Governance by data: il caso del “Digital Information Hub” di ARIA Spa - FPA

Governance by data: il caso del “Digital Information Hub” di ARIA Spa

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Un polo unico di raccolta di tutti i dati, da quelli socioassistenziali e sanitari e quelli legati al mondo del lavoro, che metta a disposizione questa conoscenza a tutti gli stakeholder (centri di ricerca, ospedali, università, ma anche industrie e startup), al fine di governare al meglio le politiche della Regione Lombardia, migliorare il sistema degli acquisti, potenziare il sistema decisionale e ottimizzare la spesa pubblica. Si tratta del Digital Information Hub realizzato da ARIA Spa, tra i finalisti del “Premio Agenda Digitale 2020”

4 Marzo 2021

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Mauro Tommasi

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Photo by Franki Chamaki on Unsplash

Quando parliamo di innovazione nella Pubblica Amministrazione non parliamo solo di innovazione tecnologica: l’introduzione di strumenti di ultima generazione deve essere sempre accompagnata da un’innovazione di tipo organizzativo, un vero e proprio cambiamento culturale a livello di processi e servizi. È importante prendere spunto da chi questo concetto di modello organizzativo e tecnologico lo ha messo in pratica già prima che l’emergenza pandemica rivelasse al mondo l’importanza del digitale. È il caso del Digital Information Hub (DIH) ideato dall’Agenzia Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti (ARIA Spa), società in-house di Regione Lombardia, che consiste in un’unità specializzata di data governance e data analytics con il compito di elaborare e mettere a disposizione di tutti gli stakeholder dati utili, ottenuti tramite strumenti idonei a garantirne la sicurezza e la fruibilità sia da parte della PA lombarda, sia del mercato in caso di necessità di pubblico interesse.

Massimizzare la qualità dei processi e servizi regionali

“Il Digital Information Hub deve essere visto come la piattaforma tecnico/organizzativa abilitante dell’ecosistema di istituzioni che sviluppano conoscenze a partire dal patrimonio informativo della Regione” sottolinea Antonio Barone, Dirigente Responsabile del DIH di ARIA Spa.

Più nello specifico, il DIH è un modello innovativo che consente l’accesso al patrimonio informativo regionale da parte degli enti di ricerca, delle università italiane ed internazionali e degli enti del sistema regionale per progetti di ricerca di carattere scientifico. Questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che la trasformazione digitale basata sui dati sia il metodo migliore per massimizzare la qualità dei processi e dei servizi regionali, in tutti gli ambiti. L’obiettivo, dunque, è quello di spingere l’organizzazione verso il potenziamento della Data Governance in ottica di supporto alle decisioni regionali, fornendo informazioni utili alle attività di indirizzo, programmazione e controllo delle politiche, con particolare attenzione alle operazioni di monitoraggio dei servizi sanitari.

Come funziona il Digital Information Hub

In conformità con la normativa di privacy vigente, il DIH garantisce dati completi costantemente aggiornati e di qualità riguardanti più di 10 milioni di cittadini, con annessi strumenti di analisi e/o servizi di configurazione di ambienti di lavoro dedicati all’analisi degli stessi. Questi dati, provenienti da diverse fonti in stato ancora grezzo, vengono inizialmente raccolti in linea con la normativa, per poi essere successivamente inseriti in DATAKit che, su richiesta specifica dell’ente interessato, vengono caricati e messi a disposizione per analisi ed elaborazioni.

Numeri e costi dell’iniziativa

Il servizio conta oltre 20 enti accreditati tra università ed enti sanitari pubblici e privati, oltre che essere utilizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I progetti attivati sono oltre 40, di cui 15 in ambito COVID. Le risorse stanziate per la realizzazione dell’iniziativa arrivano da fondi europei e fondi regionali, per un totale di circa 5 milioni di euro all’anno fra investimenti, costi ricorrenti e attività professionali.

La parola chiave del futuro è ampliare

Per supportare un progetto di questo tipo sono necessarie buone politiche di change management, a partire dai piani di formazione fino alla creazione di gruppi di lavoro specializzati, per dominare le difficoltà derivanti dal coinvolgimento di un numero di attori così ampio ed eterogeneo, oltre che dall’utilizzo di tecnologie avanzate.

In prospettiva, si guarda alla possibilità di replicare tale modello tecnico-organizzativo in altri territori o magari anche a livello nazionale, partendo dalla consapevolezza che l’evoluzione di un servizio come il DIH è legata alla disponibilità di un sempre maggiore flusso di dati, derivante da potenziamenti tecnologici o da un ulteriore allargamento degli enti coinvolti.

A proposito di ciò Barone ha le idee chiare: “La declinazione della data governance in ambito istituzionale sarà una delle sfide più decisive della PA digitale del futuro. Contemperare i benefici delle analisi data-driven in ambito pubblico con il governo delle regole e dei processi alla base di tali analisi diventerà un asset sempre più essenziale. Il DIH va in questa direzione.”