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I giovani propongono il fare

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Come uscire dall’attuale crisi economica? L’analisi e la proposta di Idiano D’Adamo, uno dei vincitori dell’edizione 2008 del Premio TesiPA (organizzato dal Consorzio NuovaPA e dedicato al tema dell’innovazione nella pubblica amministrazione). Con un’attenzione particolare alla questione energetica.

“Agire oggi per il benessere di domani” è l’unico metodo per far fronte alla crisi che si è abbattuta sul sistema economico spazzando via i progetti di tante famiglie ed imprese. La situazione può cambiare percorrendo due strade: da un lato stimolare il consumo, per il quale è necessario creare opportunità occupazionali, e dall’altro ridurre gli enormi costi dovuti ad un non efficace utilizzo delle risorse.

14 Aprile 2009

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Idiano D'Adamo

Articolo FPA

Come uscire dall’attuale crisi economica? L’analisi e la proposta di Idiano D’Adamo, uno dei vincitori dell’edizione 2008 del Premio TesiPA (organizzato dal Consorzio NuovaPA e dedicato al tema dell’innovazione nella pubblica amministrazione). Con un’attenzione particolare alla questione energetica.

“Agire oggi per il benessere di domani” è l’unico metodo per far fronte alla crisi che si è abbattuta sul sistema economico spazzando via i progetti di tante famiglie ed imprese. La situazione può cambiare percorrendo due strade: da un lato stimolare il consumo, per il quale è necessario creare opportunità occupazionali, e dall’altro ridurre gli enormi costi dovuti ad un non efficace utilizzo delle risorse.


Guarda l’intervista a Idiano D’Adamo

Costi del non fare
Quanti di noi pensano a cosa avrebbero potuto fare in determinate situazioni? C’è chi si pente, chi al contrario è orgoglioso delle sue scelte. Posizioni differenti e non giudicabili. Quanti progetti di opere pubbliche hanno subito ritardi o non sono mai stati realizzati? Quanto ci è costato? Possiamo esprimere un giudizio in merito?
La portata degli investimenti e l’impatto ambientale delle opere sono aspetti importanti, ma altrettanto peso spetta alla loro mancata realizzazione. Infatti se un progetto, alla luce dell’Analisi Costi Benefici, mostra un valore positivo, la sua mancata realizzazione comporta costi per la collettività, in quanto il cittadino non potrà fruire del beneficio conseguente.
Lo Studio Agici ha proposto dei dati estremamente interessanti quantificando tali costi: 14 milioni di Euro persi nel 2005-2008 (Viabilità ferroviaria 21%, Viabilità autostradale 32%, Rifiuti 29%, Energia 18%) e 250 milioni di Euro che si perderanno nel 2008-2020 (Viabilità ferroviaria 38%, Viabilità autostradale 43%, Rifiuti 9%, Energia 10%).
I suddetti valori sono delle sottostime, in quanto sono stati calcolati senza considerare le opportunità che un progetto crea e distrugge, valutabili mediante la teoria delle Opzioni Reali.
La carenza dei fondi, la lentezza burocratica, i fenomeni sociali quali il Not In My Back Yard e soprattutto l’immobilismo decisionale sono le cause di tali “costi”.

Situazione attuale
L’Italia sta ripartendo. Non possiamo che annotare con plauso le grandi opere che partiranno nel breve periodo con le somme stanziate dal Cipe, il rigassificatore di Rovigo realizzato grazie alla continuità delle scelte politiche (quindi accettare e proporre il dialogo e non cercare lo scontro), la nomina di commissari che dovranno vigilare su tutte le fasi di realizzazione dell’investimento, i treni ad alta velocità, il termovalorizzatore di Acerra.
Le cose che non vanno sono sotto gli occhi di tutti: strade dissestate, treni vetusti dei pendolari, bollette energetiche più onerose rispetto ai principali paesi europei (circa il 35%), il pieno dell’automobile con il costo della benzina che ti fa pensare che forse occorre una visita oculistica.
L’Italia non ha una sua indipendenza energetica e questo comporta minore potere contrattuale, con conseguenti maggiori costi sostenuti da tutti i cittadini; un handicap che un Paese come il nostro non può permettersi. Si parla con insistenza di fonti rinnovabili, caratterizzate da un impatto ambientale decisamente minore.
Da Wikipedia rileviamo che per produrre il 10% dell’energia elettrica consumata in Italia bisognerebbe investire 240 miliardi di euro in impianti fotovoltaici; mentre la stessa energia verrebbe erogata da 4 reattori nucleari che richiederebbero un investimento di 10 miliardi di euro.

A FORUM PA ’09 lo Zoom PA EnergETICA – Infrastrutture e soluzioni per risparmio energetico e diversificazione delle fonti

Prospettive future
Incentivare il recupero energetico, ovunque esso sia possibile, è uno dei due obiettivi che dobbiamo raggiungere. Del resto l’energia solare, come le altre fonti rinnovabili, sono un dono della natura e quindi occorre usufruirne, ma da sole non bastano a soddisfare le nostre esigenze.
Finalmente si sta procedendo a dare il via libera al nucleare. Tale fonte energetica desta preoccupazione – sono ancora vivi i ricordi di Chernobyl – ma oggi giorno questi reattori presentano uno standard di sicurezza molto elevato. Dobbiamo avere fiducia!
Per il settore dei rifiuti occorrono impianti di compostaggio, termovalorizzatori, ma innanzitutto la raccolta differenziata; per il settore viario e ferroviario distinguere lì dove sono necessari interventi di do minimum e lì dove si richiede il do something (la ricetta “più strade e più ferrovie” non è adatta ad ogni circostanza).  
Al fine di allentare le tensioni sociali, di ridurre gli eccessivi tempi che precedono la realizzazione di un’opera pubblica, di razionalizzare il capitale pubblico occorre urgentemente una metodologia condivisa ed oggettiva per la scelta della localizzazione delle diverse infrastrutture.
Quindi si deve interagire con la popolazione spiegando le diverse tecnologie e ascoltando le loro proposte alternative; ciascuna regione deve dare il suo contributo proporzionato all’utenza; le fonti rinnovabili sono preferibili ma non bastano; il nucleare è necessario per una maggiore indipendenza energetica del Paese.
Un aspetto non va trascurato: questi “progetti” devono essere organici all’ambiente in cui vengono inseriti, si consiglia cioè di investire in termini di design spiegando ai più piccoli che ciò che vedono non sono degli eco-mostri.
Infine penso sia opportuno coinvolgere in questo progetto di cambiamento i giovani: coloro che si sono da poco laureati o stanno ultimando gli studi, caratterizzati da tirocini svolti in tali settori, adatti a lavorare in un team coordinati da illuminanti advisor.
Del resto abbiamo tante idee che vogliamo proporre e le nostre richieste economiche non sono certamente esorbitanti. La Pubblica Amministrazione se la sente di intraprendere questo cammino? Aspettiamo risposte in merito. Questo potrebbe significare davvero dare un futuro a noi giovani.

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