materiali presentati e nei prossimi giorni avrete la possibilità di leggere il resoconto dettagliato e analitico dei contributi portati dai 49 relatori, intervenuti nelle 9 ore di lavoro, e delle oltre 40 esperienze concrete di innovazione raccontate. Per il momento eccovi una veloce sintesi.

La sessione della mattina si è aperta con due interventi istituzionali. Il governatore Galan ha mostrato di apprezzare la scelta della propria Regione come sede per la prima tappa del FORUM DELL’INNOVAZIONE, prendendola come il riconoscimento dell’eccellenza che il Veneto ha saputo raggiungere in tema di amministrazione, assistenza socio sanitaria, innovazione e ricerca, economia e governance. Il lungo intervento del ministro Brunetta ha, invece, fatto il punto su tutte le iniziative in corso e sottolineato che: “L’Italia ha due grandi gap rispetto agli altri paesi industrializzati: uno sulle infrastrutture ed uno sulla pa. Il mio impegno e quello delle strutture del mio Ministero – ha detto Brunetta – è quello di azzerare il gap relativo alla pa.”

Le leve del Ministro per raggiungere questo obiettivo sono: trasparenza, lotta ai fannulloni, responsabilità dei dirigenti, merito. Leve da attuare attraverso una serie di strumenti tecnologici, normativi ed organizzativi che sono gli elementi di tutte le iniziative prese in questi 16 mesi di governo.

La mattinata è poi seguita con una tavola rotonda il cui nodo centrale era l’innovazione circolare, ossia il processo dialettico tra centro e periferia che dovrebbe riuscire a portare a sistema l’innovazione che nasce sul territorio, per rispondere a problemi concreti del vivere quotidiano, ma che ha bisogno di economie di scala e di un quadro di regole certo all’interno di cui muoversi per incidere sul sistema paese.

In sostanza il dibattito è giunto ad individuare due obiettivi centrali che una buona governance dell’innovazione condivisa tra centro e periferia dovrebbe perseguire per essere veramente incisiva: da una parte una responsabilità sociale del territorio (guarda l’intervista a Pietro Luigi Giacomon) che spinga gli attori locali a farsi carico dell’innovazione come di una responsabilità da assumersi in prima persona per garantire al tessuto sociale ed imprenditoriale condizioni di sviluppo e dall’altra la necessità di grandi priorità nazionali, i famosi progetti paese che siano in grado di spingere l’acceleratore in maniera decisa in alcuni settori strategici concentrando le energie e riducendo sovrapposizioni, duplicazioni e sprechi. Due esigenze divergenti, dunque, dare spazio al fermento locale o concentrare le risorse al centro perseguendo l’efficienza in maniera dirigistica?

Una governance dell’innovazione efficace e, quindi, condivisa dovrà muoversi in questa tensione, avendo come primo obiettivo quello dell’ascolto.

Ma ascoltare non è semplice ed occorre anche individuare i temi sui cui il territorio è in grado di dare suggerimenti. Chiamati ad indicare questi temi i relatori hanno individuato: